Spagna al voto il 29 novembre: Sánchez scioglie le Cortes dopo il ko sulla casa
La Spagna torna alle urne. Pedro Sánchez ha annunciato ufficialmente dalla Moncloa la convocazione di elezioni generali anticipate per domenica 29 novembre 2026. La decisione arriva dopo una delle sconfitte parlamentari più pesanti della legislatura: il Congresso ha bocciato due decreti del Governo dedicati all’emergenza abitativa, con i voti contrari di Partido Popular, Vox e Junts.
Il presidente del Governo ha prima comunicato la decisione a re Felipe VI e quindi si è rivolto agli spagnoli. Sánchez ha sostenuto che l’attuale configurazione parlamentare non consente più al Governo di affrontare efficacemente uno dei principali problemi del Paese: l’accesso a una casa a condizioni sostenibili.
La dichiarazione di Sánchez
Nel suo intervento dalla Moncloa, Sánchez ha spiegato che è arrivato il momento di affidare agli elettori la decisione sul futuro politico del Paese.
«È arrivato il momento, quindi, che il popolo spagnolo decida quale futuro vuole per sé e per il proprio Paese», ha dichiarato il premier.
Il presidente ha inoltre impostato il voto come una scelta tra la prosecuzione delle politiche progressiste e quello che ha definito il rischio di una «ola ultraderechista» capace, secondo la sua lettura politica, di far arretrare il Paese.
Sánchez ha dunque trasformato la sconfitta parlamentare sulla casa in una questione più ampia: secondo il premier, il problema non è soltanto l’esito di una singola votazione, ma la difficoltà strutturale dell’attuale maggioranza di approvare le misure necessarie per governare.
Perché Sánchez ha deciso di anticipare il voto
Il detonatore immediato è stato il voto del Congresso sui due decreti riguardanti la casa. Il Governo aveva puntato su misure per affrontare gli sfratti e la speculazione immobiliare, mentre nel Paese cresceva la pressione sociale sul tema dell’accessibilità degli alloggi.
La bocciatura è arrivata grazie a una convergenza parlamentare tra PP, Vox e Junts. Proprio il ruolo di Junts è particolarmente significativo: il partito catalano era stato determinante in diverse precedenti votazioni e il suo mancato sostegno ha ulteriormente evidenziato la fragilità della maggioranza parlamentare.
La crisi abitativa è diventata negli ultimi mesi una delle questioni più sensibili della politica spagnola. Le proteste per il costo delle abitazioni si sono intensificate e a Madrid una manifestazione ha portato in strada decine di migliaia di persone.
La casa diventa il centro della campagna
È proprio sulla casa che Sánchez vuole costruire una parte importante del confronto elettorale.
Il premier sostiene che l’attuale Parlamento non sia più in grado di dare una risposta efficace al problema dell’accesso a un’abitazione dignitosa. La bocciatura dei decreti ha quindi rappresentato, nella sua lettura, la dimostrazione concreta del blocco politico.
L’opposizione, naturalmente, interpreta la scelta in modo diverso. PP e Vox si preparano a trasformare il voto del 29 novembre in un giudizio sull’intera esperienza del Governo Sánchez, mentre Junts si presenta ancora una volta come una forza decisiva nel determinare gli equilibri parlamentari.
I protagonisti del voto
Il confronto vedrà nuovamente al centro Pedro Sánchez per il PSOE e Alberto Núñez Feijóo per il Partido Popular. Anche Santiago Abascal sarà candidato per Vox.
A sinistra del PSOE, invece, lo scenario è in trasformazione. Yolanda Díaz ha annunciato che non sarà candidata, mentre Irene Montero ha manifestato la propria disponibilità a guidare una candidatura unitaria. Sumar ha inoltre annunciato la presentazione del nuovo Frente Amplio per il 17 ottobre.
Il quadro rende particolarmente importante la capacità delle forze progressiste di arrivare al voto con un’offerta politica coordinata.
Il calendario verso il 29 novembre
La convocazione anticipata apre ora un calendario elettorale molto serrato. Secondo il calendario previsto dalla normativa elettorale spagnola, le candidature dovrebbero essere presentate tra il 21 e il 26 ottobre, mentre la proclamazione delle liste è prevista per il 2 novembre. La campagna elettorale partirà il 13 novembre e durerà 15 giorni.
Il 29 novembre gli spagnoli saranno quindi chiamati a scegliere la nuova composizione del Congresso e del Senato.
La campagna sarà breve ma destinata a essere particolarmente intensa. I temi centrali saranno la casa, l’economia, l’immigrazione, i servizi pubblici, la politica territoriale e il rapporto con l’Unione europea.
Una legislatura arrivata al punto di rottura
La scelta di Sánchez arriva dopo un fine settimana di riflessione e consultazioni con ministri e dirigenti del PSOE. Fino a pochi giorni fa il premier aveva lasciato aperta la possibilità di proseguire la legislatura cercando nuovi accordi parlamentari.
La bocciatura dei decreti sulla casa ha però cambiato radicalmente il quadro.
Il 29 novembre diventa così la data di una nuova sfida politica nazionale. Da una parte Sánchez cercherà di trasformare il voto in una richiesta di un mandato parlamentare più solido per affrontare la crisi abitativa e proseguire la sua agenda. Dall’altra, PP e Vox puntano a capitalizzare il logoramento del Governo, mentre a sinistra del PSOE si apre una fase di riorganizzazione.
La parola passa ora agli elettori spagnoli.
