Salute

10 maggio 1997: il giorno in cui ho spento le sigarette e acceso la mia libertà

Un racconto personale

Il 10 maggio 1997 segna una data precisa, quasi scolpita nella memoria: il giorno in cui ho deciso di buttare via le sigarette e non comprarne mai più. Una scelta netta, senza trattative, senza “l’ultima”. Da quel momento, semplicemente, ho smesso.

Non è stato un gesto teatrale né una promessa fatta a qualcuno. È stata una decisione personale, maturata e poi applicata con una semplicità quasi disarmante: non comprarle più. E quando qualcuno offriva una sigaretta, la risposta era sempre la stessa, identica ancora oggi: “Grazie, non fumo.”

Nel tempo, questa risposta è diventata una sorta di piccolo paradosso quotidiano. Per molti è difficile da comprendere. “Come hai fatto?”, mi chiedono ancora. La risposta non è mai cambiata: non le ho più comprate. Tutto qui. Nessuna formula magica, nessun metodo segreto, solo una scelta mantenuta nel tempo.

Eppure, il tema ritorna spesso nelle conversazioni. C’è chi confessa: “Io non ce la faccio, è più forte di me.” A queste parole, la reazione è sempre stata diretta, forse anche scomoda: non è una forza esterna a decidere, ma una rinuncia alla propria volontà. Dire “è più forte di me” diventa, in fondo, un modo per cedere il comando.

In quei momenti la risposta è stata altrettanto netta: “Non siete deboli perché non riuscite a smettere. Lo diventate quando accettate di non provare davvero a riprendere il controllo.” È una provocazione, certo, ma nasce da un’esperienza vissuta sulla pelle.

Col tempo questa scelta è diventata qualcosa di più ampio: non solo un addio al fumo, ma un modo di stare al mondo. Un rifiuto di tutto ciò che prova a condizionare, a modellare, a uniformare. Anche quando si parla di abitudini, consumi, immagine, o persino di certe dinamiche sociali.

Non mi interessa essere “vestito” da etichette, né trascinato nel flusso del gossip o delle mode. Ognuno ha la propria libertà, ma la mia resta una: non farmi guidare da ciò che non scelgo consapevolmente.

Quel gesto del 10 maggio 1997, nel tempo, è diventato un piccolo baluardo personale. Uno dei tanti, forse, ma il primo che ha dimostrato che la direzione si può cambiare. E che la continuità di una scelta vale più di qualsiasi promessa.

Non c’è trionfalismo in tutto questo, solo constatazione. E forse anche un pizzico di ironia verso se stessi: mi faccio gli auguri da solo per quell’impresa, perché in fondo ogni libertà conquistata merita di essere riconosciuta, anche quando non fa rumore.

E il percorso continua. Senza arroganza, ma anche senza arretramenti.

Rino Logiacco

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