Giornata dell’Infermiere, l’allarme dell’OPI Cosenza: “In Italia mancano fino a 100mila professionisti, rischio povertà e sistema sanitario al collasso”
Domani, 12 maggio, anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cosenza si unisce alle celebrazioni della Giornata internazionale dell’Infermiere, una ricorrenza che in tutto il mondo rende omaggio a una delle figure cardine dei sistemi sanitari moderni. Una giornata simbolica, ma che quest’anno assume un significato ancora più forte alla luce delle criticità strutturali che attraversano la professione.
Una delegazione dell’OPI cosentino sarà presente a Roma all’evento nazionale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme agli Ordini professionali e alle principali società scientifiche italiane. Un momento istituzionale di alto profilo che vuole ribadire, almeno sul piano formale, il ruolo strategico degli infermieri nel presente e nel futuro della sanità pubblica.
Ma dietro la celebrazione, si apre un fronte di denuncia che arriva direttamente dal territorio.
A parlare è il presidente dell’OPI di Cosenza, Fausto Sposato, che trasforma la ricorrenza in un’occasione di forte richiamo politico e sociale. “Gli infermieri sono gli operatori sanitari più presenti in ogni azienda sanitaria, pubblica e privata – afferma – eppure in Italia ne mancano tra i 60 e i 100mila. Il turnover è scarso, la professione è sempre meno attrattiva e i contratti non rispondono più alla complessità del nostro lavoro”.
Un quadro che, secondo Sposato, rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni, fino a produrre effetti profondi sull’intero sistema sanitario nazionale. “Con la crisi economica in corso – aggiunge – gli infermieri rischiano di diventare i nuovi poveri tra i dipendenti pubblici”.
Una professione tra evoluzione e contraddizioni
La figura dell’infermiere, negli ultimi decenni, ha conosciuto una trasformazione radicale. Non più semplice esecutore di mansioni assistenziali, ma professionista laureato, formato attraverso percorsi universitari complessi e inserito in modelli organizzativi sempre più avanzati.
Oggi gli infermieri sono chiamati a operare all’interno delle nuove strutture previste dal DM 77 e dal PNRR, come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità, assumendo un ruolo centrale nella presa in carico dei pazienti e nella gestione della cronicità.
Eppure, secondo l’OPI di Cosenza, il riconoscimento formale non ha ancora trovato piena corrispondenza nella realtà quotidiana, soprattutto in alcune regioni del Sud.
“In Calabria – sottolinea Sposato – gli infermieri vengono ancora considerati numeri da spostare da un reparto all’altro. Ma non è così che si costruisce un sistema sanitario moderno”.
Il nodo delle risorse e della dirigenza
Uno dei punti più critici riguarda la carenza di personale e la distribuzione delle risorse. Il divario tra regioni appare evidente anche sul piano della dirigenza infermieristica: dove in alcune aree del Paese si contano circa quattro dirigenti delle professioni sanitarie ogni mille dipendenti, in Calabria il rapporto scende a 0,20.
Una differenza che, secondo Sposato, rappresenta un ostacolo diretto all’innovazione organizzativa.
“La dirigenza infermieristica non è un titolo – spiega – ma una funzione strategica. Gestisce risorse, propone modelli assistenziali, guida la formazione avanzata, integra tecnologie e intelligenza artificiale. Senza questa struttura, il sistema resta fermo”.
In questo contesto si inseriscono anche i nuovi provvedimenti normativi, come il decreto Schillaci e il decreto MUR della ministra Bernini, che introducono percorsi di specializzazione e ampliano il ventaglio di competenze infermieristiche, dalle hard skills alle soft skills.
Tecnologia e assistenza: il nodo umano
Nel dibattito sulla sanità del futuro, un ruolo crescente è occupato dalla tecnologia: telemedicina, teleassistenza, robotica e intelligenza artificiale vengono spesso indicati come soluzioni in grado di ridurre i costi e migliorare l’efficienza.
Sposato invita però a una riflessione più cauta: “Si parla tanto di innovazione digitale in sanità, ma oggi non esistono studi che dimostrino risparmi o miglioramenti significativi. La tecnologia è utile, ma non sostituirà mai il rapporto empatico con il paziente”.
Un richiamo forte alla centralità della relazione umana, considerata ancora oggi il cuore dell’assistenza infermieristica. La capacità di ascolto, la presenza nei momenti critici e la continuità del rapporto con il paziente restano, secondo l’OPI, elementi insostituibili.
Un sistema sotto pressione
Il messaggio che arriva da Cosenza si inserisce in un quadro nazionale sempre più complesso. La carenza di infermieri, il mancato ricambio generazionale e le difficoltà economiche stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema sanitario.
“La crisi non è più solo organizzativa, ma strutturale – afferma Sposato –. Chi continua a considerare gli infermieri come numeri non ha compreso i bisogni reali dei cittadini e rischia di far implodere il sistema”.
Calabria e il divario con il resto d’Italia
Particolarmente critica la situazione in Calabria, dove il gap con le altre regioni appare sempre più evidente. La gestione delle risorse umane, secondo l’OPI, ha seguito negli anni una logica frammentata che ha rallentato l’evoluzione dei modelli assistenziali.
“Per troppo tempo abbiamo assistito a una gestione monocromatica della sanità – denuncia il presidente – e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Serve un cambio di paradigma: più spazio agli infermieri, ai dirigenti infermieristici e ai dipartimenti delle professioni sanitarie in tutte le aziende”.
Non mancano riferimenti anche a episodi recenti che, secondo Sposato, avrebbero contribuito ad alimentare il disagio della categoria, come l’annullamento di un concorso in Calabria “senza motivazioni chiare”, definito una mortificazione per l’intera professione.
Un appello alle istituzioni
Il messaggio finale è insieme un augurio e un appello.
“La Giornata internazionale dell’Infermiere deve essere un momento di riflessione, non di retorica – conclude Sposato –. Gli infermieri sono un valore aggiunto per il sistema sanitario calabrese e italiano. Le istituzioni devono colmare il gap con le altre regioni e riconoscere finalmente il ruolo strategico della professione”.
Un richiamo che, nel giorno della celebrazione globale, riporta l’attenzione su una realtà fatta non solo di riconoscimenti simbolici, ma soprattutto di urgenze concrete: personale insufficiente, carichi di lavoro crescenti e una trasformazione del sistema sanitario che, senza infermieri adeguatamente valorizzati, rischia di restare incompiuta.
