Da Francavilla Angitola a Roma: la vita straordinaria di Franco Torchia tra storia, famiglia e passioni

Il viaggio umano e culturale del professore, scrittore e ricercatore calabrese ospite di “L’Approfondimento” di Fast News Platform

Dalla Calabria a Roma, dai ricordi di un giovane studente arrivato nella Capitale con una valigia piena di sogni fino alla maturità di uomo, padre, studioso e autore. È il percorso raccontato da Franco Torchia, protagonista dell’ultima puntata di “L’Approfondimento” di Fast News Platform, intervistato dal direttore Antonio Nesci insieme a Liliana Di Masi dall’Argentina.

Un racconto fatto di “rette parallele”, come lo stesso programma ha definito il cammino di Torchia: strade diverse che si sono intrecciate tra cultura, amministrazione pubblica, famiglia, sport e ricerca storica.

Dalla Calabria alla Capitale: il salto a 19 anni

Franco Torchia nasce a Francavilla Angitola, in Calabria, ma la sua vita cambia quando, appena terminato il liceo, decide di trasferirsi a Roma.

“Arrivai a Roma a 19 anni – racconta – con la valigia, come tanti giovani calabresi di quegli anni. Era un’Italia diversa, i viaggi erano lunghi, i treni erano quelli dell’emigrazione verso il Nord e verso la Capitale”.

Un trasferimento legato anche all’amore: a Roma avrebbe costruito la sua famiglia insieme alla moglie Teresa, pedagogista e insegnante, protagonista di una lunga carriera nella scuola romana durata oltre quarant’anni.

La passione per gli studi e la laurea in Lettere

Torchia racconta il legame profondo con la cultura umanistica. Dopo un percorso professionale nell’amministrazione dell’Interno, non abbandona mai la passione per la storia e la letteratura.

La laurea in Lettere arriva con il massimo dei voti, attraverso un percorso impegnativo portato avanti anche mentre cresceva la famiglia.

“Ho studiato di notte, con i bambini piccoli – ricorda – perché sentivo il bisogno di completare quel percorso che i miei genitori avevano sempre desiderato per me”.

Tra gli studi più importanti, la ricerca dedicata alla storia del movimento cooperativo in Calabria, che lo porterà a partecipare a incontri e convegni accademici, grazie a un lavoro di ricerca negli archivi storici e nei documenti dell’epoca.

Il giovane romano tra università, judo e anni difficili

Roma negli anni Settanta e Ottanta era una città complessa, segnata dagli anni di piombo. Torchia ricorda una Capitale intensa, dove il mondo universitario era attraversato da forti tensioni politiche.

Ma racconta anche il lato più bello della giovinezza: lo sport, il teatro, la scoperta della città.

Tra le sue passioni il judo, praticato nella zona del Verano.

“Il judo mi ha insegnato il rispetto dell’avversario – spiega – non è uno sport di aggressione, ma di equilibrio e difesa”.

Una filosofia che Torchia porta ancora oggi nella vita: evitare lo scontro, scegliere il dialogo, comprendere che la forza non è nella violenza ma nella capacità di controllarsi.

Il calcio e il cuore diviso tra Calabria e Roma

Durante l’intervista non poteva mancare il calcio, una delle grandi passioni italiane.

Torchia racconta il suo legame con il Catanzaro, squadra della sua terra, ma anche il rapporto con la Roma, città che lo ha accolto.

“Ho sempre avuto rispetto per la città che mi ospitava – racconta – e alla fine anche il cuore è diventato giallorosso”.

In famiglia però la passione calcistica è un vero derby: moglie e figlie sono romaniste, mentre lui ammette una simpatia anche per la Juventus, eredità del tradizionale legame tra molti tifosi calabresi e il club bianconero.

L’emozione più grande: diventare padre

Uno dei momenti più intensi dell’intervista riguarda la famiglia.

Torchia racconta la nascita delle sue due figlie, Francesca e Silvia, e soprattutto l’emozione della prima volta da padre.

“Ricordo quella sera all’Isola Tiberina. Ho assistito alla nascita, ho visto uscire quei capelli neri e ho preso mia figlia tra le braccia. È un’emozione che resta per sempre”.

La scelta dei nomi racconta anche il legame con la storia e la tradizione: Francesca richiama la devozione francescana, mentre Silvia guarda alla Roma antica e alla figura di Rea Silvia.

Un libro tra fede, storia e memoria

Durante la trasmissione è stata mostrata anche in anteprima la copertina del nuovo libro di Franco Torchia, un’opera che unisce ricerca storica, memoria e spiritualità.

Un lavoro che, come raccontato dall’autore, non è soltanto un testo religioso o devozionale, ma anche un viaggio dentro fatti e vicende collocati tra il 1924 e il 1927.

“Ci sono storie che appartengono alla memoria collettiva – spiega Torchia – e che meritano di essere riportate alla luce”.

Una vita ancora piena di progetti

Il percorso raccontato a Fast News Platform è quello di un uomo che ha attraversato epoche diverse: la Calabria dell’infanzia, la Roma della giovinezza, la famiglia, la scuola, la ricerca storica e la scrittura.

Una storia fatta di incontri, studio e passioni, con ancora molte pagine da scrivere.

“Le rette parallele della vita di Franco Torchia” è il ritratto di un uomo che non ha mai smesso di cercare nuove strade, mantenendo saldo il legame con le proprie radici calabresi e con la città che lo ha adottato: Roma.