«Non possiamo continuare a chiedere agli autotrasportatori di sostenere da soli il peso degli aumenti», afferma Di Lisio, sottolineando le difficoltà soprattutto per le piccole imprese, che spesso non riescono a trasferire integralmente i rincari del carburante sulle tariffe applicate ai committenti.
Il problema riguarda un settore fondamentale per l’economia regionale. Le aziende di trasporto assicurano ogni giorno i collegamenti tra attività produttive, commercio e distribuzione, ma l’aumento delle spese rischia di compromettere la liquidità, gli investimenti e, nei casi più critici, la stessa sopravvivenza delle imprese.
Secondo i dati richiamati da Confartigianato Trasporti Abruzzo, il prezzo del gasolio avrebbe registrato un aumento superiore al 35%, mentre la sua incidenza sui costi aziendali sarebbe passata da circa il 30% a oltre il 42%. Un aggravio particolarmente pesante per le imprese che operano con margini compresi, in molti casi, tra il 3% e il 6%.
A pesare sulla competitività delle aziende italiane è anche il confronto con gli altri Paesi europei. I dati citati dall’associazione, riferiti al 12 ottobre 2026, indicano un prezzo medio del gasolio in Italia di circa 2,24 euro al litro, contro i 2,14 euro della media europea e gli 1,89 euro della Spagna.
Differenze che, per le imprese con consumi elevati, possono tradursi in migliaia di euro di costi aggiuntivi ogni mese, rendendo più difficile competere sul mercato europeo.
«Non possiamo parlare di concorrenza alla pari se le nostre imprese devono sostenere costi più elevati senza strumenti adeguati per compensarli», evidenzia Di Lisio, chiedendo un confronto anche a livello nazionale ed europeo.
Confartigianato Trasporti Abruzzo sollecita un confronto urgente con le istituzioni per individuare misure concrete, capaci di sostenere le imprese senza costringerle ad anticipare per mesi risorse che incidono pesantemente sui bilanci.
Tra le proposte figura l’introduzione di un gasolio professionale dedicato all’autotrasporto, attraverso un regime fiscale specifico e un rafforzamento dei meccanismi di rimborso o compensazione delle accise. L’obiettivo è ridurre il peso del carburante sui costi aziendali, semplificando le procedure e garantendo tempi certi per l’erogazione dei benefici.
L’associazione chiede inoltre un credito d’imposta automatico nelle situazioni di emergenza, da attivare quando il prezzo del gasolio supera determinate soglie. La misura dovrebbe consentire alle imprese di ottenere compensazioni proporzionate agli aumenti eccezionali, evitando che le difficoltà di liquidità si aggravino nell’attesa dei sostegni.
Un altro punto riguarda il riequilibrio fiscale rispetto agli altri Paesi europei. Per Confartigianato è necessario verificare le misure adottate da Stati come Francia e Spagna, valutando strumenti compatibili con le norme europee che consentano alle aziende italiane di operare in condizioni più competitive.
La crisi del settore, secondo l’associazione, richiede anche un intervento sui rapporti tra trasportatori e committenti. Gli aumenti del gasolio devono trovare un riconoscimento effettivo nelle tariffe, attraverso meccanismi di adeguamento tempestivi e trasparenti.
«Non è sostenibile che l’incremento dei costi venga scaricato interamente sull’autotrasportatore, mentre i corrispettivi per il servizio restano invariati», sottolinea il presidente regionale.
Confartigianato richiama inoltre l’attenzione sull’HVO, il carburante rinnovabile di origine non fossile, chiedendo di approfondire soluzioni che possano renderne più conveniente l’utilizzo. L’obiettivo è favorire la riduzione dell’impatto ambientale dei mezzi senza imporre alle imprese ulteriori costi difficilmente sostenibili.
«Non chiediamo agevolazioni senza una ragione, ma strumenti che permettano alle imprese di sostenere costi diventati difficilmente compatibili con i ricavi», precisa Di Lisio. Per il settore servono procedure semplici, obiettivi chiari e scadenze certe: aiuti tardivi e rimborsi che arrivano dopo mesi rischiano di non rispondere alle necessità immediate delle aziende.
Le conseguenze del caro carburante non si limitano ai bilanci delle imprese di trasporto. L’aumento dei costi logistici può ripercuotersi sull’intera filiera, dalla produzione alla distribuzione, con possibili effetti sui prezzi finali di beni e servizi.
Per questo Confartigianato Trasporti Abruzzo chiede alle istituzioni di aprire subito un confronto operativo e di trasformare le proposte in interventi concreti, verificabili e attuati in tempi definiti.
«Le nostre imprese garantiscono collegamenti indispensabili per le aziende, i commercianti e la distribuzione, ma non possono continuare a compensare con le proprie risorse ogni aumento dei costi», conclude Di Lisio.
L’appello è rivolto al Governo e alle istituzioni: sostenere l’autotrasporto significa proteggere un comparto strategico per l’economia abruzzese e prevenire le conseguenze che eventuali chiusure aziendali potrebbero avere sull’intero sistema produttivo.
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