Medio Oriente, escalation senza tregua: recuperato pilota Usa in Iran, missili su Israele e Golfo

Nuovo capitolo nella crisi in Medio Oriente, con sviluppi militari che segnano un’ulteriore escalation del conflitto. Secondo quanto riferito da Axios, le forze speciali degli Stati Uniti hanno recuperato il secondo pilota disperso in Iran dopo l’abbattimento di un caccia F-15E avvenuto venerdì. L’operazione, citano fonti ufficiali americane, si è conclusa con successo mentre nella stessa area erano in corso intensi combattimenti.

Parallelamente, la tensione resta altissima su più fronti. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati colpiti da un’ondata di attacchi con missili e droni attribuiti all’Iran. Il Ministero della Difesa emiratino ha confermato che le difese aeree sono attivamente impegnate nell’intercettazione delle minacce, mentre Teheran ha rivendicato di aver preso di mira infrastrutture industriali, in particolare legate al settore dell’alluminio.

Nelle stesse ore, attacchi con droni iraniani hanno colpito anche il Kuwait, causando danni a impianti strategici di energia e acqua. Secondo fonti ufficiali locali, due unità di produzione elettrica sono state messe fuori servizio, ma non si registrano vittime.

Sul fronte iraniano, i media statali parlano di raid attribuiti a Stati Uniti e Israele nella regione sud-occidentale del Paese, proprio nell’area dove era disperso il pilota americano. Un attacco missilistico avrebbe colpito infrastrutture di telecomunicazione causando almeno quattro morti. Non è arrivata alcuna conferma ufficiale da parte di Washington o Tel Aviv.

Altri bombardamenti, sempre secondo fonti iraniane, avrebbero provocato tre vittime nella provincia di Ardabil, nel nord-ovest del Paese, vicino al confine con l’Azerbaigian. Le notizie restano tuttavia difficili da verificare in modo indipendente.

Intanto, l’Iran ha lanciato missili anche verso Israele, con l’esercito israeliano che ha dichiarato di aver attivato i sistemi di difesa per intercettare i vettori in arrivo. Un missile sarebbe caduto in un’area aperta senza causare feriti.

La crisi si inserisce in un contesto già estremamente teso, aggravato dall’ultimatum di 48 ore lanciato dal presidente americano Donald Trump a Teheran. Nelle ore successive, l’Iran ha intensificato le operazioni militari nella regione, prendendo di mira diversi Paesi del Golfo.

Sul piano interno, le autorità iraniane hanno inoltre disposto il sequestro dei beni e il congelamento dei conti bancari di oltre 100 persone accusate di sostenere “il nemico” all’estero, tra cui giornalisti, attori e dirigenti di media internazionali.

A livello internazionale cresce la preoccupazione anche per possibili rischi nucleari. L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite ha denunciato il pericolo di esposizione a radiazioni dopo gli attacchi contro impianti sensibili, definendo le operazioni militari “un crimine di guerra”.

Nel frattempo, segnali contrastanti arrivano dal fronte marittimo: una nave cisterna giapponese è riuscita ad attraversare lo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici per il commercio energetico globale, dopo giorni di blocco legati al conflitto.

Il quadro complessivo resta estremamente fluido e instabile, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto su scala regionale.