Dopo il danneggiamento al vigneto di Bruno Vespa torna alla ribalta il problema della criminalità nelle campagne del Tarantino

Taranto. Meglio tardi che mai!

Il problema della presenza della criminalità nelle campagne del tarantino lo denunciamo da tempo senza che, al momento, si sia trovata una soluzione adeguata.

Da sempre, infatti, registriamo furti di mezzi agricoli, furti di rame, azioni intimidatorie manifestatesi nel taglio di tendoni e tanti altri reati che si perpetrano ai danni delle aziende agricole tarantine, dei ‘comuni’ agricoltori che dall’alba al tramonto lavorano la terra per trarre del reddito e sostenere le proprie famiglie.

Solo ora, dopo che è rimasto vittima di una azione criminosa consistita nel taglio di circa 70 ceppi di vite il noto giornalista Rai Bruno Vespa, proprietario dallo scorso anno di un vigneto a Lizzano, e dopo il relativo clamore mediatico, qualcuno si sta accorgendo del problema.

La Cia Agricoltori Italiani della provincia di Taranto esprime solidarietà a Bruno Vespa e accoglie con favore la sua dichiarazione che non intende farsi intimidire da nessuno.

Allo stesso tempo, però, non può che ribadire quanto sostiene da anni: serve maggiore controllo e vigilanza nelle campagne per contrastare sia la criminalità, che arreca ingenti danni economici e patrimoniali alle aziende agricole, che anche la micro-criminalità che perpetra piccoli episodi criminosi, che molte volte creano molti più disagi che danni economici alla attività agricola.

In tutto ciò la Cia Agricoltori Italiani di Taranto è pronta a fare la sua parte ed a fornire, così come accaduto in passato, tutta la necessaria collaborazione alle istituzioni preposte.Vigneti Bruno Vespa 2016

9 su 10 da parte di 34 recensori Dopo il danneggiamento al vigneto di Bruno Vespa torna alla ribalta il problema della criminalità nelle campagne del Tarantino Dopo il danneggiamento al vigneto di Bruno Vespa torna alla ribalta il problema della criminalità nelle campagne del Tarantino ultima modifica: 2016-08-28T18:54:11+00:00 da Franco Gigante
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