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Giugliano, un muro per isolare gli zingari dalle attività industriali

Un muro di cemento, lungo 450 metri, alto quasi 3, per ‘proteggerè la zona industriale e separarla dai confinanti accampamenti dei rom: non è una misura di stampo razzista, assicurano i promotori dell’iniziativa che mercoledì sarà presentata ufficialmente a Giugliano (NA), anche se “con la realizzazione del muro di cemento si scoraggiano i rom che vivevano prima nell’area industriale” e ai quali venivano addebitati “furti d’acqua con la deviazione di tubature, la manomissione delle cabine elettriche e la continua devastazione delle linee telefoniche per rubare il rame”. Da aprile scorso i rom sono stati spostati dall’interno dell’area industriale alla zona confinante dove si trovano tuttora. Mercoledì nel corso di una cerimonia con i rappresentanti delle istituzioni, verrà “presentato” il muro di cinta che circonda l’area industriale di Giugliano su iniziativa del Cig, il Consorzio presieduto dall’imprenditore Angelo Punzi e raccoglie 45 aziende dei settori dell’elettronica, della farmaceutica e dell’abbigliamento. “Il muro – spiegano i promotori – non è sicuramente la soluzione ai problemi derivati dalla difficile convivenza con la comunità rom che per oltre trent’anni ha ‘sopravvissutò inglobata nel polo industriale di Giugliano con tutte le problematiche connesse ad una promiscuità forzata”. Dopo lo spostamento dei rom, la situazione, sostengono al consorzio sembra migliorata anche se, ma non è chiaro chi siano i responsabili di questi atti, “vi sono ancora colpi di coda con episodi di vandalismo anche in danno di persone come la sassaiola contro gli autisti ed i camion in fila all’impianto di rifiuti Stir, due settimane fa, che ha provocato anche un ferimento”. Punzi, comunque, sottolinea che quello realizzato “non è un muro, ma un normale sistema di recinzione posto a tutela dell’area industriale, come in altre zone analoghe, e sensori antintrusione. E non diciamo certo che tutti gli atti sono stati compiuti dai rom perché ci potrebbero essere altri che si ‘nascondonò dietro questo alibi”. Per l’imprenditore il muro è “solamente di un tassello di un progetto che tende a rilanciare quest’area industriale. Quando ci siamo insediati abbiamo trovato un degrado notevolissimo. Abbiamo fatto sforzi notevoli per avviare un progetto di qualificazione. Oggi, nei viali di ingresso, ci sono i fiori: chi conosce quale era lo stato dell’area sa che è un risultato addirittura straordinario”.

Redazione

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