Viareggio. Massimo Alparone, la vita di lusso raccontata in tv porta ai controlli della Finanza: contestati 377mila euro
Massaggi, auto di lusso, gioielli acquistati nelle boutique più prestigiose della Versilia e la possibilità, raccontata in televisione, di spendere fino a 30mila euro in una sola giornata. È il tenore di vita mostrato davanti alle telecamere da Massimo Alparone, imprenditore viareggino, la cui posizione è stata successivamente approfondita dalla Guardia di finanza.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, proprio quell’apparizione televisiva avrebbe attirato l’attenzione degli investigatori. Il tenore di vita raccontato dall’imprenditore sarebbe apparso non coerente con quanto emergeva dalle dichiarazioni dei redditi, dando origine agli accertamenti.
Le verifiche sono state successivamente estese a un’associazione sportiva dilettantistica attiva nel settore delle palestre, alla quale Alparone sarebbe stato legato nel tempo sia come dipendente sia come rappresentante legale.
Secondo la Guardia di finanza, nell’arco di cinque anni l’associazione avrebbe omesso di dichiarare 376.963 euro di redditi, mentre sarebbe stata contestata anche un’Iva pari a 101.854 euro.
Al centro degli accertamenti c’è il ricorso al regime fiscale agevolato previsto per gli enti senza scopo di lucro. Secondo gli investigatori, tuttavia, le modalità con cui veniva svolta l’attività avrebbero presentato caratteristiche riconducibili a un’impresa commerciale.
La ricostruzione riguarda anche una seconda società che, secondo la Finanza, sarebbe riconducibile allo stesso rappresentante legale. Attraverso i canoni per la locazione dei macchinari sarebbero state trasferite somme dalla palestra alla società collegata.
Gli investigatori avrebbero inoltre preso in considerazione la creazione di un marchio proprio e la vendita alla clientela di merchandising di fascia alta. Elementi che, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, contribuirebbero a mettere in discussione la natura non commerciale dell’associazione.
Al termine degli accertamenti, l’associazione è stata riqualificata fiscalmente come impresa commerciale, con il conseguente disconoscimento delle agevolazioni fiscali precedentemente applicate.
La vicenda, dunque, nasce da un’apparizione televisiva nella quale veniva raccontato un elevato tenore di vita e prosegue con un controllo fiscale che ha riguardato anche l’attività della palestra e i rapporti con società collegate.
Le somme indicate sono quelle contestate dalla Guardia di finanza nell’ambito degli accertamenti fiscali e non rappresentano, da sole, una definitiva affermazione di responsabilità penale.
