Esteri

Trump: “Due settimane per colpire ogni obiettivo in Iran”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un’intervista che basterebbero “due settimane per colpire ogni singolo obiettivo” in Iran, sostenendo inoltre che la Repubblica islamica sarebbe “militarmente sconfitta”. Le affermazioni, rilasciate nel corso di una conversazione registrata la scorsa settimana con la giornalista indipendente Sharyl Attkisson e trasmessa oggi, hanno immediatamente alimentato nuove tensioni nel quadro già fragile della crisi mediorientale.

Trump ha affermato che le forze statunitensi avrebbero già colpito circa il 70% degli obiettivi militari previsti e che il completamento delle operazioni richiederebbe “solo altre due settimane”, definendo gli eventuali ulteriori attacchi come “gli ultimi ritocchi”. Nel suo intervento ha anche criticato la NATO, definendola una “tigre di carta”, accusando gli alleati di non aver fornito un sostegno adeguato nella pressione militare contro Teheran.

“Sono militarmente sconfitti. Nella loro mente forse non lo sanno, ma penso che lo sappiano”, ha aggiunto Trump, precisando tuttavia che “questo non significa che abbiano finito”.

Blocco navale e attività militari nel Golfo

Sul fronte militare, il Comando Centrale statunitense United States Central Command ha riferito che oltre 20 navi da guerra stanno operando nell’area per sostenere un presunto blocco navale contro Iran. Secondo i dati diffusi, le attività di sorveglianza avrebbero consentito di “reindirizzare 61 navi commerciali” e di “immobilizzarne 4” per garantire il rispetto delle restrizioni.

Il post ufficiale del Centcom ha inoltre mostrato immagini di unità navali americane in formazione operativa nel Mar Arabico, inclusa la portaerei USS George H.W. Bush, evidenziando un rafforzamento della presenza militare nell’area strategica dello Stretto di Hormuz.

Condanne regionali e droni sul Kuwait

Sul piano regionale, gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato gli attacchi con droni avvenuti nelle ultime ore contro il Kuwait, definendoli “attacchi terroristici” e una “violazione della sovranità e della stabilità del Paese”. Il ministero della Difesa kuwaitiano ha confermato l’individuazione di “diversi droni ostili” nello spazio aereo nazionale all’alba, senza fornire ulteriori dettagli sugli autori dell’attacco.

Iran: negoziati, crisi economica e risposta diplomatica

Sul fronte iraniano, le autorità hanno comunicato di aver inviato una risposta ai mediatori pakistani in merito alla proposta negoziale internazionale. Secondo l’agenzia IRNA, il contenuto della risposta sarebbe focalizzato sulla “cessazione immediata delle ostilità” e sulla ricerca di un “quadro per la fine della guerra su tutti i fronti”, inclusa l’area libanese.

Teheran ha inoltre indicato come priorità il ripristino della sicurezza marittima nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, in un contesto in cui il Paese sta affrontando una forte crisi economica, con inflazione superiore al 73% e una valuta ai minimi storici.

Nel frattempo, il parlamento iraniano ha tenuto la sua prima sessione pubblica dall’inizio del conflitto, svolta in modalità virtuale per motivi di sicurezza. Tra i temi discussi figurano la crisi dei prezzi, la situazione interna e possibili nuove misure economiche, tra cui l’introduzione di pedaggi per il transito navale nello Stretto di Hormuz.

Tensioni anche con l’AIEA

Nuove frizioni si registrano anche sul fronte delle istituzioni internazionali. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha criticato le dichiarazioni del direttore generale dell’agenzia nucleare ONU International Atomic Energy Agency, Rafael Grossi, accusando l’ente di “messaggi politici” e non coerenti con il suo mandato tecnico.

Secondo Teheran, l’AIEA dovrebbe limitarsi a funzioni di verifica e controllo, evitando prese di posizione su questioni militari e strategiche.

Uno scenario sempre più instabile

L’insieme degli sviluppi – dalle dichiarazioni di Trump alle operazioni navali statunitensi, fino alle tensioni diplomatiche e agli attacchi nella regione del Golfo – delinea un quadro di forte instabilità, in cui diplomazia e confronto militare procedono su binari paralleli e sempre più ravvicinati.

Redazione

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