Nel 2025 l’Italia conferma che si viaggia (anche) con il palato

Il 2025 consacra il Bel Paese come destinazione regina del turismo enogastronomico. Non si tratta più di una nicchia riservata agli appassionati, ma di un vero motore economico e culturale che spinge arrivi, pernottamenti e spesa. I dati diffusi da ENIT – l’Agenzia Nazionale del Turismo – in occasione della Giornata della Ristorazione parlano chiaro: i soggiorni a tema food & wine da parte dei turisti internazionali, già nel 2024, erano cresciuti del 176%, superando i 2,4 milioni di presenze e generando circa 400 milioni di euro di spesa, con un +9% sul 2023. Un trend strutturale confermato anche dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano curato da Roberta Garibaldi, che stimava già a fine 2024 un giro d’affari da 40,1 miliardi di euro, con 14,5 milioni di “turisti del gusto”.

Rispetto al 2016, l’incremento è quasi del 50%: un segnale che la motivazione legata al cibo e al vino è ormai determinante nelle scelte di viaggio. Infatti Coldiretti calcola in 9 miliardi di euro la spesa per turismo enogastronomico nei soli primi quattro mesi del 2025, in attesa dei dati estivi ancora da elaborare. Complice un calendario di ponti favorevole e la presenza capillare di mercati contadini, agriturismi, sagre e strade del vino, la tavola italiana si conferma il centro delle esperienze di viaggio: un successo internazionale.

Le mappe del gusto: chi cresce di più

La domanda è diffusa ma non uniforme. In testa c’è la Toscana, che risulta la regione più scelta per vacanze enogastronomiche passate (39,3%) e la più desiderata per quelle future (33,9%), forse grazie anche alla valorizzazione e al supporto economico per le Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di cui abbiamo parlato tempo fa. Seguono Emilia-Romagna e Puglia, che si scambiano la seconda e terza posizione a seconda che si guardi al passato o alle intenzioni. Il Veneto, invece, si distingue per l’offerta esperienziale: cene in vigna, laboratori di cucina e visite interattive in frantoio sono diventati il vero punto di forza. Il Piemonte, trainato dalle Langhe-Monferrato-Roero, ha superato nel 2024 1,54 milioni di pernottamenti (+5,1%) e continua a crescere nel 2025, tanto da essere premiato ai Wine Travel Awards come “Regione dell’anno”. Il Sud si muove in controtendenza rispetto a chi lo ha storicamente considerato marginale. La Puglia, ad esempio, registra nel periodo gennaio-maggio 2025 un incremento del 19,1% negli arrivi e del 18,2% nelle presenze, con un tasso di internazionalizzazione oltre il 50%. La Campania ha investito 9,5 milioni di euro in progetti di turismo enogastronomico con l’obiettivo di destagionalizzare i flussi e valorizzare aree meno note.

Cosa cercano i turisti

Il vino resta il prodotto icona (38,1% delle preferenze), seguito dall’olio extravergine d’oliva, dalla pizza, dalla pasta e dai formaggi. Non sorprende che, sul fronte della ristorazione, la cucina toscana sia la più diffusa fra le cucine regionali su TheFork, con una quota del 17,3%. L’evoluzione è chiara: il turista non si accontenta più della semplice degustazione. Vuole esperienze “hands on”, narrative, lente e immersive, che uniscano convivialità e autenticità. La Toscana in questo senso ha un vantaggio competitivo naturale, recitando tra le varie regioni italiane il ruolo della locomotiva: non a caso quest’anno sono state insignite della Spiga Verde ben otto comuni toscani, il prestigioso riconoscimento perle eccellenze rurali e ambientali. Oltre al gradimento dei viaggiatori, si posiziona seconda nel cosiddetto “Turismo DOP” – nella classifica di Fondazione Qualivita che misura il peso dei prodotti a denominazione – grazie al 38% di produzioni biologiche e a una rete di eventi e infrastrutture culturali. Il Brunello, il Chianti, l’Olio Toscano IGP, il Pecorino delle Crete e decine di altre eccellenze compongono un paniere che non è solo gastronomico ma identitario. Visitare la Toscana significa infatti incontrare una cultura radicata in ogni piatto, in ogni calice, in ogni uliveto.

Querciamatta, la toscana raccontata in un bicchiere

In questo contesto spicca la Tenuta Querciamatta, a Monsummano Terme (Pistoia). Un borgo agricolo riportato a nuova vita, con vigneti e oliveti coltivati in biologico, dove si producono il Sangiovese “D” e il rosé della casa, oltre all’olio EVO della linea “Anno Zero”. La filosofia è chiara: sostenibilità, attenzione al territorio e capacità di trasformare la visita in esperienza. I format spaziano da “Sip Emotions” (90 minuti di degustazione guidata) a “Tastes in the Field” (un percorso più lungo e immersivo), fino a “Tastes with the Director”, che consente di vivere il racconto della tenuta attraverso la voce del suo direttore. Tra le proposte più originali, poi, ecco quella di Dinner d’Élite Querciamatta, appuntamento invernale ospitato nella raffinata Sala Agave. Qui la cena diventa performance: attorno a un unico tavolo in pietra, un massimo di dieci ospiti assistono alla preparazione dei piatti dallo chef gourmet Alessio Mori, che cucina in diretta davanti ai commensali. Non si tratta solo di gustare: è un’esperienza che intreccia spettacolo, convivialità e scoperta. Ogni portata viene abbinata a vini e oli dell’azienda, con soluzioni non convenzionali pensate per sorprendere anche i palati più esperti. La formula della social table favorisce l’incontro: coppie, amici, viaggiatori singoli si ritrovano seduti insieme, condividendo piatti e conversazioni. È la traduzione contemporanea della convivialità toscana, declinata però in chiave sofisticata e internazionale.