Golfo, nuova escalation: raid Usa nello Stretto di Hormuz, l’Iran risponde con missili e droni contro Kuwait e Bahrein

Nel Golfo Persico si apre un’altra notte di guerra con una drammatica escalation del confronto tra Stati Uniti e Iran. Dopo i massicci bombardamenti condotti dalle forze americane contro obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz, Teheran ha reagito lanciando missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein. L’intensificarsi delle ostilità alimenta il timore di un conflitto regionale sempre più esteso, mentre il traffico marittimo in uno dei principali snodi energetici del mondo continua a rappresentare un elemento di forte preoccupazione per la comunità internazionale.

Secondo quanto reso noto dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), nella notte caccia della Marina e dell’Aeronautica americana hanno colpito dieci obiettivi militari iraniani situati nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti. L’operazione viene descritta da Washington come una risposta diretta agli attacchi attribuiti all’Iran contro alcune petroliere commerciali in transito nella zona, tra cui la nave Kiku.

Tra gli obiettivi colpiti figurano sistemi radar costieri, infrastrutture di sorveglianza militare, depositi di droni, sistemi di comunicazione e capacità utilizzate per la posa di mine navali. Il Centcom ha sottolineato che, dopo le precedenti operazioni militari, all’Iran sarebbe stata offerta la possibilità di rispettare il cessate il fuoco, ma Teheran avrebbe invece scelto di proseguire le azioni ostili.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato una serie di attacchi missilistici e con droni contro le principali basi statunitensi presenti in Kuwait e Bahrein. In Kuwait sarebbe stata presa di mira la base di Ali Al Salem, una delle più importanti installazioni militari americane nell’Emirato, mentre in Bahrein gli attacchi hanno interessato la base della Quinta Flotta della Marina statunitense a Port Salman.

In un comunicato ufficiale, le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato di aver distrutto otto importanti installazioni militari statunitensi, affermando che ogni futura aggressione riceverà una “risposta implacabile”. Le dichiarazioni rientrano nella strategia di deterrenza adottata da Teheran, che continua a presentare le proprie operazioni come legittime ritorsioni alle iniziative militari americane.

Sul fronte politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato personalmente l’operazione militare attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social. Il capo della Casa Bianca ha spiegato che gli attacchi hanno colpito depositi di missili e droni iraniani, oltre a postazioni radar costiere, accusando Teheran di aver violato ancora una volta il cessate il fuoco.

Trump ha inoltre lanciato un durissimo avvertimento alla leadership iraniana. “Se gli Stati Uniti saranno costretti a intensificare lo scontro, la Repubblica Islamica dell’Iran cesserà di esistere”, ha dichiarato, aggiungendo che Washington potrebbe essere costretta a completare militarmente l’operazione già avviata qualora la situazione dovesse ulteriormente degenerare.

Poche ore prima il presidente americano aveva accusato l’Iran di aver lanciato almeno quattro droni contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo la ricostruzione fornita dalla Casa Bianca, uno dei velivoli senza pilota avrebbe colpito una nave cargo provocando danni strutturali, mentre altri tre droni sarebbero stati abbattuti dalle difese statunitensi.

Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni di esplosioni nel territorio iraniano. La televisione di Stato Irib ha riferito di nuove detonazioni nella località di Sirik, nel sud del Paese, già colpita nelle precedenti operazioni americane.

Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più delicati dello scenario internazionale. Attraverso questo corridoio marittimo transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Nonostante le operazioni militari, le autorità americane sostengono che il traffico commerciale continui regolarmente, pur mantenendo il massimo livello di allerta per proteggere la navigazione.

Parallelamente al nuovo confronto tra Stati Uniti e Iran, sul fronte mediorientale proseguono i tentativi diplomatici per evitare un allargamento del conflitto. Nelle ultime ore è stato annunciato un accordo tra Israele e Libano, anche se Hezbollah ha già manifestato la propria contrarietà all’intesa. Intanto Italia e Francia lavorano alla proposta di una nuova missione Unifil che potrebbe coinvolgere anche alcuni Paesi del Golfo, nel tentativo di rafforzare la stabilità lungo il confine meridionale del Libano.

La situazione rimane estremamente fluida e il rischio di una nuova escalation militare appare concreto. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se le iniziative diplomatiche riusciranno a contenere il conflitto oppure se il confronto diretto tra Washington e Teheran entrerà in una fase ancora più critica, con conseguenze potenzialmente rilevanti per l’intero Medio Oriente e per la sicurezza delle rotte energetiche mondiali.