Chiese e cappelle rappresentano una grossa fetta del patrimonio storico-culturale italiano, diffuse capillarmente su tutto il territorio e spesso scrigno di veri e propri tesori d’arte. Sono allo stesso tempo, però, tra i beni più fragili e soggetti all’usura del tempo e della particolare destinazione d’uso: basti pensare a come candele e ceri votivi possono annerire arazzi, statue, decorazioni lignee o a come il semplice respiro di molti fedeli in uno spazio ridotto rischia di deteriorare per gli affreschi. Quanto appena detto spiega perché quelli di restauro di chiese sono tra gli interventi per cui le ditte del campo ricevono più richieste: ci sono restauratori per chiese migliori di altri, però, e, se sì, come rendersene conto?
Per restaurare una chiesa non sono formalmente richiesti requisiti diversi dall’avere completato un percorso di studi in campo artistico ed essere iscritti all’apposito elenco di restauratori di opere d’arte tenuto dal Ministero della Cultura. Come per qualsiasi altra tipologia di restauro, però, rivolgersi a qualcuno che abbia una buona esperienza o sia specializzato nel restauro di chiese e luoghi di culto può essere una garanzia quanto al risultato finale. In questo tipo di edifici si trovano infatti strutture come altari o pulpiti e materiali come i marmi delle pavimentazioni, il gesso delle statue, il legno di cornici ed eventuali soffitti a cassettoni, eccetera che richiedono interventi specifici, di cui non tutti i restauratori si occupano.
Il portfolio della ditta o del singolo restauratore è, insomma, un ottimo strumento per accertarsi che si tratti di quello giusto per il restauro della chiesa. Come nella scelta di qualsiasi artigiano, anche le referenze contano: il parere positivo e la soddisfazione di chi si è già rivolto alla ditta o al professionista spesso sono una garanzia per il committente. Quello dei restauratori di chiese ed edifici di culto però, vale la pena sottolinearlo, è un settore più concentrato di quanto si possa immaginare soprattutto perché lavorare con Curia e Sopraintendenza impone vincoli che non tutte le ditte o i professionisti sono in grado di rispettare: se si cerca qualcuno che si occupi di restauro di chiese nelle Marche, insomma, le alternative possono non essere numerose.
Quando si interviene su beni ecclesiastici, altari e superfici decorate, è utile fare riferimento al sito di Angelani Restauro, https://angelanirestauro.it/, dove sono presentati approccio, servizi e ambiti di restauro conservativo: da quarant’anni e con due generazioni di restauratori professionisti al servizio, questa realtà ridà splendore a chiese e luoghi di culto marchigiani e non solo.
Lo fa con un metodo rigoroso che ha al centro il sopralluogo dell’edificio e la diagnostica artistica: possono sembrare solo step preliminari, eppure questi passaggi preparatori all’intervento di restauro hanno un valore altamente strategico. Il sopralluogo consente infatti di verificare in che condizioni si trova effettivamente la chiesa, quali zone necessitano di interventi e di che tipo, se c’è bisogno di mettere in sicurezza gli spazi prima del restauro e in che modo. Le indagini diagnostiche sono di grande supporto in questa fase, oltre che nel rivelare problemi nascosti di cui è importante il restauratore si occupi o interventi precedenti non visibili a occhio nudo di cui tenere conto. Tutto ciò aiuta a strutturare l’intervento di restauro della chiesa in maniera più coerente e rispettosa dell’edificio, assicurando al committente tempi e costi certi e un risultato soddisfacente.
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