Rosarno, in Italia un esempio di negatività

Quindici province “a rischio di conflittualità sociale”. Dove sono? Tre in Campania, tre in Puglia, due in Calabria e ben sette in Sicilia. Incubatrici di tensioni economiche e sociali, che potrebbero esplodere in rivolte e scontri tra immigrati e italiani come a Rosarno nel gennaio 2010. “Le nuove Rosarno – scrivono i ricercatori della Cgil – si possono riscontrare in diversi territori del nostro Paese: il combinato disposto di sfruttamento, mancato sviluppo e corruzione della piana di Gioia Tauro e di Rosarno costituiscono una sorta di paradigma di quello che potrebbe accadere in molte altre realtà. Quanto è emerso dopo la rivolta dei lavoratori africani ha posto l’attenzione sia sulle gravi forme di sfruttamento lavorativo e degrado sociale in cui versa una considerevole parte di lavoratori in questo Paese – e si tratta soprattutto di immigrati – sia sull’assenza di adeguate politiche locali e nazionali in materia di accoglienza, lavoro e sviluppo, che porterebbero a ridurre, almeno in parte, i rischi potenziali di conflitto sociale”. Le quindici province italiane “a maggior propensione rischio di conflittualità sociale” sono nell’ordine: Caserta, Crotone, Napoli, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Reggio Calabria, Salerno, Catania, Trapani, Foggia, Taranto, Palermo, Agrigento e Lecce. Il rischio conflitti nasce dunque dallo sfruttamento, che non colpisce però solo gli immigrati. “Se io vado in un cantiere – spiega nella ricerca Mario Martucci, segretario generale Fillea di Caserta  – appena entro se ci sono dieci operai, ne scappano nove, perché non sono in regola. Poi, quando si accorgono che sono un sindacalista e non un ispettore del lavoro, allora vengono da me e mi raccontano la loro condizione. Questo avviene appunto sia tra gli italiani che tra gli stranieri e dobbiamo sfatare il mito per cui sono solo gli immigrati a essere sfruttati per via del permesso di soggiorno e simili: lo sfruttamento qui riguarda e coinvolge tutti”.

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