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L’ora più buia: la crisi Trump e la tentazione del 25° emendamento

Negli Stati Uniti cresce la tensione politica attorno a Donald Trump come mai prima d’ora. Le dichiarazioni del tycoon, che minacciava la civiltà iraniana con parole drammatiche – “morirà stanotte” senza un accordo entro la scadenza delle 20 locali – hanno fatto scattare un allarme senza precedenti, spingendo decine di parlamentari democratici a invocare strumenti straordinari per fermarlo.

Il 25° emendamento, previsto per il trasferimento temporaneo dei poteri al vicepresidente in caso di incapacità del presidente, è tornato al centro del dibattito politico. Alexandria Ocasio-Cortez, Ayanna Pressley, Rashida Tlaib, Ro Khanna e il senatore Ed Markey, tra gli altri, hanno chiesto apertamente la rimozione di Trump dall’incarico. “Il presidente deve essere rimosso. Se il Congresso è troppo codardo per farlo, deve farlo il suo stesso governo”, ha dichiarato il deputato Eric Swalwell, sottolineando il rischio di una deriva istituzionale senza precedenti.

Ma la pressione non arriva solo dai democratici. Sorprendentemente, critiche nette sono arrivate anche dall’interno del mondo MAGA. L’ex alleata repubblicana Marjorie Taylor Greene ha denunciato un tradimento del mandato elettorale: “Trump è stato eletto per combattere il ‘deep state’ americano e porre fine alle guerre all’estero, non per uccidere un’intera civiltà conducendo una guerra per conto di Israele”. Greene ha evocato il 25° emendamento come strumento necessario, aprendo una frattura inquietante tra le fila repubblicane.

Tra i democratici, le prese di posizione si moltiplicano con toni forti. Il leader al Senato Chuck Schumer ha definito Trump “una persona estremamente malata”, mentre il leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries ha lanciato un appello diretto: “È il momento che ogni repubblicano metta il dovere patriottico davanti al partito e fermi questa follia”.

Dietrofront o strategia? Alla fine, Trump ha concesso un’estensione di due settimane, aprendo uno spiraglio che evita l’immediato scenario catastrofico evocato dai suoi avversari. Ma la domanda resta: quanto è fragile il confine tra la retorica estrema e l’azione effettiva di un presidente che continua a polarizzare il Paese?

L’episodio segna un punto di non ritorno nella politica americana. Mai come oggi il sistema costituzionale e i suoi meccanismi di controllo sono stati messi alla prova, con una combinazione di paura istituzionale, responsabilità parlamentare e mobilitazione pubblica. L’“ora più buia” prima del possibile intervento straordinario rimane un monito: la democrazia non è mai garantita, e la resilienza delle sue regole dipende dalla vigilanza e dal coraggio dei suoi protagonisti.

Redazione

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