Onori al Comandante Natale De Grazia
di Paolo Fedele
Ho voluto dedicare una parte del mio libro al Comandante Natale De Grazia, un uomo che ebbi il privilegio di conoscere agli albori del mio cammino all’interno della grande famiglia della Guardia Costiera. Fu un incontro che lasciò un segno profondo. Rimasi subito rapito dalla sua umanità autentica, dal rigore morale che ne guidava ogni scelta, da quel senso altissimo dello Stato che traspariva con naturalezza da ogni gesto, da ogni parola, da ogni silenzio.
Poco tempo dopo, la sua improvvisa scomparsa, avvolta da circostanze oscure e mai del tutto chiarite, squarciò quella luce. Lasciò dietro di sé interrogativi dolorosi, ferite ancora aperte, una verità incompiuta. Per anni, il suo nome divenne scomodo, quasi impronunciabile. Aleggiava una reticenza diffusa, una difficoltà collettiva nel riconoscere fino in fondo e celebrare un uomo che aveva donato tutto allo Stato, fino a perdere la vita in condizioni anomale e ingiuste.
Ho avvertito a lungo quel silenzio pesante, quell’imbarazzo nel parlare di un Eroe vero. Solo con il tempo, e con una coscienza che lentamente ha iniziato a maturare, il Comandante De Grazia ha trovato una collocazione più dignitosa nella memoria comune e tra gli esempi da seguire. Una collocazione “buona”, sì, ma non ancora giusta.
Perché il cammino non è finito: resta ancora molta strada da percorrere affinché la sua figura occupi lo scranno che merita davvero, quello di Uomo simbolo per il Sistema Paese e per l’intero mondo militare.
Per me, però, il Comandante non è mai venuto meno. È sempre stato presente. L’ho voluto alle mie spalle negli uffici in cui ho prestato servizio, come un angelo silenzioso e vigile. Non solo idealmente, ma anche fisicamente: il suo volto alla parete, a ricordarmi ogni giorno il significato più autentico del dovere, dell’onore e della responsabilità. Uno sguardo discreto ma fermo, capace di guidare senza parlare.
È stato un riferimento costante, anche quando per molti era ormai solo un nome sbiadito dal tempo.
Ha vegliato sulle mie rotte, sui mari azzurri e luminosi solcati con passione e amore, sugli orizzonti meravigliosi che la Motovedetta CP 265 ha regalato alla gioia del mio cuore.
E continua a farlo, come fanno gli uomini giusti: restando, anche quando sembrano assenti, a indicare la direzione.

