La riconoscenza

grazie

La riconoscenza

 

Di vincenzo calafiore

23 Agosto 2016 Udine

 

 

 

 

 

«Allora capii, dice Socrate, che veramente io ero il più sapiente perché ero l’unico a sapere di non sapere, a sapere di essere ignorante.>>

 

 

Credo in questa, ritengo sia necessaria e dovrebbe essere pane quotidiano verso chiunque, anche nei confronti del cosiddetto nemico; a quanto pare oggi non è che sia più tanto di moda non facendo parte degli insegnamenti né di un certo stile di vita.

Capita anche questa di non averla neanche da parte dei figli o di quella cerchia di affetti più vicina, più intima; ma è anche vero che coloro che si aspettano riconoscenza o gratitudine siano come quegli usurai che rischiano un capitale per incassare gli interessi: manca l’amore!

 

“ Ora, io so che se avanzerò ancora negli anni dovrò necessariamente subire i mali della vecchiaia vedere peggio, sentirci meno, comprendere con difficoltà, dimenticare con facilità quel che si è

appreso. Se mi accorgessi della mia decadenza e dovessi rimproverare me stesso, come potrei» disse «vivere ancora con gioia? E forse» aggiunse «anche il dio, nella sua benevolenza, mi offre la possibilità non solo di concludere la vita a un’età opportuna, ma anche nel modo più agevole. Se ora verrò condannato, infatti, è evidente che mi sarà possibile morire nel modo che è giudicato più facile da coloro che si intendono di tale

questione, che crea meno problemi per i nostri cari, e che fa ricordare con più rimpianto chi muore. Quando dietro di sé non si lascia nessun ricordo vergognoso e spiacevole nell’anima dei presenti ma ci si spegne con un corpo incolume e un’anima capace di amare, come si potrebbe non essere oggetto di rimpianto?

 Giustamente gli dèi si opposero allora» disse «alla preparazione del mio discorso, quando sembrava che dovessimo cercare in ogni modo gli argomenti adatti a evitare la condanna.

Se fossi riuscito in questo, è evidente che, invece di una rapida interruzione della vita, avrei preparato a me stesso una fine tra le sofferenze della malattia o della vecchiaia, nella quale confluisce ogni disgrazia, senza alcun conforto. Per Zeus,» disse «Ermogene! Non mi prenderò certo a cuore  una sorte di questo genere, ma se dovrò offendere i giudici illustrando loro i benefici che ritengo di aver ricevuto dagli dèi e dagli uomini, e l’opinione che ho di me stesso, sceglierò di morire piuttosto che continuare a vivere indegnamente elemosinando una vita peggiore della morte».

( Senofonte –Apologia di Socrate )

Un bellissimo “ pensiero “ da tenere sempre presente!

E invece oggi è tutto il contrario, non c’è dignità, non c’è rispetto, non c’è che il vuoto assoluto che una decadenza si porta appresso.

Io non sono nessuno, sono semplicemente un uomo che ha scelto “ valori “ in cui credere e a cui tutt’ora credo, che non si è mai fatto illudere da un pezzo di vetro che riluccica e di pezzi di vetro questa società ne è piena.

Cosa lasciare, che messaggio desidero dare con questo semplicissimo “ pezzo” se non quello di avere rispetto di quanto è “ altrui ” e piuttosto che di chiedere e meglio donare, che è meglio essere o rassomigliare a un umano.

Di tenere sempre presente di essere riconoscenti a colui che ti porge una mano, a coloro che ti fanno compagnia e ti amano senza nulla chiedere in cambio!

 

<< La riconoscenza, la gratitudine, è un atto d’amore che tanti non riescono a comprendere o vedere, che presto quei tanti, la trasformeranno in rancore, rabbia. In amore è l’opposto: amare pur non essere amati ! >> ( Vincenzo Calafiore)

 

 

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