Tommaso Pampinella, dal surf da bambino al podio della Molokai: “Il SUP Race è libertà, scienza e oceano”
C’è chi il mare lo guarda dalla spiaggia e chi, a dieci anni, chiede al padre di comprargli una tavola da surf. Tommaso Pampinella appartiene alla seconda categoria, quella di chi sull’acqua ci è cresciuto e non ne è più sceso. Oggi è docente nazionale di SUP Race per Sup Italy Academy, atleta di punta a livello nazionale, laureato in Scienze Motorie con una tesi dedicata proprio al SUP. Il suo palmares include competizioni internazionali e un podio alla Molokai, la traversata oceanica alle Hawaii considerata tra le gare più impegnative al mondo per chi pagaia su una tavola.
Il SUP Race è la disciplina agonistica dello Stand Up Paddle: gare di velocità e resistenza su tavole lunghe e strette, in acque piatte, mosse o in pieno oceano. Una pratica che unisce preparazione atletica, strategia e capacità di leggere le condizioni del mare, e che secondo molti addetti ai lavori potrebbe presto entrare nel programma olimpico. In Italia, però, il confine tra chi insegna con competenze reali e chi si improvvisa resta ancora troppo sottile.
Abbiamo incontrato Tommaso per parlare di agonismo, formazione e del futuro di una disciplina che sta crescendo molto più velocemente di quanto il grande pubblico immagini.
Tommaso, come nasce il tuo percorso nel mondo degli sport acquatici e quando hai capito che il SUP Race sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?
“Il mio amore per gli sport acquatici nasce da quando sono bambino. A dieci anni chiesi a mio padre di comprarmi una tavola da surf. Il surf mi ha sempre affascinato ma non mi sono mai fermato solo a quello: da piccolo facevo skimboard tutte le estati e a quattordici anni chiesi a mia nonna di regalarmi un kayak per andare alla scoperta del mare. Più che una passione per gli sport acquatici, possiamo dire che ho una grande passione per il mare.
Crescendo ho capito che il surf non mi bastava per passare tutte le giornate in acqua, visto che in Italia non abbiamo onde tutti i giorni come in oceano. Decisi di comprarmi un SUP proprio per godermi il mare in solitudine, in ogni periodo dell’anno, lontano dalla costa. Così potevo sentirmi veramente libero da tutto e da tutti.
Poi però capii che mi veniva abbastanza facile andare veloce con la tavola. Dopo un infortunio alla spalla mentre facevo ginnastica artistica, ho deciso di dedicarmi al SUP allenandomi ogni giorno, ma solo per non pensare al mio infortunio: sulla tavola non lo sentivo. Mi iscrissi alla mia prima gara quasi per sbaglio, per gioco, e la vinsi. Da lì ho capito che forse era uno sport che faceva per me.”
Da quella prima gara vinta per gioco, il percorso di Tommaso ha preso una direzione molto precisa. La passione si è fatta metodo: la laurea in Scienze Motorie con una tesi dedicata proprio al SUP, poi anni di competizioni che lo hanno portato dalle gare nazionali fino alle traversate oceaniche. Il momento che segna la svolta internazionale è la Molokai alle Hawaii, una delle prove più dure e iconiche nel mondo della pagaia, dove Tommaso si è piazzato sul gradino più alto del podio nella sua categoria. Un risultato che racconta un livello di preparazione atletica e mentale costruito nel tempo, gara dopo gara, oceano dopo oceano.
Oggi Tommaso è docente nazionale di SUP Race per Sup Italy Academy e tuttora atleta in attività. Ha scritto una dispensa che i partecipanti al corso definiscono impressionante: disegni dettagliati dei muscoli coinvolti, piani calorici specifici per i mesi e i giorni prima delle competizioni, programmi di allenamento differenziati per ogni tipologia di racer. Un approccio scientifico che nasce direttamente dalla sua formazione accademica e dalla sua esperienza sul campo.
Per chi non lo conosce, cos’è davvero il SUP Race e cosa lo rende una disciplina così affascinante e impegnativa rispetto ad altre pratiche con la tavola?
“Il SUP Race è la disciplina che rende il SUP praticabile in assoluto ovunque: si può fare in acqua piatta, sulle onde, ed è un modo per allenarsi veramente sulla tavola. È un po’ come la bicicletta da corsa rispetto alla bici da passeggio: stessa base, ma un altro mondo in termini di impegno, tecnica e risultati.
La visione del SUP Race è quella di una disciplina completa, un allenamento serio e un modo per vivere il mare a trecentosessanta gradi. Non è solo velocità: è strategia, lettura delle condizioni, gestione dello sforzo su distanze che possono andare dai pochi chilometri alle traversate oceaniche.
Il SUP Race è anche la disciplina dello Stand Up Paddle che con più insistenza bussa alle porte del Comitato Olimpico Internazionale. La prospettiva di vederlo inserito nel programma dei Giochi sta generando un interesse crescente, sia tra gli atleti che tra chi cerca nuove opportunità professionali nel mondo dello sport. Un’eventuale inclusione olimpica cambierebbe radicalmente la domanda di istruttori e trainer qualificati, rendendo ancora più urgente la questione della formazione certificata.”
Hai partecipato a competizioni di alto livello, anche internazionali. In che modo l’esperienza agonistica ha influito sul tuo approccio all’insegnamento e alla formazione?
“Il SUP mi ha dato l’opportunità di viaggiare e scoprire posti incredibili, di conoscere atleti di tutto il mondo e imparare culture diverse dalla nostra. Mi ha aiutato ad avere una visione molto più ampia sul modo di allenarmi e sulle mie conoscenze sportive in generale.
Dall’approccio alle prime gare poco importanti sono arrivato a gestire finali mondiali e traversate oceaniche, imparando tutto il percorso che c’è stato in mezzo. Ho imparato a gestire le mie ansie, preoccupazioni, debolezze e i miei punti di forza, e questo mi ha aiutato a conoscere meglio la mia figura come atleta. Per questo oggi cerco di trasmettere tutto quello che ho imparato dalla prima volta che sono salito sulla tavola a oggi.”
Questa esperienza si riflette direttamente nel corso di SUP Race che Tommaso tiene come docente nazionale per Sup Italy Academy. Il percorso formativo permette sia di migliorare la propria tecnica per portarla in gara, sia di diventare trainer per i nuovi atleti che stanno nascendo di giorno in giorno. La dispensa che accompagna il corso è il frutto di anni di studio e competizioni: un manuale che copre la biomeccanica della pagaiata, la nutrizione sportiva periodizzata e i protocolli di allenamento specifici per ogni profilo di racer.
Sup Italy Academy propone anche una masterclass di SUP Race, pensata per chi ha già un brevetto SUP e vuole acquisire competenze specifiche senza affrontare subito il costo del brevetto completo. Un accesso graduale che non preclude nulla: dall’attestato della masterclass si può passare al brevetto pieno con un semplice upgrade, mantenendo la validità di quanto già appreso.
Per chi sogna di trasformare la passione per il SUP in un lavoro, quanto è importante oggi affidarsi a percorsi formativi riconosciuti e strutturati?
“Penso che sia fondamentale affidarsi a corsi strutturati e organizzati da persone competenti. Il SUP Race è una disciplina che richiede uno sforzo fisico molto importante e chi insegna deve avere conoscenze approfondite riguardo le scienze dello sport e del movimento in generale. Non basta saper pagaiare veloce: bisogna saper spiegare perché si pagaia in un certo modo, conoscere i limiti del corpo umano, saper programmare un allenamento progressivo e sicuro.”
In Italia il confine tra formazione seria e improvvisazione resta un tema delicato, nel SUP Race come in altre discipline acquatiche. Con un semplice brevetto da istruttore SUP generico, chiunque può proporsi come insegnante di SUP Race senza alcuna competenza specifica. I brevetti con riconoscimento CONI rilasciati da AICS per Sup Italy Academy esistono anche per tracciare una linea netta tra chi ha le competenze per formare atleti e accompagnarli in acqua, e chi no. Una distinzione che, con l’eventuale arrivo del SUP alle Olimpiadi, diventerà sempre meno ignorabile.
