Generale Del Vecchio: “Hormuz è diventato il centro del mondo, il rischio di una recessione globale è concreto”

«Un piccolo imbuto di mare è diventato il centro del mondo». Con questa efficace definizione il generale Luigi Del Vecchio richiama l’attenzione sulla crescente centralità dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio e del gas destinati ai mercati internazionali.

Secondo Del Vecchio, mantenere alta l’attenzione sul Medio Oriente e in particolare su Hormuz è fondamentale, poiché le difficoltà di transito o un eventuale blocco prolungato dello Stretto potrebbero avere conseguenze devastanti sull’economia globale. «Il rischio di una recessione economica paragonabile alla crisi finanziaria del 2008 è concreto», sottolinea il Generale.

L’analisi evidenzia come le fasi più critiche del conflitto con l’Iran abbiano già mostrato la vulnerabilità del sistema energetico mondiale. Del Vecchio ricorda che, secondo valutazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, le tensioni nell’area hanno contribuito a generare una delle più gravi crisi energetiche mai registrate.

Gli effetti non riguarderebbero soltanto il settore petrolifero. A risentirne sarebbero anche la logistica internazionale, l’industria petrolchimica e la filiera agroalimentare, con inevitabili ricadute sui prezzi e sulle catene di approvvigionamento.

Nel frattempo, numerose compagnie di navigazione stanno scegliendo percorsi alternativi per evitare l’area del Golfo Persico. Una strategia che garantisce maggiore sicurezza, ma che comporta tempi di percorrenza più lunghi e costi operativi sensibilmente superiori.

Per il generale Del Vecchio, la situazione dimostra come lo Stretto di Hormuz sia ormai uno degli snodi più sensibili del pianeta: un punto geografico relativamente piccolo, ma capace di condizionare la stabilità energetica, commerciale e finanziaria dell’intera economia mondiale.