Tornare all’anima

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Tornare all’anima

 

Di vincenzo calafiore

21 Agosto 2016 Udine

 “  .. quella sensazione costante di sentirsi soli,

di non sentirsi amati ne ascoltati, compresi.

L’unico che ci capisce veramente  è Cristo! E

noi non lo ascoltiamo…. “ ( vincenzo calafiore)

 

 

 

La nostra civiltà, che possiede il controllo della tecnologia ed ha abbondantemente soddisfatto gran parte dei suoi bisogni elementari, ma anche quelli artificiali, quindi meno autentici, avverte, ormai da troppo tempo, che il proprio patrimonio intellettuale non ha più risposte buone e concrete da offrire.

E’ una civiltà che sta rischiando di farsi rubare il futuro da un malessere che a molti filosofi e sociologi piace definire < dell’anima >.

Non lo si può negare, ne far finta di non vedere, la decadenza si vede, si tocca, si manifesta continuamente e si trasforma in paure e indecisione permanente; è una civiltà che svenduta adora il vile < dio denaro>, rovinata dalle sue stesse bramosie di avere tutto di tutto.

La decadenza si vede, si tocca con mano, si manifesta continuamente in continue umiliazioni della verità che questo modello di società aborra.

A questo punto cosa, fare?

A che cosa possiamo ancorarci?

E soprattutto che cosa è rimasto come riferimento?

Se ci voltiamo un attimo a dare uno sguardo al nostro passato culturale, osserviamo che il Rinascimento è finito, l’illuminismo anche, il Romanticismo è diventato una corrente per pochissimi specialisti e, infine l’Umanesimo non è messo bene, così com’è, trascurato nell’insegnamento poco più che un vago ricordo.

E’ un dolore dentro che si fa portare senza dolore assistere al lento appassire delle coscienze, tanti come me avvertono che bisogna reagire, prendere in qualche maniera posizione, scrivendo “pezzi “ per far reagire le coscienze, per ricominciare a sperare in un nuovo Umanesimo.

Non occorrono nuove filosofie, grandi riforme, nuovi progetti, perché abbiamo tutto a portata di mano; è necessario imparare solo ad avere rispetto e riguardo dell’altro, di gettare via l’incoscienza-coscienza, di levare la maschera, ragionare per cercare di dare risposte, forse ripartendo da Blaise Pascal pensatore francese.

Pascal chiedeva all’uomo di credere in Dio: se lo avesse trovato, il suo premio sarebbe stato il paradiso, se non ci fosse stato avrebbe comunque vissuto bene, senza perdere alcunché.

Oggi a distanza di tanto tempo, forse tre secoli, quattro, visto il “ maraccio “ in cui siamo al nome di Dio si potrebbe sostituire Cristo. E perché?

Così accadde che alla fine dell’Impero romano, si fece la scelta di affidare al Cristianesimo il compito di traghettare la civiltà antica, oggi dobbiamo e non si dovrebbe, aggrapparci alla realtà più certa a nostra disposizione: Cristo.

Ricordando le parole di Benedetto Croce, del celebre saggio “ Perché non possiamo non dirci cristiani “, dà importanza al fatto che l’eredità di Cristo ha rappresentato una rivoluzione, dinanzi alla quale tutte le altre infinite scoperte dell’umanità sembrano limitate. La rivoluzione cristiana colpì essenzialmente l’anima dell’uomo e la cambiò radicalmente.

Il mondo antico scommise su Cristo e convertì i barbari, l’umanità sopravvisse attraverso la forza della nuova fede quando le legioni romane furono distrutte.

E tutto accadde più per istinto di sopravvivenza che per ordinato progetto. Dopo la caduta di Roma più che i singoli precetti del Cristo si sono realizzati quei valori che poi sono entrati in circolo nel sangue.

Vale a dire, l’uguaglianza, la giustizia per tutti, la non violenza, la libertà, la stessa democrazia. Sono gli stessi riferimenti che da molto tempo questo mondo moderno in crisi cerca e che sa che tutto non si può risolvere col denaro.

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