Medio Oriente, tregue fragili e nuove “scaramucce” militari: tensione altissima tra Iran e Usa, mentre si riaccende il fronte Israele-Libano
Il Medio Oriente torna a vivere ore di fortissima tensione, tra nuove “scaramucce” militari tra Iran e Stati Uniti e la riapertura del fronte caldo tra Israele e Libano. Una notte segnata da missili, droni, raid mirati e allarmi aerei che confermano quanto il fragile equilibrio regionale resti appeso a un filo.
Il quadro più delicato riguarda il confronto sempre più diretto tra Washington e Teheran. Dopo i nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, i mercati internazionali hanno reagito immediatamente con un rialzo del prezzo del petrolio, mentre cresce la preoccupazione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale.
Secondo fonti americane, gli Usa avrebbero colpito un sito militare iraniano ritenuto una minaccia per le truppe statunitensi e per la navigazione commerciale. Contestualmente, le forze americane avrebbero abbattuto quattro droni iraniani e neutralizzato una postazione di lancio nei pressi della città portuale di Bandar Abbas. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato una rappresaglia contro una base statunitense, mentre nella stessa Bandar Abbas sarebbero state udite tre esplosioni con l’attivazione delle difese antiaeree.
La tensione si è allargata rapidamente anche al Golfo Persico. Il Kuwait ha annunciato di aver respinto un attacco ostile con missili e droni: sirene d’allarme hanno risuonato in tutto il Paese mentre le difese aeree kuwaitiane entravano in azione. Un episodio che alimenta ulteriormente il clima di instabilità nell’area.
Nel frattempo, Teheran continua a mostrare il pugno duro sul controllo dello Stretto di Hormuz. Secondo i media iraniani, quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare il passaggio senza autorizzazione sarebbero state fermate dalle forze navali iraniane, che avrebbero anche aperto il fuoco dopo un primo avvertimento ignorato. Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato nuove sanzioni contro l’organismo iraniano incaricato della gestione del transito nello stretto.
Parallelamente si infiamma di nuovo il teatro israelo-libanese. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di alcune aree della città di Tiro, nel sud del Libano, annunciando operazioni contro infrastrutture di Hezbollah. Poco dopo sono scattate le sirene nel nord di Israele per l’infiltrazione di velivoli ostili.
Hezbollah ha lanciato droni contro il territorio israeliano provocando la morte di una giovane soldatessa dell’Idf, il sergente ventenne Rotem Yanai, mentre due riservisti sono rimasti feriti. Secondo la ricostruzione diffusa dall’esercito israeliano, uno dei droni sarebbe esploso vicino a una zona militare mentre la militare cercava riparo.
Anche Gaza continua a pagare un prezzo altissimo. Nuovi raid israeliani su Gaza City hanno provocato almeno sette morti e numerosi feriti, mentre Israele sostiene di aver colpito esponenti di Hamas nel nord della Striscia.
Sul piano diplomatico, resta alta la tensione tra Washington e le Nazioni Unite dopo la decisione degli Stati Uniti di reinserire la relatrice speciale ONU Francesca Albanese nella lista delle persone sanzionate, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti di Israele.
In uno scenario sempre più frammentato, tra raid mirati, droni abbattuti e minacce incrociate, il Medio Oriente appare nuovamente sospeso tra escalation e tentativi di contenimento, con il rischio concreto che anche le più piccole “scaramucce” possano trasformarsi in un conflitto regionale di ben più ampia portata.
