Iran-Usa, spiragli di intesa: verso la proroga della tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz

Proseguono con segnali definiti “incoraggianti” i negoziati tra Stati Uniti e Iran, mentre prende forma un possibile accordo che potrebbe portare all’estensione della tregua di sessanta giorni e alla graduale riapertura dello Stretto di Hormuz. A confermarlo sono fonti diplomatiche, dichiarazioni ufficiali iraniane e indiscrezioni rilanciate dal Financial Times.

Secondo Teheran, la fine del blocco navale statunitense rientra nel quadro dell’intesa che Washington e la Repubblica islamica starebbero finalizzando in queste ore. Un passaggio considerato strategico non solo sul piano militare e geopolitico, ma anche per gli equilibri energetici internazionali, vista l’importanza dello Stretto di Hormuz per il traffico mondiale di petrolio e gas.

Nel frattempo, il Pakistan rivendica un ruolo di mediazione sempre più centrale. Al termine della visita in Iran del feldmaresciallo Asim Munir, l’esercito pakistano ha parlato di “progressi incoraggianti verso un accordo definitivo” maturati nelle ultime 24 ore di colloqui tra le parti.

Anche il Financial Times riferisce che Washington e Teheran sarebbero vicine a prorogare il cessate il fuoco di sessanta giorni. Tra i punti chiave dell’intesa figurerebbe proprio la riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, uno dei nodi più delicati dell’attuale crisi regionale.

Sul fronte diplomatico, resta però prudente la posizione iraniana. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha chiarito che in questa fase il programma nucleare non sarà al centro delle trattative. Teheran intende infatti concentrarsi prima sulla “fine della guerra su tutti i fronti”, incluso il Libano, rinviando il dossier nucleare a una fase successiva dei negoziati.

“Se entreremo nella questione nucleare tra 30 o 60 giorni sarà deciso più avanti”, ha spiegato Baghaei, sottolineando come l’obiettivo immediato sia quello di consolidare il cessate il fuoco e ridurre le tensioni nell’area mediorientale.

Da Washington arrivano intanto segnali di apertura. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che esiste “la possibilità” che l’Iran possa accettare presto un accordo, lasciando intendere che sviluppi concreti potrebbero arrivare “entro oggi, domani o nei prossimi giorni”.

Resta comunque evidente la cautela diplomatica da entrambe le parti. Lo stesso Baghaei ha ammesso che Iran e Stati Uniti sono “allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo”. Da un lato, Teheran continua ad accusare Washington di mantenere una linea “contraddittoria” e di “cambiare posizione”; dall’altro, però, il clima negoziale starebbe contribuendo a ridurre progressivamente le divergenze.

Secondo il portavoce iraniano, non esiste ancora una piena intesa su questioni considerate di enorme importanza strategica, ma il dialogo starebbe avanzando verso “una soluzione reciprocamente accettabile basata su parametri definiti”.

Il quadro che emerge è quello di una trattativa complessa, ancora fragile, ma in movimento. Dopo mesi di tensioni e scontri indiretti nella regione, la possibile estensione della tregua e l’allentamento delle restrizioni navali rappresentano segnali che la diplomazia internazionale osserva con estrema attenzione.