Presepe Vivente al Centro Storico di Castellaneta il 26 dicembre

Dalle ore 18.00 alle ore 22.00 il rione San Domenico di Castellaneta si vestirà a festa sabato 26 dicembre 2015, facendo respirare l’atmosfera del grande mistero del cristianesimo: l’Incarnazione di Dio nel Bambino Gesù con la 16a edizione del Presepe Vivente al Centro Storico organizzato dalla comunità parrocchiale di San Domenico di Castellaneta.

Sono un centinaio i figuranti che ripresenteranno la magica scena di tutti i tempi, il Natale di Nostro Signore, mestieri di altri tempi, animali veri, profumi di frittelle condite con sughetto piccante, vino e mozzarelle, il tutto preparato al momento.

Bambini che scorrazzano fra le stradine del centro storico in abiti rigorosamente del periodo di Gesù. E la famiglia di Nazareth: una coppia con il suo bambino battezzato negli ultimi mesi.

“Non una manifestazione ma una rappresentazione del grande Mistero a noi Cristiani molto caro, in un periodo di crisi più che economica, forse morale – ha detto il parroco don Franco Alfarano – Riprendiamo il cammino come uomini e cristiani verso la fonte di ogni valore che è il Dio fattosi carne per la nostra salvezza”.

L’aria sarà allietata dalle dolci note dei Zampognari del Gargano che ogni anno fissano nel loro calendario questa data castellanetana.

“Una tradizione radicata, con presenza di molti forestieri, che deve destarci dal torpore religioso e morale – ha continuato don Franco – L’augurio si estende a tutti con la speranza di una Fede forte e salda alla nostra pietra angolare che è Cristo amante di ogni uomo”.

La rappresentazione che la parrocchia offre è dare occasione a tutti (credenti e non, praticanti e non, scettici e curiosi) di “guardare” al vero significato di quella nascita che ha sconvolto la storia e il senso della vita dell’uomo.

“Io credo che per comprendere il Natale occorra andare indietro con la nostra fantasia alla nostra infanzia e riscoprire la capacità di meravigliarsi – ha affermato il parroco – Perchè il sentimento efficace per la comprensione di questo grande mistero non può che essere la Meraviglia. Non sono sufficienti i discorsi, le spiegazioni, la teologia, l’intelligenza, il sapere. Lì in quella improvvisata culla c’è solo un bambino. Che come dice la canzone “Tu scendi dalle stelle“, giace in una grotta al freddo e al gelo. Non servono le devozioni, le preghiere, il ragionamento di noi adulti, davanti al presepio occorre soltanto diventare bambini, perchè tra bambini ci comprendiamo. Il dialogo si svolge su un piano diverso”.

Ecco allora la meraviglia dei pastori, dei Magi, la gioia indicibile degli angeli, degli uomini semplici.

Il presepio parla un linguaggio universale, lo potremmo realizzare a qualunque latitudine, presso qualunque popolo, ed il presepio rimarrebbe immutabile, comprensibile, chiaro. Il presepio non è segno di divisione neanche fra religioni diverse ne tantomeno discrimina chi è di cultura o religione diversa anzi, la Nascita di quel Bambino ci accomuna: i cristiani ci vedono il Messia, gli islamici un grande profeta, i buddisti un uomo che ha predicato la via spirituale.

Cosa ci può essere di misterioso in una nascita? Di nascosto in una grotta ricovero di semplici animali.

Nei Vangeli non c’è uno sforzo narrativo, non si cerca di abbellire il racconto, si registra semplicemente un fatto. «Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore, questo per voi il segno; troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Questo dicono gli angeli ai pastori, ed essi partono.

“Chiediamoci cosa cerchiamo a Betlemme? – ha concluso don Alfarano – Perchè se cerchiamo il Dio grande, Onnipotente e terribile, il Dio giudice che tutto governa e dirige, se cerchiamo la soluzione ai nostri problemi, abbiamo sbagliato indirizzo. A Betlemme c’è soltanto un Bambino. Ma se invece cerchiamo l’impossibile, se ci affidiamo al mistero e ci lasciamo guidare dalla nostra Meraviglia, dalla nostra curiosità, dal sogno e dalla speranza, se ci affidiamo totalmente alla fede rinunciando al comprendere, allora entriamo in dialogo con l’infinito nascosto in un Bambino. Entriamo in contatto definitivamente con quel Dio Amore che per Amore nasce e muore in quella misera grotta al freddo e al gelo di Betlemme. Tutto è nel nostro cuore che può essere un cuore di bambino o un vecchio cuore di chi pensa di conoscere e sapere tutto con la propria esperienza. Io invito voi e me stesso a fare esperienza di Dio guardando semplicemente un Bambino”.

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