Friuli Venezia Giulia

“E ven la fin dal mont”: il Friuli del 1976 rivive nello sguardo di una bambina nel libro di Paola Treppo

di Merilia Ciconte *

Una testimonianza che è insieme memoria personale e cronaca collettiva, quella raccontata da Paola Treppo nel volume “E ven la fin dal mont. Una bambina friulana nel terremoto del 1976”, un’opera che ripercorre uno dei momenti più drammatici della storia recente del Friuli.

A proporre la lettura è una voce che ne restituisce il senso più intimo e umano.

“Ho appena finito di leggere ‘E ven la fin dal mont. Una bambina friulana nel terremoto del 1976’ di Paola Treppo. Mi è piaciuto molto”.

Il libro si presenta come una cronistoria del terremoto che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli, ma lo fa attraverso una chiave narrativa particolare: quella di una bambina di cinque anni che osserva, vive e rielabora il disastro con lo sguardo dell’infanzia. L’autrice, giornalista, sceglie infatti di tornare indietro nel tempo per raccontare “cos’è successo nell’immediatezza del sisma, ma soprattutto quello che ha vissuto insieme alla sua famiglia e a tutti i sopravvissuti”.

La forza del racconto sta proprio in questa doppia prospettiva: la precisione della memoria adulta e la fragilità emotiva della bambina che ha visto “in un attimo crollare tutto il suo mondo”. Un equilibrio che rende il libro accessibile e profondamente umano.

Il testo accompagna il lettore dentro gli spazi della ricostruzione e della sopravvivenza: “le tende, le baracche o negli spazi comuni all’aperto diventati aree dove giocare, studiare e condurre una vita in comunità”. Non è solo la descrizione di un’emergenza, ma il racconto di una quotidianità improvvisamente reinventata.

Particolarmente significativa è la dimensione visiva dell’opera, che si arricchisce di fotografie: “foto di lei bambina insieme alle sorelle e ai genitori, ai suoi amici, di case che ormai erano diventate detriti, di case che invece nel tempo sono state ricostruite”. Immagini che trasformano il libro in un archivio emotivo oltre che storico.

Il filo conduttore, però, è la rinascita. La stessa autrice vive ancora nella casa ricostruita dal padre, simbolo concreto di resistenza e continuità: “È la testimonianza della rinascita”.

Il commento conclusivo ne coglie il senso più profondo:

“È questo che secondo me Paola ha voluto donarci con questo suo scritto: la memoria di quello che è stato, ma anche la solidarietà e la speranza nella rinascita, che è quello che poi è avvenuto.”

Un libro che non si limita a ricordare, ma che restituisce dignità alla memoria collettiva del Friuli, trasformando il dolore in testimonianza e la testimonianza in eredità.

“Brava Paola, e grazie ancora per avermelo inviato ❤”

 

* Riceviamo e pubblichiamo

 

Redazione

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