Gioia Tauro, le ragioni della crisi al porto vengono da lontano

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il commento della nostra lettrice Lina Maiolo, in riferimento alla crisi al porto di Gioia Tauro: “L’evoluzione dell’attività lavorativa in generale, per ogni settore intendo, sta nelle mani dei lavoratori che ne prestano l’impegno e lo rendono di qualità. Da noi, nello specifico al Sud, questo impegno raddoppia in maniera direttamente proporzionale al solo pensiero che quello stipendio possa non esserci più. Quindi per il timore di perdere l’impiego. E’ la cultura col quale siamo cresciuti quella del dono prezioso di avere un lavoro che è stato da sempre una fortuna e di conseguenza la motivazione a tenerselo stretto vige quasi per principio. Quindi il disagio creatosi per il Porto di Gioia non è attribuibile a mancanze da parte dei lavoratori, benché è naturale che per qualsiasi attività vi sono i meno produttivi, ma più che altro all’insieme di condizioni sfavorevoli venutosi a creare nel corso degli anni. L’effetto domino è partito da lontano ed era scontato arrivasse anche da noi sommandosi logicamente al nostro già meno abbiente contesto economico. Adesso che si parla di crisi è facile condannare questo o quell’altro ma sarebbe più conveniente tirare le somme del fatto anziché del non fatto, e a quel punto si quantificherebbe l’importanza che ha avuto il Porto di Gioia Tauro verso le centinaia di famiglie che hanno potuto contare sullo stipendio di dipendente portuale per mandare avanti la propria famiglia”.

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