Sardegna

Longevità e comunità, in Sardegna cresce la popolazione over 64: oltre 428mila residenti

A Cagliari il confronto su politiche e modelli per l’invecchiamento attivo

CAGLIARI – La Sardegna si conferma una delle regioni italiane con il più alto indice di longevità, ma anche tra quelle chiamate a gestire con maggiore urgenza il cambiamento demografico. Oggi gli over 64 nell’isola superano quota 428mila, pari al 27% della popolazione residente, una percentuale superiore alla media nazionale ferma intorno al 25%. Vent’anni fa, nel 2005, erano circa 280mila (17%). E secondo le proiezioni, entro il 2055 potrebbero arrivare a rappresentare addirittura il 42% dei cittadini.

Numeri che raccontano una trasformazione profonda, al centro del convegno “Longevità e comunità. Politiche e impegno condiviso sul territorio”, svoltosi questa mattina nella Sala Fondazione di Sardegna a Cagliari. L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo del progetto “Attivi insieme: la strada per la longevità”, promosso da FAP ACLI insieme alle Acli provinciali di Cagliari, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Al centro del progetto, un approccio integrato all’invecchiamento attivo, basato su una visione biopsicosociale che considera la persona anziana nella sua interezza: salute fisica, benessere psicologico, capacità cognitive, relazioni sociali e senso di appartenenza alla comunità.

«I dati che abbiamo presentato dimostrano che lavorare sulla socialità e sulla prevenzione non è un tema secondario, ma una priorità concreta per i nostri territori», ha sottolineato Giacomo Carta, evidenziando come il progetto abbia costruito “un percorso fatto di relazioni, attività e continuità”, destinato ora a crescere coinvolgendo nuovi comuni.

Nel corso dell’anno sono stati coinvolti circa 150 anziani, con 133 partecipanti costanti alle attività e 39 inseriti nel campione di ricerca. «I risultati mostrano miglioramenti nelle capacità cognitive, in particolare memoria e attenzione, insieme a un aumento del benessere psicologico e a una riduzione della solitudine», ha spiegato Francesca Garau. Un aspetto significativo riguarda il fatto che i partecipanti partivano già da condizioni mediamente buone: il progetto ha quindi agito soprattutto in chiave preventiva, consolidando il benessere prima dell’insorgere di fragilità.

Tra le attività proposte: training metacognitivi, laboratori creativi, percorsi di life skills, attività motorie adattate come ginnastica dolce e pilates, oltre a momenti di socializzazione e iniziative sul territorio. Un modello integrato che oggi si propone come esperienza replicabile per promuovere la qualità della vita nella terza età.

Il confronto istituzionale, sviluppato nella tavola rotonda finale, ha acceso i riflettori sulla necessità di politiche pubbliche coordinate e strutturali. L’assessora alle Politiche sociali del Comune di Cagliari, Anna Puddu, ha ribadito l’impegno a costruire servizi sempre più aderenti ai bisogni reali, ripensando anche spazi urbani e sociali.

Sulla dimensione territoriale si è soffermata Barbara Pusceddu, sottolineando la complessità di un’area che comprende 70 comuni e la necessità di mettere a sistema le diverse esperienze attraverso un piano metropolitano per l’invecchiamento attivo.

Dal livello regionale, Valter Piscedda ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge dedicato, con una visione che considera gli anziani non come una fascia fragile, ma come una risorsa per il territorio. Tra le proposte: servizio civile per anziani, sostegno agli orti sociali e valorizzazione della trasmissione intergenerazionale di competenze.

Il dibattito ha così evidenziato come la sfida della longevità in Sardegna non riguardi solo il sistema dei servizi sociali, ma l’intero modello di comunità: dalla prevenzione sanitaria all’accessibilità degli spazi, fino alla capacità di contrastare solitudine e isolamento. Con un obiettivo chiaro: trasformare l’invecchiamento da criticità a opportunità, riconoscendo il ruolo attivo degli anziani nella società.

Redazione

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