Uil, Vibo Valentia senza cuore e solidarietà

“A sottolineare e quindi, per come sappiamo fare, denunciare  le cose che a nostro modo di vedere non vanno in questo territorio, spesso si incorre in reazioni stizzite, da parte di coloro i quali si sentono destinatari dei nostri richiami. A costoro forse non balena neppure per un istante che da quei moniti dovrebbero trarre spunto per assolvere in modo più efficace al loro ruolo. Ne ricaverebbero senz’altro il nostro più sincero riconoscimento oltre che la gratitudine dell’intera collettività per l’avanzamento di un comprensorio e della sua gente che obiettivamente meriterebbe molto di più. Il Sindacato non può fare più di quello che fa, denunciare ma anche proporre, trattare, mediare e fare accordi per tutti quelli che ad esso si rivolgono. Certamente non può disporre di risorse, programmare la spesa, scegliere gli indirizzi di sviluppo entro cui far muovere il territorio. Vorremmo una società ed istituzioni più attente ai bisogni dei cittadini, tutto ciò è peccato? Dovremmo essere quieti ed accondiscendenti, magari uscire sulla stampa come fa qualcuno e dire: “quanto è bravo questo, quanto è bravo quello”? Noi della Uil, purtroppo per qualcuno, non abbiamo timori reverenziali, non dobbiamo esprimere consenso a prescindere magari in cambio di convenienze, perciò non abbiamo peli sulla lingua né usiamo trattamenti di favore ad alcuno. Abbiamo denunciato in questi giorni la scarsezza di efficacia nell’azione amministrativa della Regione, della Provincia e del Comune capoluogo, in materia di infrastrutture e di politiche attive del lavoro e non solo, ma abbiamo anche l’onestà mentale di riconoscere l’impegno di alcuni, è il caso del nuovo assessore provinciale alle Politiche sociali che si sta adoperando per recuperare il ritardo accumulato negli anni e che  allo stato ci  può far dire che in questo territorio in tali materie mancano i servizi primari. Come i Comuni, la Provincia, la Regione vanno in direzione delle persone più svantaggiate? In che percentuale il volontariato supplisce alle carenze del pubblico? Come vengono spese le risorse messe a disposizione per aiutare i bisognosi? Una persona sola ed indigente, non importa se italiana,europea o extracomunitaria, quanta probabilità ha di essere ascoltata dalle Istituzioni e quindi aiutata nei suoi bisogni primari? Non si sfamerà certamente partecipando ad uno dei numerosi convegni sulle tematiche sociali, altrettanto certamente non si sazierà se altri parlando dei suoi problemi concluderanno i loro ragionamenti con un ottimo convivio. Nella nostra realtà l’unica risposta concreta viene dalla Chiesa ed in città dalle due strutture della  Parrocchia di S. Leoluca, La Casa di Nazaret e la Casa di Marta, egregiamente gestite da Mons. Fiorillo, ma ormai cariche fino all’inverosimile per le tante e troppe richieste di intervento. Manca nel territorio una Casa alloggio per senzatetto, una Casa famiglia per minori, una Casa protetta per donne in difficoltà o oggetto di violenza familiare. In definitiva manca tutto ciò che serve per poter definire civile una comunità ed in occasione di una delle vertenze più strazianti mai capitateci dal punto di vista umano, quella relativa a cinque dipendenti di un Circo che ha sostato nelle scorse settimane in città, abbiamo toccato con mano la difficoltà insormontabile di collocare, di dare un tetto, anche temporaneo, e dei pasti caldi a chi non aveva niente altro che degli stracci addosso. Ventisei giorni fa, dopo aver bussato inutilmente a varie porte e dopo aver registrato l’assoluto silenzio ed indifferenza delle varie associazioni locali abbiamo capito che non potevamo fare affidamento su nessun altro al di fuori della nostra organizzazione per assicurare loro un tetto ed un pasto, così sei persone, da quel giorno grazie al cuore di un nostro dirigente sono ospitati in un posto più che dignitoso. Dovranno rimanere fino al 14 giugno, data in cui si terrà l’incidente probatorio ed in cui dovranno confermare le denuncie e le accuse che hanno portato all’arresto dei responsabili di quel circo. Chi ci aiuterà a mantenerli fino a quella data, dato che i locali che hanno occupato finora devono essere liberati? Altri artisti che lavoravano col famigerato circo, ora sparsi per l’Italia, ci hanno contattati intenzionati ad unirsi nelle denuncie per i soprusi subiti oltre che per recuperare i soldi per la collaborazione prestata, ma non hanno nemmeno i soldi per poter venire a Vibo Valentia oltre che nessuna possibilità economica di soggiornare. Chi ci può aiutare? E chi può cambiare questa realtà?”. Se lo chiede in una nota Luciano Prestia, segretario provinciale vibonese della Uil.

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