di Paolo Fedele *
Questa mattina, Domenica delle Palme, 29 marzo 2026, un evento di inaudita gravità ha segnato l’inizio della Settimana Santa a Gerusalemme. Il Patriarcato Latino e la Custodia di Terra Santa hanno denunciato un atto inaccettabile: la Polizia israeliana ha bloccato l’accesso del cardinale Pierbattista Pizzaballa e di padre Francesco Ielpo, OFM, alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Santa Messa.
Questi rappresentanti delle autorità cattoliche in Terra Santa, in un gesto di umiltà, stavano raggiungendo la chiesa in forma privata, senza alcun corteo o ostentazione. Eppure, durante il tragitto, sono stati fermati e costretti a tornare indietro. È un fatto sconcertante: per la prima volta in secoli, ai leader della Chiesa cattolica è stato negato l’accesso a uno dei luoghi più sacri della cristianità durante la Domenica delle Palme, un momento centrale per milioni di fedeli nel mondo.
Questa decisione non è solo un affronto ai diritti di culto, ma un attacco diretto alla sensibilità dei cristiani. Il Santo Sepolcro, simbolo della fede e della memoria cristiana, è stato ridotto a un campo di battaglia per le tensioni geopolitiche. Il Patriarcato e la Custodia parlano giustamente di un precedente inquietante, capace di infliggere una ferita profonda e duratura.
Dalla guerra in corso, i responsabili delle Chiese hanno già mostrato una prudenza esemplare, cancellando eventi pubblici e limitando la partecipazione dei fedeli. Eppure, l’impossibilità per il Patriarca e il Custode di accedere alla Basilica è una decisione manifestamente irragionevole e sproporzionata. Un atto che stride con il rispetto della libertà di culto e dello Status Quo, quell’equilibrio storico che regola la presenza delle comunità religiose nei Luoghi Santi.
Questa azione è un chiaro riflesso della linea politica sionista di Benjamin Netanyahu. Se la comunità internazionale continuerà a tacere di fronte a simili soprusi, non farà altro che avallare violazioni dei diritti umani fondamentali,29 perpetrate in nome di potere e interessi economici. È un degrado che il Papa Leone XIV ha denunciato con vigore a Monaco, e che ora richiede una risposta decisa e inequivocabile da parte di tutti coloro che credono nella giustizia e nella libertà.
* Riceviamo e pubblichiamo
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