Dall’Argentina all’Italia, la storia di Liliana Di Masi: “Così i nostri nonni hanno costruito un ponte di memoria e speranza”
Un viaggio lungo generazioni, fatto di partenze dolorose, sacrifici, nostalgia e conquiste. È la storia di Silvia Liliana Di Masi, docente universitaria argentina di origini calabresi, protagonista di una intensa conversazione internazionale condotta da Antonio Nesci, che ha acceso i riflettori sul legame profondo tra l’Italia e l’Argentina attraverso il racconto delle famiglie emigrate nel Novecento.
Nel corso della diretta, Liliana Di Masi ha ripercorso le radici della propria famiglia, partita dalla Calabria nel dopoguerra per cercare una nuova vita oltreoceano. Un racconto autentico, carico di emozione, che ha riportato alla memoria la grande epopea migratoria italiana e il contributo straordinario dato dalle comunità calabresi alla crescita dell’Argentina.
La trasmissione si è aperta con un saluto internazionale che ha coinvolto anche gli Stati Uniti. Tra gli ospiti collegati, Attilio Carbone dagli Usa, a testimonianza di una rete umana che unisce continenti diversi grazie alle radici italiane condivise.
Durante il dialogo, Antonio Nesci ha voluto raccontare il percorso umano e culturale di Liliana Di Masi, divenuta negli ultimi mesi una figura molto apprezzata all’interno del programma per la sensibilità dei suoi interventi e la capacità di trasmettere memoria e identità.
Liliana ha spiegato come la Calabria sia sempre stata presente nella sua vita, nonostante sia nata in Argentina. I suoi nonni emigrarono nel 1948 dalla provincia reggina, esattamente da Caulonia. In casa si parlava continuamente della terra lasciata alle spalle: tradizioni, cibo, racconti, canzoni e valori familiari hanno accompagnato la sua crescita.
“Abbiamo vissuto la Calabria ogni giorno”, ha raccontato la docente argentina, ricordando come i nonni abbiano mantenuto vivo il legame con il proprio paese d’origine anche a migliaia di chilometri di distanza.
Determinante nel suo percorso è stato l’incontro con Lino Potenza, storico riferimento della comunità calabrese in Argentina, esperto di migrazioni e fondatore della piattaforma “Calabreses de Argentina”, una realtà virtuale che oggi conta oltre 15 mila iscritti e continua a crescere quotidianamente.
Un progetto nato per mantenere viva la memoria delle famiglie emigrate e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio culturale della Calabria. La pagina raccoglie racconti, fotografie, ricette tradizionali, storie dei paesi d’origine e testimonianze di emigrati che hanno costruito la propria vita in Sud America.
Secondo i dati ricordati durante la diretta, tra il 65 e il 70 per cento degli argentini avrebbe origini italiane, mentre circa tre milioni di persone vantano radici calabresi. Numeri impressionanti che raccontano la portata storica dell’emigrazione italiana verso l’Argentina nella prima metà del Novecento.
“La migrazione calabrese è stata una delle più importanti”, ha spiegato Liliana Di Masi. “Molti arrivavano con alle spalle storie difficili, segnate dalla povertà, dalla guerra e dai terremoti. Non partivano per scelta, ma per dare un futuro migliore alle loro famiglie”.
Nel corso dell’intervista sono emersi anche i drammi vissuti dagli emigranti durante i lunghi viaggi via nave verso il Sud America. Comunicazioni quasi inesistenti, mesi di distanza, famiglie separate per anni. Liliana ha ricordato come sua nonna venne a sapere della morte del padre soltanto due mesi dopo l’accaduto, a causa dei tempi lentissimi delle lettere.
Racconti che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca ma che, per milioni di famiglie italiane, hanno rappresentato la quotidianità.
Molto toccante anche il passaggio dedicato ai ritorni in Calabria. Liliana ha raccontato di aver visitato per la prima volta la terra dei suoi avi nel 2000 insieme al padre. Un’esperienza che le ha fatto comprendere ancora di più i sacrifici affrontati dai nonni emigrati.
“Quando vidi il paese dove era cresciuto mio padre lo ammirai ancora di più”, ha spiegato. “Mia nonna non sapeva leggere né scrivere, eppure sono riusciti a costruire tutto quello che hanno costruito in Argentina. Per me è motivo di enorme gratitudine”.
Uno dei momenti più emozionanti della diretta è stato il ricordo della nonna Maria Carmela, analfabeta fino all’età adulta. Fu proprio Liliana, insieme alla sorella gemella, a insegnarle a scrivere per la prima volta il suo nome.
“Ricordo ancora la gioia nei suoi occhi”, ha raccontato commossa. “Il dolore della partenza e i sacrifici vissuti dagli emigranti sono molto più grandi di quanto possiamo immaginare”.
Antonio Nesci ha poi sottolineato come la storia di Liliana rappresenti il simbolo dell’ascesa sociale di tante famiglie italiane emigrate all’estero. Dai nonni arrivati senza nulla, fino ai nipoti diventati professionisti, imprenditori e docenti universitari.
Liliana ha raccontato che il padre seguì con orgoglio il percorso di studi dei figli. La sorella gemella divenne ingegnere agronomo, mentre lei intraprese la carriera universitaria. Un traguardo vissuto con enorme emozione da tutta la famiglia.
“Per mio padre era importantissimo vedere i figli studiare e realizzarsi”, ha spiegato. “Ci ha trasmesso valori fondamentali: il lavoro, la verità e il rispetto per le persone”.
Non sono mancati riferimenti alla nuova emigrazione contemporanea. Oggi, infatti, molti giovani professionisti argentini di origine italiana stanno tornando in Europa. Anche alcuni parenti di Liliana vivono e lavorano a Milano, invertendo simbolicamente il percorso compiuto dai nonni decenni fa.
“Stiamo vivendo una migrazione al contrario”, ha osservato. “Forse oggi comprendiamo meglio ciò che provarono i nostri nonni quando lasciarono la propria terra”.
Durante la conversazione si è parlato anche del futuro e dei prossimi viaggi di Liliana in Italia. La docente argentina ha annunciato che tornerà presto insieme alla famiglia e che Perugia sarà una tappa certa del suo itinerario. Antonio Nesci ha già promesso un’accoglienza speciale tra Perugia e Assisi, luoghi simbolici di spiritualità e cultura.
Tra i ringraziamenti finali, Liliana Di Masi ha ricordato con affetto il professor Pino Cinquegrana e tutte le persone incontrate nel suo percorso di riscoperta delle radici calabresi.
La diretta si è conclusa con un messaggio forte e universale: la memoria dell’emigrazione italiana non appartiene solo al passato, ma continua a vivere nelle storie delle famiglie, nei legami culturali e nell’identità di milioni di persone sparse nel mondo.
Una storia che unisce Italia, Argentina e Stati Uniti in un unico grande racconto fatto di sacrificio, identità e speranza.
