Ferrara ed il gioco deve…fare i conti con As.Tro

As.Tro, si sa, è sempre in prima linea quando si parla di limitazioni alle attività del gioco pubblico: proprio non può esimersi dall’intervenire quando vengono emesse, sempre più frequentemente, regolamentazioni che ne limitano l’apertura, oppure l’accensione degli apparecchi da intrattenimento. Ecco, quindi, As.Tro presente negli scorsi giorni a Ferrara dove andrà in vigore un nuovo orario di funzionamento della slot machine, cioè dalle h. 9 alle h. 13 e dalle h. 15,30 alle h. 21, come avviene nella maggior parte di tutti i casino nel mondo. La convinzione che il gioco “contro” sia certamente di impatto sociale e mediatico, ma raramente riesce a raggiungere risultati benefici per la problematica sanitaria, porta sempre As.Tro a far presente che il proibizionismo, sino ad ora ove è stato applicato, ha portato inevitabilmente alla comparsa “dal nulla” d congegni non autorizzati che “nascondono” le slot machine all’interno di talune postazioni self service per i servizi online.

Invece, sempre secondo As.Tro, le campagne studiate “per il gioco” certamente portano poca visibilità, suscitano meno richiamo e meno clamore, ma comportano “la trattazione” di una sorta di sfida perché le stesse campagne si “espongono” all’esito finale di un lavoro, di un programma, di un progetto. Se si volesse esaminare attentamente la situazione si capirebbe che anche l’industria del gioco lecito alla fine accetterebbe le restrizioni se queste garantissero la risoluzione del problema: se i tempi di vendita si dovessero praticamente dimezzare e si concentrassero nelle zone decentrate (non certamente vicino ai luoghi sensibili) per “disinnescare” il conflitto con i territori il guadagno sarebbe già superiore al “sacrificio” e, sopratutto, il gioco si vedrebbe finalmente riconosciuto da tutto il Paese come una “normale” imprenditoria.

Però se questo dovesse accadere, chi non ne trarrebbe beneficio? Certamente i cittadini, quelli più fragili sopra tutti gli altri, che nel proprio bar o tabaccaio sotto casa non troverebbero più, od almeno non lo troverebbero più in funzione, un congegno lecito e regolare con la posta massima di un euro, ma troverebbe veri e propri “collettori di azzardo incontrollato”. A pagare sarebbero sempre gli stessi “fragili” cittadini che hanno necessità di una prevenzione del gioco problematico che può essere conseguita solo se esiste il gioco lecito ed accessibile, in locali responsabilizzati e formati dove l’acquisto del “servizio-gioco” viaggia di pari passo con la percezione di messaggi preventivi.

Infine, a pagare sarebbe sempre e comunque il territorio: come insegna il sito con notizie sui casino online e l’esperienza del processo di Bologna, Black Monkey: sono i dispositivi con i quali si accede ad internet ad essere lo strumento privilegiato della criminalità organizzata che nel settore del gioco ci si trova a “sguazzare” con sempre più familiarità e dimestichezza. Questi computer non richiedono autorizzazione, non sono controllati e generalmente hanno il maggior successo appunto nelle zone dove la slot lecita “deve soggiacere” ad orari di spegnimento, oppure ancor peggio all’allontanamento dagli esercizi.

Fatte queste semplici premesse, As.Tro si sta impegnando a chiedere a tutti i Comuni che intendano “restringere il gioco” varando normative sempre più restrittive per le attività ludiche, di acquisire anche un progetto complementare che intenda abbinare alla “lotta contro il gioco” anche un progetto “a favore” Quindi, per un “gioco buono per il territorio” e la sinergia operativa tra istituzioni, cittadini ed imprese poi faranno tutto il resto.

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