Firenze, due vigilesse offese e minacciate su Facebook

Due persone sono state rintracciate e denunciate dalla Polizia municipale per istigazione a delinquere, minaccia e violenza a pubblico ufficiale, diffamazione a mezzo stampa, oltraggio a corpo amministrativo e giudiziario. A far scattare le indagini sono stati alcuni commenti apparsi sotto la notizia, postata su Facebook da alcuni siti di informazione locale, delle due vigilesse aggredite e ferite da un venditore abusivo durante un controllo a Ponte Vecchio.

Era il 24 giugno scorso

“Il venditore abusivo si era ribellato e aveva usato violenza dopo che gli era stata sequestrata la merce contraffatta posta in vendita. Le due vigilesse riuscirono a bloccare l’aggressore – si legge in una nota di palazzo di Città – ma riportarono ferite con referti di 15 e 4 giorni. La notizia aveva trovato risalto sulla stampa locale e su quella on line, ed era stata postata da alcuni siti di informazione sui loro profili Facebook. Ed è sotto una di queste notizie comparse sul social network che erano apparsi commenti pesanti da parte di due persone, un uomo e una donna, che avevano usato termini offensivi e minacciosi ed avevano incitato ad usare violenza contro le due vigilesse. Addirittura la donna, quando un altro utente di Facebook l’ha invitata a moderare i termini palesando che simili affermazioni erano passibili di denuncia, ha offeso pure lui. Questi commenti, che si sono ripetuti per due giorni consecutivi, sono stati attenzionati dalla Polizia municipale per risalire all’identità dei due soggetti che scrivevano. Il reparto di Rifredi ha iniziato le indagini, acquisendo i post e salvandoli in modo tale da non farli disperdere. Dalle indagini, fatte in collaborazione con i carabinieri e la polizia, è emerso che a scrivere quelle offese contro le vigilesse sarebbero stati un imprenditore fiorentino di 51 anni e una impiegata pratese di 44 anni. I due sono stati raggiunti da un invito a presentarsi presso il reparto di Rifredi in qualità di persone informate sui fatti, per rispondere circa l’esattezza del profilo Facebook con i loro dati e sull’uso esclusivo o meno riguardo all’accesso. Ascoltati, hanno spiegato di ritenere che i loro post fossero espressioni di libertà di pensiero e che su internet le offese non erano da considerare tali ma che rientravano nel “diritto di espressione” e che ogni persona è libera di pubblicare ciò che vuole. Per entrambi è stato aperto un procedimento penale per i reati di istigazione a delinquere, minacce e violenza a pubblico ufficiale, oltraggio a corpo giudiziario amministrativo, diffamazione a mezzo stampa. Le agenti valuteranno se procedere per la tutela della loro dignità personale”.

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