La salute di un’economia regionale si legge su più piani. Accanto alla crescita del prodotto interno lordo contano la capacità delle imprese di vendere fuori dai confini nazionali, il peso delle produzioni più avanzate, gli investimenti in ricerca e la tenuta dell’occupazione, cioè gli elementi che indicano se un territorio sta costruendo le basi per crescere anche negli anni successivi.
Il rapporto «Liguria 2030» di The European House Ambrosetti, presentato a settembre a Rapallo, osserva proprio questi aspetti attraverso 45 indicatori strategici. Nell’edizione di quest’anno 36 indicatori risultano in miglioramento, e il quadro che ne emerge descrive una regione che punta sulle esportazioni, sulla blue economy e sulle tecnologie digitali, con la candidatura di Genova a una delle gigafactory europee dell’intelligenza artificiale sullo sfondo.
Il dato che descrive meglio il momento dell’economia ligure riguarda le vendite all’estero. Nel 2025, le esportazioni regionali hanno raggiunto 9,4 miliardi di euro, con un aumento del 10,2% sul 2024 che rappresenta il quarto incremento più consistente tra le regioni italiane. Il primo trimestre del 2026 ha poi segnato una nuova accelerazione, con un +20,8% che, secondo il rapporto, equivale a circa sedici volte la variazione registrata dall’Italia nello stesso periodo.
Anche gli altri indicatori macroeconomici vanno nella stessa direzione. Per il 2026 Ambrosetti stima una crescita del prodotto interno lordo ligure dello 0,8%, un decimale sopra la previsione nazionale dello 0,7%. Sul fronte del lavoro il tasso di occupazione ha raggiunto nel 2025 il 68,8%, oltre sei punti sopra la media italiana del 62,5%, con 623mila occupati complessivi e 14mila posti in più rispetto all’anno precedente. In cinque anni, l’occupazione femminile è cresciuta del 9,6%, un risultato che allarga la base del mercato del lavoro regionale.
Il legame tra export e occupazione passa dalla composizione di ciò che la Liguria vende all’estero. Una regione che esporta soprattutto prodotti ad alto contenuto tecnologico compete sulla specializzazione e sulle competenze, e questa posizione tende a sostenere nel tempo la domanda di lavoro qualificato, dai tecnici agli ingegneri fino ai profili legati alla ricerca.
La specializzazione tecnologica della Liguria ha radici precise nel mare e nei laboratori. Il rapporto colloca la regione al primo posto in Italia per la blue economy, cioè l’insieme delle attività economiche legate al mare, dalla cantieristica alla logistica portuale fino al turismo costiero: in Liguria si concentra l’11% delle imprese nazionali del comparto, insieme al 14,4% del valore aggiunto e al 15,2% degli occupati.
Accanto al mare pesa la ricerca. Nel 2023 la spesa ligure in ricerca e sviluppo ha raggiunto 842 milioni di euro, con una crescita del 30,7% in dieci anni, e il collegamento con i risultati commerciali è evidente: le esportazioni ad alto contenuto tecnologico valgono il 67,5% del totale regionale, una quota che porta la Liguria al secondo posto tra le regioni italiane. Una quota così elevata indica che buona parte di ciò che la regione vende all’estero nasce da attività di progettazione e sviluppo.
Il punto d’incontro tra mare e tecnologia è la filiera underwater, che riunisce le imprese impegnate nelle tecnologie per operare sotto la superficie marina, dalla robotica subacquea ai sistemi di monitoraggio e protezione delle infrastrutture sommerse. Secondo Ambrosetti il comparto genera in Liguria 150 milioni di euro di valore aggiunto, pari al 16% del totale nazionale, con 333 milioni di fatturato e 1.453 occupati. Il ruolo di Genova come snodo dei cavi sottomarini che collegano l’Europa al resto del mondo rafforza questa vocazione, perché lega il territorio alla protezione delle reti di comunicazione che corrono sui fondali.
Dietro i risultati delle esportazioni lavora una rete di imprese che ogni giorno trattano con clienti, fornitori e partner in altri Paesi. Per queste aziende il digitale svolge la funzione di un’infrastruttura al pari delle strade e delle banchine: una trattativa con un cliente estero passa da videoconferenze e scambi di documenti, un ordine viaggia attraverso gestionali e archivi condivisi, il personale tecnico in trasferta deve poter consultare i dati dell’azienda come se fosse in ufficio. Quando la rete si interrompe o un server si blocca, insieme ai sistemi si ferma anche il lavoro.
Le PMI che non dispongono di un reparto tecnico interno possono affidare la gestione di questa infrastruttura ad aziende specializzate nella gestione dell’infrastruttura tecnologica aziendale, che seguono in modo continuativo rete, postazioni, comunicazioni e protezione dei dati.
Sul territorio ligure, un riferimento in questo ambito è rappresentato dai servizi informatici a Genova di Wingsoft, realtà che affianca le aziende con un’assistenza tecnica svolta sia in sede sia da remoto e con la configurazione di connessioni remote sicure, stabili e sempre sotto controllo, così che chi lavora fuori dalla sede principale possa accedere alle risorse aziendali in sicurezza. Per l’impresa il vantaggio sta nel poter contare su un presidio tecnico costante, con un unico interlocutore per tutti gli aspetti della propria infrastruttura.
Per un’impresa che lavora con l’estero conta molto anche la continuità delle comunicazioni. Per questo, Wingsoft installa e gestisce centralini VoIP, in sede o in cloud, che permettono di utilizzare gli interni aziendali da smartphone o da PC e di organizzare videoconferenze, e grazie a questa soluzione un commerciale in viaggio resta raggiungibile allo stesso numero dell’ufficio.
Sul piano della sicurezza informatica, firewall e VPN proteggono il perimetro della rete, mentre i backup automatici e non modificabili, abbinati alla sorveglianza costante dell’infrastruttura, riducono il rischio che un guasto o un attacco interrompa l’attività. Per un sistema produttivo che misura la propria crescita sui mercati internazionali, l’affidabilità dei sistemi informatici pesa sulla competitività quanto l’efficienza della logistica.
La sfida più ambiziosa per il digitale ligure riguarda il calcolo ad alte prestazioni. Genova è candidata a ospitare una delle gigafactory europee dell’intelligenza artificiale, grandi infrastrutture di calcolo promosse dall’Unione europea per sviluppare e addestrare i modelli di intelligenza artificiale. La scadenza per le candidature è fissata al 12 novembre 2026, mentre la selezione finale è attesa per l’inizio del 2027.
La città presenta argomenti concreti. Sul territorio operano il supercomputer Davinci-1 di Leonardo e il sistema Franklin dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e la posizione di Genova come approdo dei cavi sottomarini garantisce collegamenti di rete di primo piano. Il protocollo «Genova Capital of High Performance Computing & AI Factory» ha raccolto oltre 5.000 adesioni tra istituzioni, università e imprese, un segnale del sostegno che il progetto ha trovato nel tessuto economico locale.
Le ricadute stimate dal rapporto Ambrosetti dipendono dalla dimensione dell’impianto. A seconda della potenza installata, compresa tra 23,8 e 95 megawatt, l’impatto occupazionale per Genova potrebbe variare tra 780 e 3.135 posti di lavoro. Se la candidatura andasse in porto, gli effetti difficilmente resterebbero confinati al centro di calcolo: l’arrivo di un’infrastruttura di questa scala potrebbe attirare investimenti, alimentare la domanda di competenze tecniche e offrire alle imprese del territorio nuove occasioni per integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi, rafforzando la traiettoria che i dati del rapporto descrivono già oggi.
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