Venezuela nel caos dopo l’operazione Usa: scenari aperti sul futuro del Paese

Dopo l’operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, trasferiti in un luogo ignoto fuori dal Paese, il futuro politico di Caracas resta avvolto da una profonda incertezza. La Costituzione venezuelana prevede un percorso preciso in caso di “assenza assoluta” del capo dello Stato, ma la tenuta del regime e gli equilibri di potere appaiono tutt’altro che scontati.

Secondo la Carta costituzionale, in particolare l’articolo 233, il potere dovrebbe passare alla vice presidente esecutiva Delcy Rodríguez, chiamata a guidare una fase di transizione e a indire elezioni presidenziali entro 30 giorni. Il presidente eletto resterebbe poi in carica per un intero mandato di sei anni. Questo è lo scenario istituzionale, quello che garantirebbe una continuità formale dello Stato, ma che dipende dalla reale capacità del governo di mantenere il controllo del Paese.

Parallelamente, però, si aprono altri possibili sviluppi. L’opposizione venezuelana, sia all’interno sia all’estero, potrebbe considerare questo momento come un’occasione decisiva per porre fine all’era chavista. In questo contesto torna al centro il nome di Edmundo González Urrutia, candidato dell’opposizione alle elezioni del 2024. Accademico e diplomatico di lunga esperienza, González vive attualmente in esilio in Spagna ed è sostenuto da María Corina Machado, recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace. Proprio Machado, intervenendo a Oslo dopo la cerimonia di premiazione, ha parlato di una possibile “transizione ordinata e pacifica” una volta archiviata la stagione di Maduro. A dicembre ha inoltre affermato che González le avrebbe proposto il ruolo di vice presidente e che una larga parte delle forze di polizia e dell’esercito sarebbe pronta a riconoscere una nuova amministrazione.

Non può però essere escluso uno scenario più drastico: quello di un colpo di Stato militare. L’attuale ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, è intervenuto dopo l’operazione statunitense dichiarando che il Venezuela si opporrà a qualsiasi presenza di truppe straniere sul proprio territorio. “Questa invasione rappresenta il più grande oltraggio che il Paese abbia mai subito”, ha affermato, lasciando intendere che le forze armate restano un attore chiave in questa fase di estrema tensione.

Tra percorso costituzionale, possibile crollo del regime e ruolo decisivo dei militari, il Venezuela entra così in una delle fasi più delicate e imprevedibili della sua storia recente. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno determinanti per capire quale direzione prenderà il Paese.