Giulio Regeni torturato a lungo perché rivelasse le sue fonti

Giulio Regeni (foto dal web)

Giulio Regeni (foto dal web)

Giulio Regeni sarebbe stato torturato perché parlasse, seviziato e ucciso. Sarebbe questa la drammatica verità legata al delitto dello studente friulano scomparso al Cairo e trovato morto lungo l’autostrada per Alessandria. Qualcuno voleva estorcergli informazioni sulla sua rete di contatti. Il ricercatore aveva contatti con il mondo dell’opposizione egiziana e la sera della sua scomparsa si stava organizzando per intervistare alcuni attivisti sindacali prima di sparire. Studiava la Primavera araba e le condizioni di vita dell’Egitto. Aveva lavorato agli scioperi organizzati a Giza, piazza antagonista ai tempi della deposizione dell’ex presidente Morsi e dei sit-in in suo favore. Scriveva sotto pseudonimo quel che vedeva. Parlava dell’Egitto come di uno Stato di Polizia. Agli amici confidava di temere per la sua vita.

Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, la notte in cui è cominciata a circolare la notizia che il corpo trovato in un fosso, martoriato dalle sevizie, fosse quello di Giulio Regeni, l’ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, si è recato all’obitorio. “Vederlo per me è stato devastante – ha dichiarato al CorSera- Presentava evidenti segni di percosse e torture. Ho notato ferite, ecchimosi e bruciature. Non c’è alcun dubbio che il ragazzo sia stato duramente picchiato e seviziato”.

La Procura ha sottolineato da subito i “segni di torture”, il ministero dell’Interno ha continuato a parlare di “incidente d’auto”. Qualcuno ha tentato di confondere, di chiudere il caso di Giulio Regeni. Tanti gli elementi che portano ai servizi di sicurezza locali, quegli stessi servizi dai quali il ricercatore si sentiva “sorvegliato”. Un interrogatorio per sapere chi gli passava le informazioni riportate negli articoli, il ventenne non deve aver parlato e quindi le sevizie che lo hanno condotto a “una morte lenta” come stabilito dal primo esame autoptico.

Sempre un tentativo di sviare gli accertamenti sembra l’annuncio, non confermato, dell’arresto di due persone ritenute responsabili dell’omicidio. Un team di investigatori italiani è volato al Cairo per scoprire la verità.

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