Gianni Alemanno: «Il drone abbattuto in Lettonia era ucraino, serve fermare questa follia»

L’abbattimento di un drone da parte di caccia italiani impegnati nella sorveglianza dello spazio aereo della NATO in Lettonia riaccende il dibattito politico sulla guerra in Ucraina e sul coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica.

A intervenire con una posizione fortemente critica è Gianni Alemanno, che in un messaggio sui social sostiene che il drone intercettato e abbattuto fosse di provenienza ucraina. Secondo l’ex sindaco di Roma, dopo le prime ore di grande attenzione sull’episodio, la vicenda sarebbe progressivamente scomparsa dal dibattito pubblico.

«Per qualche ora è stata eccitazione: i nostri caccia che difendono l’Europa dalla minaccia russa. Poi la verità ha rovinato la narrazione: quel drone era ucraino», afferma Alemanno.

Il punto centrale della sua riflessione riguarda proprio la lettura dell’incidente. Alemanno contesta l’idea che l’episodio possa essere utilizzato come ulteriore prova di una imminente minaccia russa nei confronti dell’Europa. A suo giudizio, la narrazione di un possibile allargamento della guerra al territorio europeo rischierebbe di alimentare ulteriormente una situazione già estremamente pericolosa.

«Ci stiamo inventando un pericolo che non esiste», sostiene Alemanno, mettendo in discussione la valutazione della minaccia russa da parte di NATO e Unione Europea.

Nel suo intervento, l’ex sindaco di Roma allarga quindi il ragionamento alla gestione complessiva del conflitto. Secondo la sua posizione, il protrarsi della guerra sta provocando un costo umano ed economico sempre più pesante, sia per la popolazione ucraina sia per quella russa.

Alemanno richiama inoltre l’impegno finanziario dei Paesi occidentali a sostegno dell’Ucraina, sostenendo che le risorse destinate al conflitto rappresentino un peso significativo anche per l’economia italiana.

«Continuano a morire persone russe e ucraine. E ogni giorno bruciamo una quantità di denaro insostenibile, che è una delle cause della crisi economica italiana», afferma.

Le parole di Alemanno si inseriscono dunque nel dibattito, sempre più acceso, sulle conseguenze dell’assistenza militare all’Ucraina e sul ruolo dell’Italia nella sicurezza del fianco orientale della NATO.

La vicenda del drone, al di là delle diverse interpretazioni politiche, assume in questo contesto un valore particolarmente delicato. Un incidente nello spazio aereo di un Paese NATO può infatti alimentare timori di un’escalation, soprattutto in una fase nella quale la guerra tra Russia e Ucraina continua a produrre conseguenze anche al di fuori dei territori direttamente coinvolti nel conflitto.

Alemanno, tuttavia, invita a cambiare prospettiva e a considerare l’episodio come un ulteriore motivo per intensificare gli sforzi diplomatici.

«Questa è una follia che dobbiamo fermare. Serve una pace giusta in Ucraina, e serve adesso», conclude.

La sua presa di posizione rilancia così una domanda destinata a rimanere al centro del confronto politico: fino a che punto l’Europa dovrà continuare a sostenere militarmente l’Ucraina e quale spazio dovrà essere riservato alla diplomazia per arrivare a una soluzione del conflitto?