Umbria

Perugia. “Prendiamoci cura”: il Rettore Massimiliano Marianelli indica la strada del benessere integrale

Si è conclusa venerdì scorso, nell’Aula Magna dell’Ateneo di Perugia, la Settimana del Cervello Umbria 2026, giunta alla sua decima edizione, con l’incontro dal titolo “Corpo, mente e legami nelle traiettorie del benessere”. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, studiosi e cittadini attorno a una riflessione ampia sul rapporto tra neuroscienze, qualità della vita e trasformazioni sociali.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del Rettore Massimiliano Marianelli e del Vice Sindaco di Perugia Marco Pierini. Nel corso dell’incontro, esperti e docenti hanno affrontato temi cruciali come il rapporto mente-corpo, il trauma, la solitudine nell’era digitale e il ruolo della nutrizione nel benessere complessivo della persona. L’evento è stato arricchito dalla performance musicale dell’Ensemble Quintessenza Italiana, contribuendo a un dialogo tra scienza e cultura.

Di seguito l’intervento integrale del Rettore Massimiliano Marianelli:

Buongiorno a tutte e a tutti,

rivolgo un saluto molto cordiale e un sincero ringraziamento agli organizzatori di questo convegno, ai moderatori, ai relatori, a tutte le persone che hanno lavorato per questa iniziativa e a tutti voi presenti.

Il titolo di questa mattinata è molto bello e molto denso: “Corpo, mente e legami nelle traiettorie del benessere”.
È un titolo che sento molto vicino, perché tiene insieme tre parole che troppo spesso, anche nel nostro tempo, vengono separate: il corpo, la mente, i legami.

E invece proprio da qui, da questo tenere insieme, dobbiamo ripartire.
Perché il benessere non è mai una dimensione puramente individuale, né puramente funzionale, né riducibile a una condizione solo biologica o solo psicologica. Il benessere riguarda la persona nella sua interezza. E questa interezza vive sempre in una trama di relazioni: con sé, con gli altri, con i luoghi, con il proprio tempo, con le istituzioni, con i contesti educativi e di cura.

Nel programma con cui ho assunto il mandato di Rettore ho scelto come parola guida “Prendiamoci cura”. Non come formula generica, ma come criterio di governo, come postura, come stile, come responsabilità. Cura delle persone, cura dei saperi, cura delle relazioni, cura delle istituzioni, cura degli ambienti, cura del bene comune. E dentro questa idea di cura vi è anche una convinzione precisa: l’università deve tornare a essere una comunità, un luogo in cui si custodisce e si accresce ciò che rende umano l’umano.

Per questo considero molto importante un convegno come questo. Non è un tema laterale. Non è un’aggiunta. È qualcosa che tocca il cuore della nostra missione.
Un’università pubblica non può limitarsi a trasmettere competenze o a organizzare percorsi formativi come se la persona fosse divisibile in comparti. Deve invece interrogarsi continuamente su che cosa significhi formare, accompagnare, sostenere, far crescere, creare condizioni di vita buona e di benessere reale dentro una comunità di studio e di ricerca. Nel mio programma ho insistito proprio su questo: sull’università come spazio pubblico di dialogo tra saperi, come luogo che deve rimettere al centro l’unità della persona e la qualità delle relazioni.

C’è poi una categoria che mi sta particolarmente a cuore, e che sento molto presente anche nel titolo di oggi: la categoria del “tra”.
L’università stessa, per come la intendo, è uno spazio del “tra”: tra saperi, tra generazioni, tra ricerca e formazione, tra territorio e visione internazionale, tra competenze specialistiche e domanda di senso. Nel mio programma ho scritto che l’università deve essere luogo del “tra”, luogo di relazioni e dialogo aperto, in cui si alimenti una tensione comune verso il bene.

E proprio in questa prospettiva il corpo non è un elemento secondario.
Anzi, direi che il corpo è il primo “tra”. È il luogo in cui l’umano si manifesta nella sua condizione più concreta: esposto, vulnerabile, limitato, e insieme aperto, capace di conoscenza, di relazione, di trasformazione. Il corpo non è semplicemente ciò che abbiamo davanti come un oggetto; è il primo spazio in cui viviamo il rapporto tra l’ordine del necessario e l’orientamento al bene, tra finitezza e desiderio, tra fragilità e dignità. In questo senso, il corpo non va pensato contro la mente, ma come ciò che rende visibile il carattere incarnato della nostra esperienza umana.

Questo è un punto che considero decisivo anche per una riflessione sul benessere.
Se separiamo il corpo dalla mente, o la mente dai legami, finiamo inevitabilmente per impoverire la comprensione della persona. E quando impoveriamo la comprensione della persona, impoveriamo anche la qualità delle risposte educative, psicologiche, sanitarie, istituzionali.

Nel pensare il corpo come “tra”, emerge anche un altro aspetto fondamentale: il corpo è il luogo in cui si dà la conoscenza come trasformazione. Non conoscenza astratta, non sapere disincarnato, ma conoscenza che passa attraverso l’esperienza, il limite, la prova, l’essere toccati dalla realtà. C’è qui una grande lezione antropologica: la persona non cresce semplicemente accumulando informazioni, ma attraversando relazioni, ferite, apprendimenti, possibilità di armonia. Anche per questo il corpo rinvia non solo al limite, ma alla formazione, all’educazione, alla costruzione di un equilibrio tra le diverse dimensioni dell’umano.

Trovo allora molto significativo che questo convegno tenga insieme approcci differenti e temi diversi: dalla riflessione su mente e corpo al trauma, dalla solitudine nelle traiettorie del benessere psicologico alla cura mentale, dall’alimentazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale ai legami intersoggettivi, fino al tema, così bello, del “tocco gentile” nelle professioni della salute e dell’educazione. Tutto questo ci dice una cosa molto importante: il benessere non è un punto di arrivo statico, ma una traiettoria. E una traiettoria implica movimento, accompagnamento, relazione, responsabilità condivisa.

Nel mio programma ho insistito sul fatto che l’università debba promuovere ascolto, partecipazione, ambienti accoglienti, servizi di supporto, reti di collaborazione con il territorio, attenzione alle fragilità, strumenti concreti per il benessere psicologico e fisico della comunità studentesca e di tutto il personale. Ho parlato di consulenza psicologico-didattica, di laboratori orientati alla resilienza, di tecnologie a servizio della persona, di inclusione come postura reale dell’istituzione. Questo perché il benessere non può essere pensato solo come risposta a un disagio già emerso: deve diventare cultura dell’università, forma dell’abitare i nostri spazi e il nostro tempo.

Per me, allora, prendersi cura significa anche questo: riconoscere che il sapere più rigoroso non è mai separato dalla vita; che il benessere riguarda il modo in cui costruiamo gli ambienti, i linguaggi, i legami; che l’università è tanto più fedele a sé stessa quanto più sa farsi luogo di crescita integrale della persona.

In questo senso il titolo di oggi è anche un programma:
corpo, per ricordarci che l’umano è sempre incarnato;
mente, per ricordarci che non vi è benessere senza coscienza, interiorità, elaborazione;
legami, per ricordarci che nessuno si costruisce da solo e che ogni autentica traiettoria di benessere passa attraverso la qualità delle relazioni.

Ecco perché questa mattinata ha, a mio avviso, un significato che va oltre il pur necessario approfondimento scientifico. È un invito a pensare in modo più alto e più vero la nostra responsabilità educativa, istituzionale e culturale.

Mi auguro allora che questo convegno sia un’occasione feconda di ascolto, confronto e crescita comune. E mi auguro anche che ci aiuti a rendere sempre più concreta, dentro il nostro Ateneo, questa convinzione: che una comunità universitaria cresce davvero solo se sa prendersi cura delle persone, dei loro percorsi, delle loro fragilità, dei loro talenti, dei loro legami.

Vi ringrazio ancora per questa iniziativa e per il lavoro che avete messo in campo.

Buon convegno e buon lavoro a tutte e a tutti.

Redazione

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