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Argentina, la ricchezza sotto terra può cambiare il futuro del Paese: il geologo Calegari svela il potenziale di petrolio, gas e minerali

Dalla Patagonia a Vaca Muerta, passando per le risorse minerarie della Cordigliera e arrivando alla delicata questione delle Malvinas: l’Argentina dispone di un patrimonio naturale enorme. Ma per trasformarlo in crescita economica servono investimenti, continuità e soprattutto stabilità politica e normativa. È questo il quadro emerso dal confronto internazionale di “L’Approfondimento” di Fast News Platform con il geologo Ricardo Calegari, Liliana Di Masi e Attilio Carbone.

C’è un’Argentina che si vede in superficie e un’altra, immensamente più ricca e strategica, che si trova sotto terra.

Petrolio, gas, oro, argento, rame e litio compongono un patrimonio di risorse naturali che potrebbe avere un peso decisivo nel futuro economico del Paese. Una ricchezza che, tuttavia, per trasformarsi in sviluppo concreto ha bisogno di capitali, infrastrutture, tecnologia e soprattutto di un quadro politico ed economico capace di garantire gli investimenti nel lungo periodo.

È stato questo il filo conduttore della puntata internazionale de “L’Approfondimento” di Fast News Platform, che ha messo a confronto competenze e prospettive diverse, collegando l’Italia, l’Argentina e gli Stati Uniti.

Al centro della puntata il geologo Ricardo Calegari, protagonista di una carriera lunga 36 anni nel settore dell’esplorazione petrolifera, affiancato da Liliana Di Masi, collegata dall’Argentina, e da Attilio Carbone, dagli Stati Uniti, a Long Island.

Un confronto che ha permesso di osservare l’Argentina da più angolazioni: quella geologica e industriale di Calegari, quella economica e territoriale di Di Masi e quella statunitense di Carbone.

Calegari: 36 anni alla ricerca delle risorse argentine

Il racconto di Ricardo Calegari parte dal sottosuolo.

Il geologo ha spiegato di aver sviluppato per quasi 36 anni la propria attività professionale nell’ambito dell’esplorazione petrolifera di YPF, lavorando inizialmente sui pozzi e successivamente assumendo responsabilità crescenti fino ad occuparsi della valutazione delle diverse fonti di idrocarburi presenti nel territorio argentino.

Un’esperienza che gli ha consentito di conoscere direttamente una parte enorme del Paese.

Calegari ha lavorato soprattutto nel sud dell’Argentina, in Patagonia, nei primi anni della sua carriera, per poi occuparsi progressivamente della valutazione delle risorse presenti nelle diverse province. Negli ultimi anni ha avuto responsabilità manageriali nella valutazione delle fonti produttive e non produttive di idrocarburi.

Il risultato è una conoscenza del territorio maturata direttamente sul campo.

E il quadro che emerge è quello di un Paese straordinariamente ricco di risorse naturali.

Petrolio, gas ma anche oro, rame, argento e litio

Secondo Calegari, l’Argentina dispone di un patrimonio minerario enorme, concentrato soprattutto lungo la fascia della Cordigliera.

Rame, oro, argento e litio rappresentano alcune delle risorse più importanti, mentre il settore degli idrocarburi continua a occupare un ruolo centrale.

Ed è proprio qui che emerge uno dei nomi destinati a caratterizzare il futuro energetico argentino: Vaca Muerta.

La formazione, situata principalmente nella provincia di Neuquén, rappresenta una delle grandi riserve strategiche dell’Argentina per lo sviluppo non convenzionale di petrolio e gas.

Calegari ha indicato in circa 35.000 chilometri quadrati l’estensione dell’area della formazione all’interno della provincia, spiegando che le condizioni geologiche potrebbero consentire la produzione di idrocarburi su una superficie molto ampia.

Ma il dato che più colpisce è quello relativo alla porzione finora effettivamente sviluppata.

Dopo circa dieci-dodici anni di produzione, secondo la valutazione illustrata dal geologo, sarebbe stata utilizzata soltanto una parte limitata del potenziale complessivo dell’area, nell’ordine del 6-7%.

Se le successive attività di esplorazione e sviluppo confermeranno queste potenzialità, il margine di crescita potrebbe essere enorme.

L’Argentina torna verso il milione di barili

Durante il confronto Calegari ha sottolineato anche la crescita della produzione petrolifera argentina, che si avvicina alla soglia del milione di barili al giorno.

Un livello particolarmente significativo se confrontato con la storia produttiva del Paese.

L’Argentina aveva raggiunto un precedente picco nella produzione convenzionale negli anni Novanta. Oggi, secondo il geologo, la crescita legata alle formazioni non convenzionali e in particolare a Vaca Muerta sta consentendo di superare quei livelli.

Il sistema petrolifero argentino comprende diverse grandi aree: la Cuenca Neuquina, che interessa Neuquén, Mendoza, Río Negro e La Pampa; la Cuenca del Golfo San Jorge, tra Chubut e Santa Cruz; la Cuenca Austral, che coinvolge il sud di Santa Cruz e la Terra del Fuoco, oltre alle aree offshore.

L’Argentina, dunque, dispone di una geografia energetica molto più articolata di quanto possa apparire osservando soltanto Vaca Muerta.

Liliana Di Masi: Neuquén è già cambiata

A raccontare l’effetto della crescita petrolifera sulla vita quotidiana è stata Liliana Di Masi.

La realtà di Neuquén, ha spiegato, è profondamente cambiata con lo sviluppo di Vaca Muerta. La provincia ha registrato una forte crescita economica e ha attirato persone provenienti da altre parti dell’Argentina, alla ricerca di nuove opportunità professionali.

Ma il boom petrolifero non produce soltanto effetti positivi.

L’arrivo di nuova popolazione aumenta la pressione sul mercato del lavoro e non tutti riescono a trovare un’occupazione. Contemporaneamente, l’aumento del potere d’acquisto legato all’attività petrolifera contribuisce alla crescita dei prezzi.

Il risultato è una realtà economica particolare.

Neuquén, secondo Di Masi, è diventata quasi “un mondo diverso” rispetto al resto dell’Argentina: una provincia che beneficia enormemente dell’attività petrolifera ma che deve affrontare anche le conseguenze dell’aumento del costo della vita.

Attilio Carbone dagli Stati Uniti: il confronto con l’America

In questo quadro si inserisce il contributo di Attilio Carbone, collegato da Long Island, negli Stati Uniti.

Il suo intervento ha portato nel confronto la prospettiva americana sulle risorse energetiche e sulle grandi dinamiche internazionali legate al petrolio.

Carbone ha sottolineato come gli Stati Uniti dispongano a loro volta di riserve petrolifere importanti, citando in particolare il Texas e altre aree del sud del Paese.

La discussione ha permesso così di mettere a confronto due realtà energetiche differenti: da una parte un’Argentina che cerca di trasformare le proprie immense risorse in una nuova leva di sviluppo economico; dall’altra gli Stati Uniti, già dotati di una forte capacità produttiva e di un sistema energetico consolidato.

Malvinas, petrolio e una cautela fondamentale

La questione delle Malvinas ha inevitabilmente portato il confronto sul terreno geopolitico.

Calegari ha confermato che nell’area a nord delle isole sono stati perforati pozzi e sono state individuate arenarie contenenti idrocarburi.

Ma il geologo ha invitato a non confondere una scoperta con una certezza sulle dimensioni delle riserve.

Questo è uno dei passaggi tecnicamente più importanti dell’intervista.

Secondo Calegari, l’esistenza di idrocarburi può essere affermata sulla base delle perforazioni effettuate, mentre è molto più complesso stabilire quale sia l’effettivo volume disponibile.

Le stime devono quindi essere trattate con prudenza, anche perché le comunicazioni sui risultati dell’esplorazione possono avere effetti sul valore delle società coinvolte e sulle aspettative degli investitori.

In altre parole: il petrolio c’è, ma quanto petrolio ci sia realmente è ancora la questione da dimostrare.

La “radiografia” del sottosuolo

Calegari ha poi spiegato come si arriva alla scoperta di un giacimento.

Quando la superficie non permette di capire cosa si trovi nel sottosuolo, vengono utilizzati diversi metodi geofisici, attraverso lo studio della gravità, del magnetismo e soprattutto della sismica.

L’energia attraversa gli strati della terra e le onde generate vengono registrate e successivamente elaborate.

Il risultato permette di ottenere una sorta di radiografia del sottosuolo, attraverso la quale geologi e geofisici cercano di individuare le strutture nelle quali potrebbero essere intrappolati acqua, gas o petrolio.

Solo dopo questa fase arrivano le perforazioni e la valutazione economica della scoperta.

Perché trovare petrolio non significa automaticamente poterlo estrarre in modo conveniente.

Il grande interrogativo: l’Argentina può tornare a crescere?

È qui che il confronto è arrivato alla domanda più importante: può la ricchezza naturale dell’Argentina diventare la chiave per invertire la lunga crisi economica del Paese?

La risposta emersa dalla discussione è prudente.

Le risorse esistono. Il potenziale è enorme. Ma servono investimenti altrettanto importanti.

E gli investimenti nel settore energetico sono investimenti di lungo periodo. Per questo, ha spiegato Calegari, hanno bisogno di un ambiente politico, economico e giuridico stabile.

È una questione centrale soprattutto per le grandi aziende internazionali.

Di Masi ha evidenziato come esistano già progetti importanti e piani di investimento, ma anche come molte imprese sembrino attendere condizioni più favorevoli prima di impegnare capitali ancora più consistenti.

Non si tratta soltanto delle compagnie che estraggono petrolio e gas.

Attorno all’industria energetica esiste infatti un vastissimo sistema di aziende di servizi petroliferi, infrastrutture e attività collegate, tutte destinate a beneficiare dell’espansione del settore.

La partita del futuro si gioca sotto terra, ma anche sopra

Il confronto tra Ricardo Calegari, Liliana Di Masi e Attilio Carbone ha consegnato così un’immagine dell’Argentina molto diversa da quella raccontata soltanto attraverso la crisi economica.

Sotto la superficie esiste una ricchezza enorme.

Vaca Muerta rappresenta una delle principali carte energetiche del Paese. Le aree minerarie della Cordigliera aggiungono rame, oro, argento e litio. Le altre cuencas petrolifere completano un patrimonio che potrebbe rafforzare il ruolo dell’Argentina sui mercati internazionali.

Ma la vera sfida non è soltanto trovare le risorse.

È riuscire a trasformarle in occupazione, investimenti, infrastrutture, entrate e sviluppo duraturo.

Ed è proprio qui che il messaggio emerso dalla puntata diventa politico ed economico: l’Argentina può avere nel sottosuolo una parte importante della propria futura ricchezza, ma dovrà costruire sopra quel sottosuolo le condizioni necessarie perché quella ricchezza diventi realmente sviluppo.

La terra argentina, dunque, ha ancora molto da raccontare.

E Ricardo Calegari, dopo 36 anni trascorsi a studiarla e attraversarla, ha ricordato che la grande partita energetica del Paese è tutt’altro che conclusa.

Redazione

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