Ranucci fuori da Report attacca i suoi successori: «Mortificano le professionalità»

La Rai lo ha rimosso dalla conduzione di Report e Sigfrido Ranucci reagisce con una dichiarazione durissima. Ma nelle parole del giornalista c’è anche un passaggio destinato a far discutere: Ranucci non si limita a contestare la decisione dell’azienda, ma squalifica pubblicamente i due colleghi scelti per prendere il suo posto, sostenendo che la loro nomina «mortifica le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico».

Una presa di posizione pesante nei confronti di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, i due giornalisti individuati dalla Rai per la nuova conduzione del programma. Un giudizio che arriva ancora prima del loro debutto e che rischia di trasformare il passaggio di consegne in uno scontro interno alla redazione e al servizio pubblico.

Ranucci racconta di aver appreso della sospensione dalla conduzione attraverso l’Ansa e attribuisce la decisione alla pressione esercitata da una campagna mediatica che, a suo giudizio, avrebbe messo in discussione la credibilità di Report. Il giornalista parla di «2800 articoli in due mesi» pubblicati da giornali del gruppo Angelucci e da testate considerate vicine al governo, accusando anche quello che definisce «fuoco amico della Rai».

Secondo Ranucci, il «gioco è fatto» e la scelta dei nuovi conduttori rappresenterebbe il risultato di questa pressione.

Il giornalista, però, va oltre la critica alla Rai e alla decisione aziendale. Nel passaggio più polemico del suo messaggio, mette direttamente in discussione la scelta dei suoi successori, affermando che la loro presenza alla guida di Report «mortifica» le professionalità che hanno costruito la storia della trasmissione.

Una frase destinata inevitabilmente a pesare sul futuro del programma, perché arriva da chi per trent’anni ne è stato uno dei volti principali e che ora lascia la conduzione in un momento di forte tensione.

Ranucci non considera comunque conclusa la propria battaglia. «Il mio non è un addio», scrive, annunciando che continuerà la sua attività al di fuori della conduzione di Report e definendo quella per la libertà di stampa «la battaglia più importante della mia vita».

Nel suo messaggio accusa inoltre chi governa di non tollerare «il giornalismo libero e i magistrati indipendenti» e conclude rivolgendosi al pubblico che lo ha seguito per tre decenni: «Vi voglio bene, grazie per la vostra passione e dedizione che mi ha accompagnato per 30 anni».

Resta ora da capire quale sarà la risposta dei nuovi conduttori e, soprattutto, quale clima accompagnerà la nuova stagione di Report. Perché una cosa è contestare la scelta della Rai; un’altra è delegittimare in anticipo i giornalisti chiamati a raccogliere il testimone. E proprio questo è il punto della dichiarazione di Ranucci che sta facendo più discutere.