Francia, la protesta esplode nei licei: 1.207 istituti coinvolti. Gli studenti non si fermano

La Francia torna a fare i conti con una mobilitazione che attraversa il mondo della scuola e che, nel giro di pochi giorni, ha assunto dimensioni nazionali. Giovedì 1° ottobre sono stati 1.207 i licei perturbati o bloccati, secondo il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray. Un numero che fotografa l’ampiezza raggiunta dalla protesta e che si aggiunge a giornate segnate da manifestazioni, chiusure, scontri e interventi delle forze dell’ordine.

Non tutti gli istituti coinvolti sono rimasti chiusi e il dato dei 1.207 licei non equivale quindi al numero delle scuole chiuse. Ma la cifra restituisce comunque la dimensione della mobilitazione, che ha interessato numerose città francesi.

Venerdì 2 ottobre la protesta è proseguita. Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che 564 istituti erano stati interessati da azioni o perturbazioni nel corso della giornata, mentre il ministro aveva indicato in circa 400 i licei chiusi, su un totale nazionale di circa 3.700. In diversi casi le lezioni sono state trasferite a distanza.

Una protesta che attraversa la Francia

Da Parigi a Lione, da Marsiglia a Nantes, fino a numerosi centri di provincia, la mobilitazione si è manifestata con modalità differenti.

Ci sono stati blocchi davanti agli ingressi degli istituti, cortei, assemblee e presidi. In altri casi la situazione è degenerata in scontri con la polizia, incendi e danneggiamenti.

A Lione, nella mattinata di venerdì, la prefettura ha segnalato 28 istituti interessati da azioni nel dipartimento del Rodano. Attorno al liceo Édouard-Herriot si sono verificati scontri tra un gruppo di giovani e le forze dell’ordine, con barricate, lancio di oggetti e ricorso a gas lacrimogeni.

Nelle Bouches-du-Rhône, invece, oltre 55 istituti non avevano aperto le porte, passando all’insegnamento a distanza per decisione del rettorato dell’accademia di Aix-Marseille.

In Mosella la situazione è stata particolarmente tesa. A Metz e Forbach si sono verificati nuovi confronti tra manifestanti e polizia, mentre a Montigny-lès-Metz un incendio ha interessato il liceo professionale Léonard-de-Vinci. La prefettura aveva già comunicato, per la giornata precedente, 39 arresti e 17 incendi sulla pubblica via.

Quaranta presidi feriti

La dimensione della protesta è accompagnata da un bilancio pesante sul fronte della sicurezza.

Il ministro dell’Istruzione ha riferito che 65 membri del personale dell’educazione nazionale sono rimasti feriti dall’inizio del movimento, tra cui 40 presidi.

È uno degli elementi che hanno spinto il governo a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine attorno agli istituti maggiormente esposti.

La situazione, tuttavia, non è uniforme. Accanto agli episodi violenti ci sono state manifestazioni pacifiche e iniziative nelle quali studenti, genitori e insegnanti hanno espresso le proprie richieste senza incidenti.

Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha infatti distinto la protesta giovanile dagli episodi di violenza, sostenendo che le preoccupazioni espresse dagli studenti debbano essere ascoltate e attribuendo gli episodi più gravi a una minoranza violenta.

Che cosa chiedono gli studenti

Al centro della mobilitazione ci sono soprattutto le condizioni del sistema scolastico.

Tra le questioni sollevate figurano la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, la sostituzione dei docenti assenti, la mancanza di personale educativo e medico-sociale, le condizioni di alcuni edifici scolastici e le difficoltà legate ai trasporti.

La protesta nasce dunque da una combinazione di problemi concreti che riguardano la quotidianità degli studenti e il funzionamento degli istituti.

Il movimento non si presenta però come un fronte completamente omogeneo. Le modalità di protesta cambiano da città a città e, soprattutto, gli episodi di violenza hanno finito per sovrapporsi alla mobilitazione propriamente studentesca.

La linea del governo

Il governo francese si trova così davanti a una doppia emergenza: da una parte una protesta giovanile di dimensioni nazionali, dall’altra una serie di episodi che hanno coinvolto forze dell’ordine, personale scolastico e strutture pubbliche.

Geffray ha incontrato le organizzazioni degli studenti e dei genitori e ha chiesto anche alle famiglie di intervenire per evitare che i ragazzi vengano coinvolti negli episodi più pericolosi. Il ministro ha sottolineato che molti dirigenti scolastici hanno riferito di aver avuto di fronte, durante gli episodi violenti, persone che non riconoscevano come propri studenti.

Darmanin ha inoltre riferito di circa 2.000 persone poste in custodia cautelare dall’inizio della mobilitazione, per il 90% minorenni, secondo il bilancio fornito dal governo. Il ministro ha detto di temere una possibile escalation degli episodi di violenza nei prossimi giorni.

Parigi, Lione, Marsiglia: la tensione sale

In Île-de-France, secondo i dati regionali riportati dal ministero, 55 licei sono stati teatro di violenze, scontri o danneggiamenti nella mattinata di venerdì. Quasi 50 ingressi o sistemi di accesso agli istituti risultavano danneggiati dall’inizio delle proteste.

A Parigi si sono inoltre verificati incendi agli ingressi di alcuni licei, mentre nella regione Auvergne-Rhône-Alpes il presidente regionale ha stimato provvisoriamente danni tra 25 e 30 milioni di euro, comprendendo scuole, aree circostanti e veicoli danneggiati. Si tratta, in questo caso, di una stima politica e amministrativa ancora provvisoria, non di un bilancio definitivo.

La protesta guarda già alla prossima settimana

Il punto politicamente più delicato è quello che riguarda il futuro della mobilitazione.

Le organizzazioni studentesche hanno deciso di proseguire la protesta e una nuova giornata di mobilitazione è prevista per martedì 6 ottobre. Il governo teme che, accanto alla protesta scolastica, possano svilupparsi ulteriori episodi di violenza urbana.

La Francia entra così in una nuova fase di tensione sociale nella quale la scuola è diventata il principale punto di aggregazione della protesta giovanile.

1.207 licei coinvolti in una sola giornata, circa 400 istituti chiusi venerdì e centinaia di altri interessati da blocchi o perturbazioni: sono numeri che mostrano quanto rapidamente il movimento si sia esteso.

Ma dentro quei numeri convivono realtà differenti: studenti che manifestano per chiedere cambiamenti nella scuola, assemblee e cortei pacifici, istituti costretti alla didattica a distanza e, in alcuni luoghi, episodi di violenza e danneggiamento.

La sfida per le autorità francesi sarà quindi duplice: rispondere alle rivendicazioni degli studenti e impedire che la protesta venga accompagnata da una nuova escalation di violenza.

Per ora, una cosa appare certa: la mobilitazione non si è esaurita. E la Francia guarda già a martedì 6 ottobre, quando il movimento tornerà nelle strade.