Mobilitazione della Cia in Puglia per la crisi del grano sostenuta dalla Cia Taranto

Taranto. La Cia Agricoltori Italiani ha indetto per lo scorso giovedì 28 luglio una mobilitazione nazionale per rispondere alla crisi del grano, con i produttori schiacciati tra il crollo dei prezzi e l’aumento dell’import.

La Cia Agricoltori Italiani di Taranto ha risposto massicciamente presentandosi con una folta rappresentanza, capeggiata dal vice presidente Raffaele Ignazzi e dal direttore Vito Rubino, in delegazione di cerealicoltori e di dirigenti della Cia Agricoltori Italiani che ha tenuto un sit in dinanzi alla sede del Consiglio Regionale in via Capruzzi a Bari.

L’immissione nel mercato di ingenti quantità di grano importato proprio nel periodo della trebbiatura ha provocato il tracollo dei prezzi aumentando a dismisura il già ampio divario tra costo del frumento e prezzo del pane e della pasta.

Nell’ultimo anno nei porti pugliesi sono arrivate oltre due milioni di tonnellate di grano estero.

I produttori di grano continuano a essere oggetto di un’azione di speculazione che non ha precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale, largamente al di sotto dei costi produttivi, e con perdite fino al 50% sulla scorsa campagna di commercializzazione.

“Venticinque anni fa un quintale di frumento valeva circa 30.000 lire, gli attuali 15 euro, più o meno come le quotazioni di oggi – spiega Raffaele Carrabba, presidente regionale della Cia Agricoltori Italiani di Puglia –  La cosa più assurda è che, se il prezzo del grano è rimasto invariato nel corso di un quarto di secolo, il costo del gasolio, dei fertilizzanti, dei mezzi tecnici, invece, è aumentato in maniera esponenziale, mettendo le aziende agricole in ginocchio.  L’agricoltore, rispetto a 25 anni fa, riesce appena a pareggiare i costi di produzione, senza tenere conto di imposte, ammortamento dei mezzi ed altri costi”.

Tutto ciò determina che oggi 100 chili di frumento valgono quanto 5 chili di pane: un ‘gap’ intollerabile e contro la logica delle cose che non può nemmeno lasciare indifferenti i consumatori, di fronte a una tale distorsione dei mercati.

Il rischio concreto è che in queste condizioni gli agricoltori pugliesi non seminino nella campagna 2016/2017

Senza un’inversione di marcia sui prezzi pagati agli agricoltori e senza un freno immediato alle importazioni ‘spregiudicate’ dall’estero (+10% solo nei primi 4 mesi del 2016), il rischio che si corre è quello di una progressiva marginalizzazione della produzione di grano in un Paese che, paradossalmente, esporta il 50% della pasta che produce.

“Se le quotazioni non tornano a salire, riconoscendo al frumento Made in Italy il giusto valore, faremo lo sciopero della semina – annuncia Carrabba – Chiediamo al Governo lo stop immediato delle importazioni di grano per 15/20 giorni, così da ridare fiato agli agricoltori in crisi”.

Oggi il raccolto di 6 ettari seminati a grano basta appena per pagare i contributi di una famiglia media agricola. Le aziende sono oggetto di una speculazione senza precedenti, con sistema industriale e commerciale che impongono ai produttori condizioni inaccettabili.

Ma se gli agricoltori ci perdono, a guadagnarci da questa situazione sono solo le grandi multinazionali che importano grano dall’estero per produrre all’insegna di un’italianità che non è reale, senza preoccuparsi di cosa conterrà la farina e di cosa mangeranno le famiglie.

Per questo la Cia Agricoltori Italiani propone anche un progetto strutturato di valorizzazione del frumento italiano di qualità, a tutela soprattutto dei consumatori.

Ed ecco perché, nel corso del sit in tenutosi sotto la sede del Consiglio Regionale a Bari la Cia Agricoltori Italiani di Puglia ha consegnato al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al Presidente del Consiglio Regionale Mario Loizzo, all’Assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Di Gioia, e ai consiglieri regionali, oltre che una richiesta di approvazione di ordine del giorno da parte del Consiglio Regionale, anche una fascio di spighe di grano ‘nate in Italia’ ed avvolte nel tricolore per tutelare, appunto, il futuro di una coltura che in passato ha garantito il reddito a migliaia di agricoltori pugliesi.

La Cia Agricoltori Italiani di Puglia ha organizzato questo sit in convinta più che mai che non servono barricate di trattori, ma proteste contro le barricate di coscienza, e serve che il consumatore conosca il lavoro degli agricoltori pugliesi nella produzione di grano di qualità.

Nella richiesta di approvazione di un ordine del giorno consegnata a Emiliano, Loizzo, Di Gioia e ai consiglieri regionali pugliesi, la Cia Agricoltori Italiani chiede alla Regione Puglia di attivarsi presso il Governo Nazionale ed al Parlamento per: verificare la possibilità di sospendere temporaneamente le autorizzazioni alle importazioni; impegnarsi in Europa affinché la Pac oggi in periodo di revisione possa incentivare strumenti come i fondi mutualistici per la stabilizzazione del reddito; velocizzare l’attuazione delle misure annunciate nel piano cerealicolo nazionale; incentivare accordi e contratti di filiera capaci di garantire una più equa ridistribuzione del valore; prevedere una campagna di promozione e valorizzazione della pasta italiana nel mondo; perseguire la massima trasparenza delle borse merci con un ruolo maggiore dei rappresentanti degli agricoltori; rendere obbligatoria e non facoltativa la comunicazione delle scorte da parte degli operatori commerciali e industriali; autorizzare eventuali nuovi centri di stoccaggio per l’ammasso delle sole produzioni locali, volte a favore una maggiore aggregazione dell’offerta; verificare che i centri di stoccaggio autorizzati siano destinati principalmente per le produzioni locali.

L’ordine del giorno proposto da Cia Agricoltori Italiani di Puglia è stato, poi, posto al primo punto del Consiglio Regionale tenutosi giovedì 28 luglio.

Il Consiglio Regionale lo ha approvato alla unanimità, dopo una serie di interventi da parte di diversi consiglieri regionali.

“Non possiamo che esprimere soddisfazione per l’approvazione alla unanimità della nostra proposta di ordine del giorno – conclude Carrabba – Non è più possibile che il frutto del lavoro di un anno venga così svalutato e svenduto!”.Sit In 16 resoconto (Ignazzi e Rubino)

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