AfD al 40% in Sassonia-Anhalt: il voto che può scuotere l’Europa, da Le Pen a Vannacci
A poco più di una settimana dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, il dato che arriva dalla Germania ha tutte le caratteristiche per essere considerato un segnale politico di portata europea. L’AfD, Alternative für Deutschland, continua a essere nettamente in testa nei sondaggi e, secondo l’ultimo Politbarometer Extra realizzato dalla Forschungsgruppe Wahlen per la ZDF, raggiunge il 40%, mentre la CDU del ministro-presidente uscente Sven Schulze si ferma al 23%. Seguono Die Linke con il 13%, la SPD con il 9% e i Verdi con il 6%, mentre BSW e FDP sono accreditati del 3% e resterebbero quindi sotto la soglia del 5%. Le elezioni si terranno il 6 settembre.
Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con un’altra rilevazione. Anche il sondaggio Infratest dimap per ARD colloca infatti l’AfD oltre il 40%, al 42%, con la CDU al 22%. Non siamo dunque davanti a una singola rilevazione anomala, ma a una tendenza che, a pochi giorni dal voto, conferma la straordinaria forza elettorale raggiunta dal partito nell’Est della Germania.
Dire però che l’AfD è pronta a “conquistare la Sassonia-Anhalt” richiede una precisazione. Il 40% non significa automaticamente maggioranza assoluta dei seggi e non garantisce quindi la possibilità di formare un governo autonomamente. Il sistema elettorale e soprattutto la soglia di sbarramento possono modificare la distribuzione dei seggi e, allo stato attuale, l’AfD potrebbe risultare il primo partito senza avere i numeri sufficienti per governare da sola.
È proprio questa la principale incognita del voto del 6 settembre. Se l’AfD dovesse confermare una percentuale intorno al 40%, potrebbe rivendicare un mandato politico enorme, ma dovrebbe comunque fare i conti con il rifiuto degli altri partiti di entrare in coalizione con essa. La CDU, la SPD e gli altri partiti tradizionali hanno finora mantenuto il cosiddetto “Brandmauer”, il cordone politico che impedisce accordi di governo con l’AfD. Il paradosso sarebbe quindi quello di avere il partito più votato escluso dalla possibilità di guidare l’esecutivo.
Ma proprio questo paradosso potrebbe trasformarsi nel principale tema politico della Germania. Perché un’AfD vicina al 40% non può più essere descritta semplicemente come una forza di protesta marginale. Il partito ha ormai raggiunto una dimensione elettorale che lo colloca al centro della competizione politica almeno in una parte significativa dell’Est del Paese. Se riuscisse a trasformare il consenso elettorale in una concreta esperienza di governo regionale, il significato sarebbe ancora più importante.
Il candidato dell’AfD alla guida della Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund, sta infatti conducendo una campagna orientata proprio a dimostrare che il partito può passare dall’opposizione al governo. È una strategia che punta a presentare l’AfD come una forza capace di amministrare un Land e non soltanto di raccogliere il voto di protesta. Reuters ha sottolineato il tentativo di Siegmund di costruire un’immagine più rassicurante rispetto alla tradizionale comunicazione della destra radicale tedesca, mantenendo però posizioni molto dure su immigrazione, sicurezza, energia e politica nazionale.
La partita è diventata talmente delicata da coinvolgere direttamente il cancelliere Friedrich Merz. Il leader della CDU ha avvertito che una vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt potrebbe avere conseguenze anche economiche, arrivando a sostenere che un governo regionale guidato dal partito potrebbe scoraggiare gli investimenti stranieri. Al di là della fondatezza o meno di questa previsione, il fatto politicamente rilevante è che la leadership nazionale tedesca considera ormai l’appuntamento del 6 settembre una questione che va ben oltre i confini del Land.
Esiste però un altro elemento del sondaggio ZDF che merita attenzione. Quando agli elettori viene chiesto chi vorrebbero come ministro-presidente, il candidato della CDU Sven Schulze risulta più popolare di Ulrich Siegmund: 48% contro 32%. Inoltre, una maggioranza degli intervistati non sarebbe favorevole a un governo guidato esclusivamente dall’AfD. La forza elettorale del partito, quindi, non coincide ancora con una maggioranza sociale favorevole alla sua assunzione diretta del potere.
È una distinzione importante perché consente di evitare una lettura semplicistica. La domanda non è soltanto se l’AfD arriverà prima alle elezioni, perché oggi questa possibilità appare molto concreta. La domanda decisiva sarà piuttosto cosa accadrà dopo. Un risultato vicino al 40% potrebbe mettere gli altri partiti davanti a un problema politico enorme: mantenere il cordone sanitario e cercare una maggioranza alternativa oppure accettare, direttamente o indirettamente, che il partito più votato abbia un ruolo nella formazione del governo.
Qualunque sia la soluzione, il risultato avrebbe conseguenze nazionali. L’AfD potrebbe presentarsi come la forza capace di rompere il sistema tradizionale delle coalizioni e sostenere che l’esclusione dal governo di un partito votato da quattro elettori su dieci rappresenti una contraddizione democratica. Gli altri partiti, al contrario, potrebbero utilizzare proprio la Sassonia-Anhalt per dimostrare che vincere le elezioni non significa automaticamente poter governare e che il cordone politico nei confronti dell’estrema destra rimane un elemento centrale della politica tedesca.
È qui che il voto tedesco assume una dimensione europea. La crescita dell’AfD si inserisce infatti in una fase nella quale le forze della destra radicale e sovranista stanno cercando in diversi Paesi di trasformare il consenso di protesta in una vera alternativa di governo. La Francia rappresenta probabilmente il caso più evidente. Marine Le Pen e il Rassemblement National hanno costruito negli ultimi anni una strategia di progressiva normalizzazione e puntano apertamente alla conquista del potere nazionale. Il percorso francese non è identico a quello tedesco e i rapporti tra Rassemblement National e AfD sono stati tutt’altro che semplici, tanto che Le Pen ha preso le distanze dal partito tedesco nel 2024. Ma il fenomeno politico generale è comparabile: una destra un tempo considerata marginale è ormai diventata una componente strutturale della competizione elettorale.
L’Italia presenta una situazione ancora diversa, ma proprio per questo interessante. Il riferimento a Roberto Vannacci va inserito nel quadro più ampio della riorganizzazione della destra europea. Vannacci non è la versione italiana dell’AfD e il suo progetto politico non può essere sovrapposto automaticamente a quello del partito tedesco. La sua collocazione nel Parlamento europeo e i rapporti con l’area della destra sovranista continentale, tuttavia, fanno sì che un eventuale successo dell’AfD venga osservato con attenzione anche dagli alleati europei del movimento di Vannacci.
Il punto non è dunque immaginare un’identità politica perfetta tra AfD, Le Pen e Vannacci. Le differenze sono numerose e riguardano programmi, storia, leadership e rapporto con i rispettivi sistemi politici nazionali. Il punto è capire se esista uno spazio europeo comune per forze che insistono su sovranità nazionale, controllo dell’immigrazione, sicurezza, critica alle élite politiche tradizionali e revisione del rapporto con le istituzioni dell’Unione europea.
Da questo punto di vista, la Sassonia-Anhalt potrebbe diventare un laboratorio politico di enorme interesse. Se l’AfD dovesse ottenere un risultato intorno al 40%, dimostrerebbe di essere in grado di raccogliere una quota di consenso che, in altri contesti, sarebbe sufficiente a garantire una posizione dominante. Se poi riuscisse anche a entrare al governo, l’effetto sarebbe ancora più forte: per la prima volta una formazione della destra radicale tedesca potrebbe dimostrare concretamente la propria capacità di amministrare un Land.
Non bisogna però confondere il risultato regionale con una imminente conquista della Germania. L’Est tedesco ha caratteristiche politiche e sociali specifiche e la forza dell’AfD è particolarmente marcata in queste regioni. Tuttavia, un successo in Sassonia-Anhalt avrebbe un valore simbolico che difficilmente potrebbe essere confinato a Magdeburgo. Il partito potrebbe utilizzarlo come prova della propria capacità di governo e come trampolino per la successiva competizione nazionale.
È questo il motivo per cui il 6 settembre sarà osservato con attenzione anche fuori dalla Germania. A Parigi si guarderà al risultato per capire quanto sia possibile trasformare la crescita della destra radicale in una conquista effettiva del potere. In Italia lo seguiranno anche le forze che, come quella di Vannacci, cercano di costruire uno spazio politico più marcatamente sovranista e identitario. E a Bruxelles il risultato potrebbe riaprire il dibattito sulla progressiva normalizzazione delle forze che fino a pochi anni fa erano considerate estranee al perimetro del governo europeo.
La vera notizia, dunque, non è soltanto che l’AfD oggi vola al 40%. È che una formazione della destra radicale tedesca può arrivare a pochi giorni da un’elezione regionale con una forza tale da rendere plausibile non soltanto la vittoria, ma anche la possibilità di trasformare quella vittoria in potere politico. Il 6 settembre si capirà se i sondaggi avranno fotografato una protesta momentanea o un cambiamento strutturale dell’elettorato.
E se l’AfD dovesse confermare quei numeri, la domanda non riguarderà più soltanto la Sassonia-Anhalt. Riguarderà la Germania, la Francia di Le Pen, l’Italia di Vannacci e, più in generale, l’intera Europa: fino a che punto le forze della destra radicale sono ormai diventate una possibile alternativa di governo?
