Bukele manda 2.000 soldati ad Haiti: «Siamo qui per combattere il male e riportare la pace»

Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, lancia un messaggio diretto alla popolazione haitiana mentre prosegue il dispiegamento delle forze salvadoregne nel Paese caraibico. «Non siamo venuti nel vostro Paese per fare soldi. Siamo venuti per combattere contro coloro che fanno il male», afferma in una dichiarazione pubblicata sui social.

L’intervento militare è legato alla scomparsa di quattro militari salvadoregni impegnati nella missione internazionale di sicurezza ad Haiti. I quattro sono spariti dopo un attacco attribuito alle bande criminali che operano nel territorio haitiano. La loro sorte rimane uno degli aspetti più delicati della vicenda.

Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, il contingente salvadoregno ha raggiunto circa 2.000 unità, con la possibilità di ulteriori rinforzi. Una presenza significativa, che conferma la volontà di Bukele di intervenire direttamente nella crisi della sicurezza haitiana.

«Non è un’invasione»: il messaggio agli haitiani

Nel suo intervento, Bukele ha voluto chiarire che El Salvador non ha intenzione di occupare Haiti, dominare il Paese o impossessarsi delle sue risorse.

«Questa non è un’operazione contro il popolo haitiano, né un’invasione del vostro Paese», ha scritto il presidente, spiegando che l’obiettivo è recuperare i quattro militari e contrastare coloro che impediscono alla popolazione di vivere liberamente e senza paura.

Bukele ha inoltre richiamato l’esperienza del proprio Paese, segnato per decenni dalla violenza delle organizzazioni criminali e oggi presentato dal governo salvadoregno come uno degli Stati più sicuri del continente.

«Abbiamo passato la stessa sofferenza che state passando», è il messaggio rivolto agli haitiani, ai quali il presidente chiede fiducia e collaborazione.

Il modello salvadoregno oltre i confini nazionali

La missione assume un significato che va oltre il recupero dei quattro connazionali. Bukele punta a trasferire sul piano internazionale la propria strategia di contrasto alle bande criminali, che ha profondamente trasformato la situazione della sicurezza in El Salvador.

Una politica che ha ottenuto risultati importanti sul fronte della riduzione degli omicidi, ma che ha anche provocato forti critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani per gli arresti di massa e le violazioni delle garanzie giudiziarie.

Haiti rappresenta una sfida particolarmente complessa. Le bande armate controllano vaste aree del territorio, mentre le istituzioni nazionali faticano a garantire sicurezza e servizi essenziali alla popolazione.

La promessa di tornare a casa

Nel messaggio, Bukele insiste anche sul carattere temporaneo della presenza salvadoregna. «Quando la nostra missione sarà finita, torneremo nella nostra terra», promette, auspicando che le future generazioni haitiane possano ricordare i militari di El Salvador come amici venuti ad aiutare il Paese.

Il presidente conclude con un riferimento religioso, citando il secondo libro delle Cronache, e invitando gli haitiani a pregare per la guarigione della propria terra.

Resta da capire se l’operazione riuscirà a riportare a casa i quattro militari e, soprattutto, se il dispiegamento salvadoregno potrà contribuire a spezzare il potere delle organizzazioni criminali. Haiti diventa così un banco di prova internazionale per la strategia di sicurezza di Nayib Bukele.