Il borgo si riempie, il pubblico cresce e Grimaldi Enoica guarda già alla prossima edizione. La seconda edizione del Grimaldi Enoica Co-Wine Festival ha fatto registrare una partecipazione superiore a quella dello scorso anno, confermando la capacità dell’evento di trasformare il piccolo centro del Savuto in un punto di incontro per appassionati, produttori, sommelier, esperti e semplici curiosi.
Una crescita che va oltre i numeri e che racconta la maturazione di un appuntamento diventato, in poco tempo, uno degli eventi capaci di mettere il vino al centro di un racconto più ampio: quello della cultura, dei territori, delle persone e delle identità calabresi.
Il cuore della manifestazione sono state le masterclass, tutte sold out, segnale evidente dell’interesse del pubblico verso momenti di approfondimento e confronto. Un percorso attraverso vitigni, territori e nuove interpretazioni del vino calabrese che ha visto protagonisti alcuni tra i nomi più autorevoli del settore.
Luca Gardini ha guidato il pubblico alla scoperta del Gaglioppo, mentre Paola Restelli e le Donne del Vino Calabria hanno raccontato la rinascita dei bianchi. Angelo Peretti ha esplorato il mondo dei rosati e la loro dimensione contemporanea; Chiara Giannotti ha condotto il pubblico tra altitudini, freschezza e territori; Luca Grippo, infine, ha accompagnato i partecipanti alla scoperta del Magliocco Dolce, uno dei vitigni identitari del Savuto.
A dare ulteriore spessore alla manifestazione sono stati i talk e gli incontri dedicati ai territori e alle loro prospettive. Tra i momenti più significativi, la presentazione del libro di Angelo Peretti, Il profumo del bicchiere mezzo pieno, e quella del volume di Massimo Tigani Sava, dedicato alle radici identitarie della Calabria.
Ma Grimaldi Enoica non è stato soltanto approfondimento. Il festival ha coinvolto l’intero borgo attraverso un programma diffuso che ha trasformato luoghi simbolici come Palazzo di Città, Largo Albo, Largo Palmerini e Piazza Amantea in altrettanti punti di incontro e di spettacolo.
Banchi d’assaggio, degustazioni, Social Garden e momenti di intrattenimento hanno accompagnato il pubblico fino a sera. Particolarmente apprezzate anche le degustazioni sensoriali bendate curate da Valentina Cozmuta, Cristina Raffaele, Claudia Maremonti e Guglielmo Gigliotti.
La musica ha completato il percorso, con le esibizioni di DJ Kerò, Bruno Marrazzo in Jazz, Luigi D’Alife, Rocco Riccelli & Alessandro Di Cello e Tropicana, creando un intreccio tra vino, convivialità e vita del borgo.
Uno dei momenti più simbolici della serata è stata inoltre la consegna del Grimaldello d’Oro e delle Benemerenze Civiche a Gerardo Sacco, Gabriele Niccoli, Sergio Mazzuca e Marco Renzi. Riconoscimenti destinati a figure considerate rappresentative dell’eccellenza e delle radici del territorio, che hanno aggiunto un ulteriore elemento identitario alla manifestazione.
Il successo dell’edizione 2026 rafforza anche la volontà dell’amministrazione comunale di proseguire sulla strada intrapresa. Il sindaco di Grimaldi, comune inserito nella rete delle Città del Vino, ha ribadito il sostegno a un progetto che punta a fare del festival un appuntamento sempre più riconoscibile nel panorama vitivinicolo regionale, valorizzando contemporaneamente il borgo e la sua identità.
E mentre cala il sipario sulla seconda edizione, si comincia già a pensare alla terza. L’obiettivo è ampliare ulteriormente il coinvolgimento del territorio e consolidare una rete che comprende produttori, sommelier, istituzioni e realtà associative.
Importante, in questo percorso, anche il contributo di Arsac, degli operatori dei punti food, dell’Anc di Marzi, degli sponsor e di tutte le realtà che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento.
L’Associazione Grimaldi in Rosso, promotrice dell’iniziativa, ha espresso la propria gratitudine a quanti hanno partecipato e sostenuto il festival. Un ringraziamento che arriva al termine di un’edizione che ha restituito al borgo una delle sue serate più partecipate e intense.
Grimaldi Enoica ha così confermato la propria formula: non una semplice rassegna enologica, ma un festival diffuso capace di mettere insieme vino, cultura, musica, gastronomia e comunità.
Il risultato è un racconto della Calabria che parte dalle vigne e arriva alle persone. E che, dopo una seconda edizione da record, sembra avere già davanti a sé una nuova sfida: fare del Savuto una delle porte attraverso cui raccontare al mondo il vino e l’identità della Calabria.
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