Maurizio Bonanno, mezzo secolo di giornalismo: dalla radio alla frana di Maierato, il giornalista che ha raccontato la Calabria al mondo

Un viaggio lungo cinquant’anni nel mondo dell’informazione, tra radio libere, televisione, cronaca, cultura e grandi storie della Calabria. È quello raccontato da Maurizio Bonanno durante la puntata de “L’Approfondimento” del venerdì, protagonista di un’intervista dedicata alla sua carriera, ai suoi ricordi e agli episodi che hanno segnato il suo percorso professionale.

A introdurre l’incontro il conduttore Antonio Nesci, che ha ricordato anche il clima internazionale legato alla finale del Mondiale tra Argentina e Spagna, collegandosi con Liliana Di Masi dall’Argentina e con Domenico Nardo dall’Italia.

Il racconto si è poi spostato sulla lunga carriera di Bonanno, definito uno dei decani dell’informazione calabrese. Una carriera iniziata nel 1976, negli anni della nascita delle radio libere in Italia.

«Io faccio 50 anni di giornalismo, la prima volta con un microfono in radio risale al 1976, anche se il microfono l’ho preso anche prima facendo spettacoli», ha raccontato.

Il suo ingresso nel mondo radiofonico avvenne da giovanissimo. «Io nasco come disc jockey radiofonico e poi mi sposto alla redazione», ha spiegato, ricordando gli anni di Radio Calabria, emittente che arrivava da Salerno fino a Messina.

Un episodio curioso segnò l’inizio della sua popolarità: la trasmissione delle dediche musicali. «Mi danno, quasi come una sorta di penitenza, proprio la trasmissione delle dediche. Non l’avessero mai fatto, sono diventato un divo, perché a quei tempi la trasmissione delle dediche era la più seguita in assoluto in qualunque radio».

Quello che sembrava un incarico secondario diventò invece il trampolino di lancio di una carriera straordinaria. Bonanno ricordò anche un concorso nazionale della rivista “TV Sorrisi e Canzoni” dedicato ai dj più amati dell’epoca, nel quale arrivò tra i primi classificati insieme a nomi destinati a diventare celebri, come Claudio Cecchetto.

Dal mondo della radio passò poi al giornalismo, senza mai abbandonare la passione per il microfono. Una passione nata dalla musica.

«Io nasco da un classico ragazzino che studia musica. Ho iniziato così, studiavo musica classica, ho tenuto dei concerti di musica classica, ho avuto l’onore di tenere un concerto suonando l’organo del Duomo di San Luca».

Gli anni Settanta e Ottanta furono anche quelli delle discoteche, degli spettacoli dal vivo e delle piazze calabresi. Bonanno ricordò il rapporto con Filippo Stirparo e con gli Elettrizzanti, raccontando una serata a Soriano Calabro diventata un ricordo indelebile. «Alla fine della serata scesi dal palco di Soriano senza toccare con i piedi terra, mi portarono letteralmente in trionfo».

Nel corso dell’intervista spazio anche alla vita privata e alla storia d’amore con Patrizia Venturino, giornalista e compagna di lavoro. Un rapporto nato negli anni Novanta durante un incontro legato al mondo Lions.

«Lei era una vice presidente, non doveva partecipare alla riunione in Sicilia. In caso vuole che invece il suo presidente non poteva andare, lei fu costretta ad arrivare in Sicilia. Lì ci siamo conosciuti e io ho iniziato un lungo corteggiamento che ha portato poi al suo sì».

Una coppia diventata un punto di riferimento dell’informazione calabrese, unita anche professionalmente. «Lei è la titolare del Cristallo, la nostra casa editrice, quindi in qualche modo è il mio editore, e io sono il direttore editoriale del Cristallo».

Tra i momenti più significativi della carriera di Bonanno c’è sicuramente il servizio sulla frana di Maierato del 2010, immagini diventate patrimonio dell’informazione internazionale.

Il giornalista ha raccontato come nacque quella ripresa straordinaria, realizzata insieme a Patrizia. «Alla telecamera c’era Patrizia, la ripresa è di Patrizia. Noi eravamo lì, erano giorni difficili, c’era pioggia torrenziale e si stavano realizzando in Calabria una serie di frane». Bonanno spiega di essersi accorto di alcuni movimenti anomali del terreno. «A un certo punto mi sono accorto che c’erano dei movimenti strani in una zona precisa dell’area interessata. Ci accorgiamo che in alto un traliccio dell’Enel cade troppo velocemente. Al che ci guardiamo e diciamo: facciamo un gioco. Teniamo la telecamera accesa, microfono acceso». La scelta si rivelò decisiva: la telecamera riuscì a catturare il momento esatto del distacco del terreno. «Riusciamo ad inquadrare la partenza della frana, quindi noi testimoniamo proprio il punto in cui si stacca il terreno e si muove». Quelle immagini fecero il giro del mondo e furono utilizzate anche da università straniere per studi scientifici. «La notizia è l’immagine. La notizia è il racconto in presa diretta. Finché non lo mostri, non cogli il valore di quello che viene fatto».

Bonanno ha poi ricordato un altro episodio drammatico della cronaca calabrese: il caso di Nicholas Green, il bambino americano ucciso in Calabria negli anni Novanta. «Purtroppo questa è una notizia terribile, tristissima, che ha messo al centro dell’informazione internazionale la Calabria in maniera negativa». In quella vicenda Bonanno, allora giovane cronista di Telespazio, si trovò a gestire anche il rapporto con gli inviati arrivati da tutto il mondo. «Mi trovai a gestire, a fare da regista, una serie di inviati che arrivavano da tutto il mondo. Io ero il giornalista di casa che li guidava e che li portava nei luoghi».

Un racconto, quello di Maurizio Bonanno, che attraversa mezzo secolo di storia dell’informazione italiana: dalla radio libera al web, dalla cronaca locale agli eventi capaci di arrivare sui media internazionali. Una carriera costruita sulla curiosità, sullo studio e soprattutto su quella capacità che lui stesso ha definito fondamentale per un giornalista: avere il fiuto per riconoscere una grande storia nel momento in cui accade.