Francesco Mannarino: «Il giornalismo deve stare sul pezzo, ma senza rinunciare alla verifica»

Oltre 25 anni nel mondo dell’informazione, una laurea in economia e una scelta professionale che lo ha portato a costruire una delle esperienze editoriali più riconoscibili dell’informazione calabrese online. Francesco Mannarino è stato protagonista di una lunga conversazione dedicata al giornalismo, alla comunicazione e al modo in cui oggi si racconta la Calabria.

Al centro del suo intervento c’è una parola: responsabilità.

Mannarino, che ha ricordato di aver iniziato il proprio percorso professionale sulla carta stampata e di essere poi stato tra i protagonisti della nascita di Calabria Diretta News, ha raccontato una trasformazione che ha attraversato insieme al mondo dell’informazione: dalla stagione dei giornali cartacei all’esplosione del web, fino all’attuale fase dominata dai social network e dall’intelligenza artificiale.

«Bisogna stare sul pezzo», ha spiegato, indicando uno dei principi che guidano il lavoro della redazione. Ma essere tempestivi, secondo Mannarino, non significa pubblicare qualsiasi cosa pur di arrivare primi.

La velocità deve essere accompagnata dalla verifica delle fonti, dalla capacità di distinguere ciò che è realmente una notizia e dalla consapevolezza delle conseguenze che una pubblicazione può avere.

La nascita di Calabria Diretta News

Mannarino ha ricordato gli inizi di Calabria Diretta News, nata da una scommessa condivisa con Gian Paolo e Stefania, in un periodo nel quale il giornalismo digitale era ancora lontano dall’attuale centralità.

«Ero incuriosito dal web e mi rendevo conto che stavamo molto più tempo al telefono», ha raccontato, ricordando come già allora fosse evidente che il modo di informarsi stava cambiando rapidamente.

Da quella intuizione è nata Calabria Diretta News, con l’obiettivo di costruire un’informazione calabrese capace di seguire quotidianamente il territorio.

Nel tempo la testata ha costruito una propria squadra e un metodo di lavoro fondato sulla presenza costante sui fatti.

«Il giornalismo deve stare sul pezzo», ha ribadito Mannarino, spiegando che il compito della redazione non è soltanto battere sul tempo gli altri, ma capire cosa sia realmente pubblicabile e verificarlo prima della diffusione.

«Una notizia può cambiare la vita di una persona»

È probabilmente questo il passaggio più significativo della riflessione di Mannarino.

Chi fa informazione, ha spiegato, non tratta semplicemente fatti astratti, ma racconta la vita delle persone. Una notizia errata, una fotografia alterata o una ricostruzione non verificata possono produrre conseguenze molto concrete.

La questione diventa ancora più delicata nell’epoca dell’intelligenza artificiale, che consente di modificare immagini e contenuti e di produrre con grande facilità rappresentazioni della realtà difficili da distinguere da quelle autentiche.

Per questo Mannarino insiste sulla necessità di controllare le fonti.

«Vediamo chi ha scritto questa notizia, vediamo la fonte», è il metodo che indica anche per il consumo quotidiano dell’informazione.

L’autorevolezza, secondo il giornalista, non può essere data per scontata. Deve essere costruita attraverso il lavoro quotidiano e soprattutto attraverso la capacità di essere verificabili.

Prima la notizia, poi il clic

Un altro elemento della sua riflessione riguarda il rapporto tra giornalismo e algoritmi.

Mannarino non nasconde l’importanza della visibilità online, ma sostiene che il giornalista non debba sacrificare la qualità di un contenuto alla ricerca del clic.

La scelta di un titolo, una parola, una virgola possono modificare il significato di una notizia. E per questo, secondo Mannarino, vale la pena perdere qualche minuto in più per controllare un contenuto.

Anche a costo di ottenere meno traffico.

Il principio è semplice: una notizia deve essere pubblicata perché è vera, verificata e rilevante, non soltanto perché può generare visualizzazioni.

Raccontare la Calabria oltre gli stereotipi

Mannarino ha poi affrontato uno dei temi che caratterizzano maggiormente la sua attività: il modo di comunicare la Calabria.

La sua posizione non è quella di negare le difficoltà del territorio, ma di contestare una narrazione esclusivamente negativa.

Secondo Mannarino, accanto ai problemi devono trovare spazio anche le imprese, i professionisti, la ricerca, gli eventi, il turismo, la cultura e tutte quelle realtà che contribuiscono a costruire un’immagine diversa della regione.

Tra gli esempi citati c’è Scirubetta, evento dedicato al gelato artigianale che ha coinvolto partecipanti provenienti anche dall’estero.

Per Mannarino, eventi di questa dimensione devono essere comunicati per quello che rappresentano, senza complessi di inferiorità rispetto alle grandi città del Nord.

«Cominciamo a raccontare il bello di questa terra», è il senso della sua riflessione.

Una comunicazione positiva, però, non significa nascondere i problemi. Significa affiancare alla denuncia anche la capacità di individuare e raccontare ciò che funziona.

«Ci vuole anche l’umanità»

Parlando del proprio lavoro nella comunicazione, Mannarino ha sottolineato che non bastano competenze tecniche e contatti.

«Ci vuole anche l’umanità, il cuore», ha spiegato.

È una concezione della comunicazione costruita sulla relazione e sulla capacità di comprendere il valore delle persone e delle realtà che vengono raccontate.

Da qui anche il riferimento alle esperienze maturate in oltre 25 anni di attività, durante i quali Mannarino ha lavorato tra giornalismo, comunicazione, eventi e moderazione.

Una carriera partita dalla carta stampata e arrivata al digitale, senza però perdere quello che considera il principio fondamentale del mestiere: la credibilità.

La credibilità come responsabilità

Mannarino ha raccontato anche la propria esperienza negli incontri pubblici e nelle scuole, spiegando quanto sia importante pesare ogni parola quando chi ascolta considera il comunicatore una fonte credibile.

È una responsabilità che, secondo il giornalista, riguarda non soltanto la stampa tradizionale, ma tutto l’ecosistema dell’informazione contemporanea.

Oggi un contenuto può essere ripreso, condiviso, modificato e rilanciato in pochi secondi. Una frase pronunciata davanti a una telecamera può continuare a circolare molto tempo dopo la fine di una trasmissione.

Per questo, sostiene Mannarino, il giornalista deve essere ancora più consapevole del peso delle proprie parole.

Un giornalismo che guarda al futuro

La riflessione di Francesco Mannarino parte dunque dalla storia di Calabria Diretta News, ma arriva a una questione più ampia: quale debba essere il ruolo del giornalista nell’epoca dell’intelligenza artificiale e dell’informazione istantanea.

La risposta che emerge dalla conversazione è legata a tre parole: rapidità, verifica e responsabilità.

Stare sul pezzo, ma senza farsi travolgere dalla corsa al clic. Utilizzare le nuove tecnologie, ma senza rinunciare al controllo umano. Raccontare i problemi, ma anche le realtà positive.

E soprattutto ricordare che dietro ogni notizia ci sono persone reali.

È questa, per Mannarino, la differenza tra la semplice produzione di contenuti e il giornalismo.