Roma, Alemanno nomina assessore Rossella Sensi

Il Tar del Lazio ha annullato venerdì 15 luglio la Giunta del Comune di Roma, per mancato rispetto delle «quote rosa». Lo hanno deciso i giudici della seconda sezione, presieduti da Luigi Tosti, i quali hanno accolto i ricorsi proposti dai Verdi di Bonelli, dalle consigliere comunali di Roma di Pd e Sel Monica Cirinnà e Maria Gemma Azuni, e dalle consigliere di Parità della provincia di Roma e della regione Lazio, Francesca Bagni e Alida Castelli. Il sindaco della Capitale ha reagito riequilibrando – almeno parzialmente – nel giro di poche ore la presenza femminile in Comune: Rosella Sensi, ex presidente della As. Roma entra nella giunta Alemanno. Lo ha annunciato lo stesso Alemanno precisando che la Sensi avrà la delega “alla Promozione della città e allo sport”, un incarico specifico “e necessario soprattutto dopo la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020”. Nel presentare il neo assessore, Alemanno ha commentato: “La sentenza del Tar non è giusta ma ne prendo atto e non ci opporremo. Questo è un comune che rispetta le quote rosa”. La nuova giunta sarà insediata lunedì al termine delle consultazioni col PdL ed in seguito ad un rimpasto che sarà comunque necessario, visto che la giunta comunale per legge non può avere più di 12 assessori: quindi, se entra Rossella Sensi dovrebbe necessariamente uscire un assessore dall’attuale formazione dell’esecutivo. Al secondo rimpasto, che darà vita all’Alemanno-ter, si lavorerà in questi giorni. Ma il primo cittadino smentisce le voci di un’uscita del vice sindaco Mauro Cutrufo: «Smentisco il teorema sulla vittima predestinata: la squadra sarà riformata insieme ai vertici del PdL – ha detto Alemanno -, ma non ci sono persone già designate ad uscire”. Se basterà a tacitare le preoccupazioni di chi aveva contestato la composizione della squadra di Alemanno è presto per dirsi. La giunta capitolina che regge l’amministrazione di Roma Capitale, in effetti, comprendeva fino ad oggi una componente femminile – l’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso – ma una sola, su un totale di 11 assessori (12 se si include il vicesindaco Mauro Cutrufo che conserva una delega al Turismo). Dieci uomini e una donna, dunque. Il problema delle quote rosa era stato sollevato più volte, specie in occasione dell’ultimo rimpasto che portò – nel gennaio 2011 – alla sostituzione in primo luogo dell’assessore alle Politiche culturali – al posto dell’uscente Umberto Croppi (Fli), l’attivissimo delegato al Centro storico Dino Gasperini (Pdl) – eppoi di quelli ai Trasporti, all’Ambiente e al Bilancio: fuori Sergio Marchi, Fabio De Lillo, Maurizio Leo. In quell’occasione venne rimossa anche l’assessore alle Politiche scolastiche Laura Marsilio e la “quota rosa” in giunta scese da due a una sola donna. Ora con la Sensi si torna al 9 a 2. Ancora poco, forse. In mattinata si era ventilata la necessità di un nuovo rimpasto, cui lo stesso sindaco della Capitale aveva pensato già a febbraio 2011 quando – di fronte alle contestazioni sia da destra sia da sinistra per l’esclusione della Marsilio – aveva promesso: “Riequilibreremo la presenza femminile». La componente «rosa» dimezzata, infatti, violava un preciso articolo dello Statuto del Comune – l’articolo 5 -, che parla proprio di una «rappresentanza equa» delle donne. Non solo, in Campidoglio i “rampelliani” – componente tra le più forti del Pdl – avevano fatto girare una mozione – già approvata in 18 dei 19 “parlamentini” dei Municipi di Roma – poi approdata in consiglio comunale. L’uscita della Marsilio aveva «scottato» profondamente il deputato ex An Fabio Rampelli e indispettito anche il capogruppo del Senato, Maurizio Gasparri, vicino politicamente a Rampelli e divenuto difensore di Fabio De Lillo, altro assessore “azzerato” dal sindaco. Il quale aveva pensato 4 mesi fa ad una doppia soluzione: il ritorno di Laura Marsilio alla Scuola, “spacchettandola” dalla Famiglia (attualmente sotto lo stesso assessorato) e l’inserimento in giunta di Lavinia Mennuni, consigliere comunale Pdl, già capogruppo di An nel II Municipio. Invece ha scelto la soluzione della delega allo Sport all’ex presidente della squadra giallorossa. Dure le reazioni politiche. “Dopo aver tentato, senza successo, di aggirare i ricorsi presentati al Tar attraverso bizantinismi da bassa politica e dopo aver dimostrato con atteggiamento piratesco l’assoluta indifferenza alla presenze delle donne in Giunta, il sindaco Alemanno dovrebbe chiedere scusa alla città per una sentenza che umilia i romani”, commenta la deputata del Pd Ileana Argentin, membro della commissione Affari sociali della Camera ed esponente dei democratici di Roma. Il segretario del Pd di Roma, Marco Miccoli, parla dal canto suo di un “altro schiaffo ad Alemanno”, stavolta sulle quote rose, che «fa l’ennesima figuraccia di questi suoi tre anni di disastri”. “Un sindaco che fa annullare la propria giunta dal Tar è un sindaco sfiduciato non solo dai cittadini ma ora anche dalla legge – si spinge a dire il senatore Idv Stefano Pedica -. Ora al voto subito per liberare Roma e i Romani da un governo Capitolino che ha fatto solo danni, aumentato l’insicurezza, il disagio e la sfiducia popolare nelle istituzioni locali”. “Azzerata la Giunta, Alemanno si dimetta per la sua manifesta incapacità a gestire la Capitale e si vada al voto” concorda il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli.

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