Un uso più consapevole dei farmaci, meno prescrizioni inappropriate e una medicina sempre più personalizzata. Sono questi i punti centrali dell’intervento del professor Armando Genazzani, docente dell’Università degli Studi di Torino, intervenuto nel corso di una diretta dedicata al futuro della farmacologia, in onda su Fast News Platform.
Il quadro delineato dal farmacologo è chiaro: in Italia si fa un uso molto elevato di farmaci, spesso giustificato, ma in una quota significativa dei casi evitabile. “In media – ha spiegato Genazzani – ogni cittadino assume circa 1.100 tra compresse, gocce o altre forme farmaceutiche all’anno. Questo significa oltre tre dosi al giorno, con una parte della popolazione, soprattutto anziana, che arriva anche a sette o otto”.
Un dato che riflette, da un lato, l’allungamento della vita e il miglioramento delle condizioni di salute, ma dall’altro anche una cultura diffusa che tende a trovare nel farmaco la risposta immediata a qualsiasi disturbo. “Siamo portati a pensare che per ogni problema esista una soluzione farmacologica – ha sottolineato – ed è una semplificazione che può diventare pericolosa”.
Uno dei fenomeni più critici evidenziati da Genazzani è quello della cosiddetta “cascata prescrittiva”: un farmaco viene assunto per trattare un disturbo, genera effetti collaterali e questi vengono a loro volta curati con altri medicinali, in un circolo che può diventare difficile da gestire.
“Arriviamo a situazioni in cui si assumono più farmaci per correggere gli effetti indesiderati del primo – ha spiegato – con il rischio di interazioni e complicazioni”.
Il professore ha però voluto evitare semplificazioni: non tutti i farmaci sono superflui, anzi. “Molti sono fondamentali e salvano vite – ha chiarito – come quelli per il diabete o per l’ipertensione”.
Il problema riguarda una fascia specifica di medicinali utilizzati in modo eccessivo o non sempre necessario. Tra questi, Genazzani ha citato gli inibitori di pompa protonica (come omeprazolo e simili) e la vitamina D, spesso prescritta anche in assenza di una reale carenza.
“Non è vero che ‘tanto male non fanno’ – ha precisato – ogni farmaco deve essere assunto solo quando serve davvero, nella dose giusta e per il tempo necessario”.
L’iperprescrizione non è un fenomeno esclusivamente italiano, ma assume forme diverse a seconda dei contesti culturali. In Italia, ad esempio, è particolarmente diffuso l’uso di vitamina D e gastroprotettori, mentre negli Stati Uniti il problema principale riguarda gli oppioidi, farmaci antidolorifici che hanno generato una vera emergenza sanitaria legata alla dipendenza.
“Ogni Paese ha le sue criticità – ha osservato Genazzani – ma il principio resta lo stesso: i farmaci sono strumenti potentissimi, che vanno utilizzati con grande attenzione”.
Accanto alle criticità, il docente ha evidenziato anche i progressi straordinari della ricerca. Il settore farmaceutico, infatti, sta vivendo quella che definisce “un’era d’oro”: ogni anno vengono sviluppati centinaia di nuovi farmaci, molti dei quali basati su tecnologie avanzate in grado di agire in modo estremamente selettivo.
“Siamo arrivati a molecole capaci di distruggere specifiche proteine all’interno delle cellule – ha spiegato – qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impensabile”.
La direzione è quella della medicina personalizzata: non più farmaci “uguali per tutti”, ma terapie costruite su misura per il singolo paziente, in base alle caratteristiche della malattia e del profilo biologico.
Sul piano internazionale, Genazzani ha tracciato un confronto tra i principali attori della ricerca farmaceutica. L’Europa, ha detto, produce risultati di alto livello rispetto alle risorse investite, ma sconta un gap significativo rispetto agli Stati Uniti, dove i finanziamenti – pubblici e privati – sono molto più consistenti.
A sorprendere è soprattutto la crescita della Cina, che negli ultimi anni ha accelerato rapidamente: “Ha investito su ricercatori e innovazione – ha spiegato – e oggi sta diventando un protagonista sempre più competitivo”.
Dal punto di vista sanitario, la concorrenza è positiva, perché aumenta l’offerta di farmaci efficaci e sicuri. Ma sul piano economico e strategico, l’Europa rischia di dipendere sempre più da prodotti sviluppati altrove.
Infine, uno sguardo alle nuove generazioni. Per chi vuole intraprendere una carriera nella farmacologia, le opportunità non mancano, ma cambiano le prospettive.
“Il mondo è diventato piccolo – ha affermato Genazzani – la ricerca non è più legata a un luogo specifico, ma alle opportunità migliori. Bisogna seguire le idee, non i confini”.
Un messaggio che invita anche l’Italia a investire di più, per attrarre talenti e creare un ecosistema competitivo a livello internazionale.
L’intervento del professor Genazzani lascia un’indicazione precisa: i farmaci restano uno degli strumenti più importanti della medicina moderna, ma il loro utilizzo deve essere sempre più appropriato, consapevole e personalizzato.
“Non dobbiamo usarne meno in assoluto – ha concluso – ma usarli meglio”.
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