Le Radici

Le radici
Vincenzo Calafiore
26 Giugno 2026 Udine FVG-ITALY
“… Noi orfani di frontiere e confini,
di bandiere e ideologie.
Oggi non sappiamo più chi siamo. “
Vincenzo Calafiore
Chi può dire che le “ radici “ , la casa in cui sei nato e cresciuto, l’aria di casa, i colori della bandiera che rappresenta la ua casa, la sua musica, la sua cucina, l’odore del caffè lungo le strade, il tuo dialetto, la tua lingua non sono importanti ?
Come si fa a dire che non sono importanti, che la tua casa è il mondo, o meglio, qualsiasi – ovunque – ?
La verità è un’altra e la conservi in te.
Il paese arroccato su una collina, è circondato in parte da boschi e pianure che finiscono per affacciarsi al mare.
D’inverno si spopola, sono pochi i giovani che rimangono assieme agli anziani.
La piazzetta a forma rettangolare, con l’unico Bar e i tavolini sistemati sotto gli alberi; la farmacia, il piccolo distributore di benzina e il negozio dove acquistare generi alimentari, ferramenta, cartoleria, tabacchi e valori bollati.
Dalla primavera fino a estate inoltrata, il paese torna a vivere; le case e le strette strade, si riempono di vita e di profumi.
Elisa, dopo gli studi si era trasferita a Milano, aveva avuto una lunga storia d’amore con Nicola, suo compagno di giochi e di scuola, che ha preferito rimanere in paese, piuttosto che abbandonarlo e tornarci sporadicamente.
<< Come fai a stare ancora nel paese ? >> , domandò Elisa a Nicola, a tutta voce, nel bel mezzo di un lungo discorso, fatto convenevoli e di mezze bugie, di parole studiate come succede alle persone con una storia d’amore finita da tempo, ma che continuano a mantenere buoni rapporti e, di tanto in tanto, a vedersi.
Nel bene e nel mal, i legami non finiscono mai, nei paesi !
La guardò attentamente, ma senza alcuna sorpresa.
Prima o poi quella domanda, rituale come i temporali d’estate, come le feste dei santi, come i quando sei venuto?, come stai?, quando parti?, sarebbe certamente arrivata.
Era disteso sul letto della sua stanza, le persiane della finestra socchiuse, lasciavano entrare l’aria fresca del bosco, facendo gonfiare le tende come fossero vele.
I raggi del sole entravano con poca intensità, nel lato opposto della casa.
Il paese, pensò Nicola, non fa che domandarmi come faccio a vivere nel paese, non mi parla d’altro e rompe sul paese, che si dice in paese, ma come vivete in paese, ma perchè avete fatto questo, e chi è morto, e il paese si svuota sempre di più.
<< Potevate restare, se non volevate che si svuotasse, e se invece di parlarci del mondo, dei posti in cui vivete, tornate soltanto per parlare del paese >>, aveva voglia di rispondere Nicola, che si limitò a dire:
<< Il paese non esiste >>. Elisa lo guardò, lo attraversò tutto, con i suoi occhi neri e sfuggenti. Era sempre bella, la donna con cui aveva avuto una storia, lunga intensa, tosta, una storia non ricordava bene quando era cominciata, e non capiva nemmeno quando e perchè era finita.
<< Hai ragione >>, gli disse dopo un lungo silenzio, che le era servito per trovare qualcosa d’intelligente, << Il paese non è come prima. Tutto è cambiato, tutto è diverso, non so come dire, forse è perchè siamo cambiati noi, ce ne siamo andati, niente è più come una volta, persone, rapporti, case, eppure non riesco a non tornare >>.
Nicola interruppe questa cantilena antica, che faceva parte dei discorsi rituali, degli incontri estivi che ancora, dopo anni che la loro storia era finita, senza ragioni, o con molte ragioni, non erano capaci di evitare. Una cantilena che a lui, rimasto in paese senza sapere bene quanto per scelta e quanto per necessità, suonava quasi come una dichiarazione di guerra da cui difendersi attaccando, con tutte le armi in suo possesso: l’ironia, il sarcasmo, il silenzio, l’indiffernza.
Si fingeva eccessivamente legato al paese per mettere in difficoltà, quanti pensavano di non esserlo più, soltanto perchè vivevano in posti lontani. Sapeva di rendersi indisponente, ma era l’unico modo di fare sentire a disagio quanti avevano bisogno di conferma alle proprie scelte, magari ai propri fallimenti. E alla fine sembrava lui quello che se ne era andato: quelli che tornavano, certo non tutti, apparivano tormentati e prigionieri.
<< No, rispose con aria un po’ distante e un po’ affettuosa – non è in questo senso che volevo dire ….. Non credo che oggi sono in grado di farmi capire, scusami. Il paese non esiste, come non esiste il mondo, come non esistiamo noi >>.
Elisa si alzò dalla poltrona dove era seduta, si avvicinò ai piedi del letto sul quale si era sistemato comodamente, e attese che proseguisse il discorso.
Lo sollecitò con il suo sguardo.
<< No, non è che il paese non è più come prima. Voglio dire qualcosa di diverso non esiste più per me ed io non esisto più per il paese. Non preoccuparti, capisco benissimo voi che volete il paese dovunque vi rechiate, qualsiasi cosa facciate, comunque, sempre. E’ l’inconveniente di chi se n’è andato. Chi è rimasto ha perso il paese. Chi è andato via non se ne libera >>.
Coglieva una certa malinconia nelle domande e nello sguardo di Elisa, forse la distanza che non aveva mai accettato. Con fare malinconico, concluse: << Il paese non esiste, non è più esistito da quando sei andata via ! >>.
