PERUGIA – L’artigianato come chiave di lettura della relazione tra persone, oggetti e memoria. È questo il filo conduttore dell’intervento del professor Daniele Parbuono, docente dell’Università degli Studi di Perugia, protagonista della seconda giornata di un convegno dedicato ai temi della cultura materiale e delle pratiche dell’abitare.
Nel suo intervento, Parbuono ha proposto una riflessione ampia sull’antropologia degli oggetti, partendo dai classici della disciplina come Marcel Mauss e dalle sue celebri “tecniche del corpo”, fino alle più recenti elaborazioni sull’interdipendenza tra esseri umani e cose.
«L’oggetto non è mai solo oggetto, ma porta con sé una forza, uno spirito che lo connette alle persone», è uno dei passaggi chiave della relazione, in cui il docente ha richiamato anche gli studi di Malinowski e Lévi-Strauss, evidenziando come la cultura materiale non possa essere separata dalla vita sociale.
Attraverso esempi etnografici e ricordi personali, Parbuono ha poi illustrato come la memoria individuale e collettiva si incarni negli oggetti quotidiani. Tra i passaggi più significativi, il racconto di un orologio appartenuto al nonno, diventato simbolo di un legame familiare e di una storia più ampia legata al Novecento rurale italiano.
Il secondo esempio ha riguardato invece il tema del riuso creativo e dell’ingegno artigianale, con il caso di un abitante di Paciano che ricompone materiali di recupero trasformandoli in dispositivi funzionanti, come una struttura per pannelli fotovoltaici costruita con pezzi di scarto. Un modello di creatività definito vicino al concetto di “bricolage” teorizzato da Lévi-Strauss.
L’intervento ha poi toccato anche il tema della sostenibilità e del riutilizzo degli oggetti, evidenziando le criticità normative legate allo smaltimento dei rifiuti e proponendo una riflessione sulle potenzialità delle isole ecologiche come luoghi non solo di conferimento, ma anche di redistribuzione e recupero.
In chiusura, il docente ha sottolineato come l’artigianato non sia solo produzione di oggetti, ma un processo che intreccia memoria, territorio e visioni del mondo, contribuendo a modellare gli spazi dell’abitare contemporaneo.
“È attraverso il sapere della mano che si costruiscono gli spazi in cui viviamo”, ha concluso Parbuono, richiamando la centralità del fare umano nella trasformazione del paesaggio culturale.
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