In Israele si rafforza l’alleanza tra Naftali Bennett e Yair Lapid, che annunciano una possibile fusione politica per sfidare Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni, previste per ottobre 2026 salvo elezioni anticipate. Cresce il fronte trasversale contro il premier e la gestione del conflitto.
In Israele prende forma una nuova e significativa alleanza politica con un obiettivo dichiarato: mettere fine al lungo ciclo di governo del primo ministro Benjamin Netanyahu e costruire un’alternativa unitaria in vista delle prossime elezioni legislative, attualmente previste per ottobre 2026.
Secondo quanto annunciato, due figure centrali della politica israeliana, Naftali Bennett e Yair Lapid, avrebbero deciso di unire le forze e lavorare alla possibile fusione dei rispettivi partiti in un unico soggetto politico, con Bennett indicato come possibile guida della nuova formazione.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ricompattare un’opposizione che negli ultimi anni si è mostrata frammentata, ma accomunata da una forte critica all’attuale esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. In una nota del partito di Lapid, Yesh Atid, viene sottolineato come la mossa punti a “porre fine alle divisioni interne e concentrare tutti gli sforzi sulla vittoria nelle prossime elezioni cruciali”.
Bennett e Lapid hanno già condiviso in passato un’esperienza di governo nella coalizione del 2021 che aveva interrotto, dopo 12 anni, la lunga leadership di Netanyahu. In quell’esecutivo, Bennett aveva ricoperto inizialmente la carica di primo ministro, lasciando poi il ruolo a Lapid come premier ad interim fino al ritorno alle urne che ha riportato Netanyahu al potere.
Nonostante differenze ideologiche significative — Bennett di orientamento più conservatore e religioso, Lapid più laico e centrista — i due leader hanno mantenuto nel tempo un rapporto politico funzionale, ora rilanciato in chiave anti-Netanyahu.
La nuova intesa ha già generato reazioni nel panorama politico israeliano. L’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot ha espresso sostegno all’iniziativa, parlando di “necessità di cambiamento e unità nazionale”. Anche Avigdor Liberman ha accolto positivamente l’annuncio, definendolo un passo verso la sostituzione dell’attuale governo.
Dura invece la risposta di esponenti della destra. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha criticato l’alleanza sui social, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha accusato i due leader di “svendere il Paese”, con riferimenti alla possibile apertura verso forze politiche arabe rappresentate da Mansour Abbas.
Il quadro politico israeliano resta dunque in forte evoluzione, con la prospettiva di una competizione elettorale sempre più polarizzata tra il blocco governativo e un’opposizione che tenta la via dell’unità per ribaltare gli equilibri attuali.
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